“Andrea Ballarin”
“La Padania 22.05.2013”
«Una delle peggiori giornate della storia recente
di Milano». In Consiglio comunale il sindaco Giuliano Pisapia indossa le vesti
di Ponzio Pilato e sui sanguinosi fatti dell'11 maggio crede, lavandosene le
mani, di pulirsi anche un po' la coscienza. Il riferimento del primo cittadino
è al picconatore che ha ammazzato come fossero delle bestie tre esseri umani: «Una
tragedia senza giustificazione», dice il sindaco. Tra le peggiori giornate
della storia recente di Milano, allora, mettiamoci pure anche la data della sua
incoronazione a Palazzo Marino, il primo giugno 2011, anche questa «una
tragedia senza giustificazione». Perché da quel giorno la sicurezza nella City
è venuta meno, prima ancora dei ripetuti delitti, degli assalti alle
orologerie, dei furti, delle sparatorie, degli stupri, dello spaccio
incontrollato di sostanze stupefacenti, di una illegalità diffusa che si è impadronita
di Milano, è venuta meno la sicurezza dal punto di vista ideologico.
Un dramma annunciato, del resto, perché, nel programma elettorale, Pisapia scriveva a chiare lettere nel capitolo dedicato alla legalità e all'etica pubblica che «la polizia locale tornerà ad essere specializzata per le infrazioni ambientali, urbanistiche, nei cantieri, annonarie, da circolazione stradale: non il corpo paramilitare agli ordini di De Corato. Cancellazione delle ordinanze coprifuoco che svuotano strade e piazze e danneggiano le attività commerciali e la convivenza che è sinonimo di vita e non di buio e paura». Su queste basi ideologiche, sul dare le multe per divieto di sosta piuttosto che pattugliare centimetro su centimetro la città a caccia di delinquenti e violentatori, è nata l'epoca Pisapia, dello sfacelo, dell' insicurezza, del terrore. I fatti di sangue a Milano sono all'ordine del giorno, la città andrebbe pattugliata palmo a palmo non per determinare insicurezza, ma per spedire dietro le sbarre i criminali in libertà. I ghisa potrebbero dare una mano, come del resto un intervento eccezionale di qualche corpo militare come avviene con successo in altre città, ma Pisapia la pensa diversamente dicendo, in sostanza, «bene agli agenti, no ai soldati». E comunque, quegli agenti per il sindaco non sono gli uomini della polizia locale, ma quelli destinati dal ministro dell'Interno Angelino Alfano, 140 per l'esattezza. Con i ghisa il sindaco prosegue nella sua proposta elettorale, smantellando lentamente il presidio più importante della città contro la criminalità. Dal primo aprile, infatti, i vigili si sono visti dimezzare la possibilità di straordinario, cancellare i compiti di controllo "anti-movida" alle Colonne di San Lorenzo (ora lo faranno solo dal giovedì alla domenica), saltare le pattuglie che controllavano gli ingressi dell'Area C, ridurre i pattugliamenti ai mercatini a rischio abusivi, come quello di San Donato. E questi sono solo gli ultimi in termini temporali delle moltitudini di esempi possibili. Pisapia insiste: «Non c'è una situazione di emergenza». Parole pericolosissime, che tentano di sminuire un problema reale che, in molti casi, è costato invece la vita ai milanesi. Pisapia annuncia come grande risultato l'adesione alla Federazione Italiana Sicurezza Urbana, l'organizzazione di incontri specifici sulla sicurezza nelle Zone, l'installazione di 274 telecamere. Chiacchiera il sindaco, piazza qualche webcam qua e là. Gli altri sparano, rapinano, lanciano molotov tra la gente, prendono a picconate i ragazzi per la strada, violentano le donne, spacciano droga, aiutano i clandestini a evitare i controlli, estraggono lame taglienti e le infilano nella pancia del primo che passa. Sembra di essere in guerra, si contano feriti e, purtroppo, anche morti. Tanti, troppi. La soluzione? Evitare tagli di milioni di euro alla Sicurezza nel bilancio comunale e - come osservava il segretario nazionale della Lega Lombarda Matteo Salvini il giorno seguente i fatti avvenuti al quartiere Niguarda - «ogni divisa in più corrisponde a un reato in meno». Da qui passano le politiche per la sicurezza, per la tutela dell'incolumità delle persone, per garantire la certezza a migliaia di famiglie milanesi di poter tornare a passeggiare tranquillamente per la città senza l'incubo della criminalità.
Un dramma annunciato, del resto, perché, nel programma elettorale, Pisapia scriveva a chiare lettere nel capitolo dedicato alla legalità e all'etica pubblica che «la polizia locale tornerà ad essere specializzata per le infrazioni ambientali, urbanistiche, nei cantieri, annonarie, da circolazione stradale: non il corpo paramilitare agli ordini di De Corato. Cancellazione delle ordinanze coprifuoco che svuotano strade e piazze e danneggiano le attività commerciali e la convivenza che è sinonimo di vita e non di buio e paura». Su queste basi ideologiche, sul dare le multe per divieto di sosta piuttosto che pattugliare centimetro su centimetro la città a caccia di delinquenti e violentatori, è nata l'epoca Pisapia, dello sfacelo, dell' insicurezza, del terrore. I fatti di sangue a Milano sono all'ordine del giorno, la città andrebbe pattugliata palmo a palmo non per determinare insicurezza, ma per spedire dietro le sbarre i criminali in libertà. I ghisa potrebbero dare una mano, come del resto un intervento eccezionale di qualche corpo militare come avviene con successo in altre città, ma Pisapia la pensa diversamente dicendo, in sostanza, «bene agli agenti, no ai soldati». E comunque, quegli agenti per il sindaco non sono gli uomini della polizia locale, ma quelli destinati dal ministro dell'Interno Angelino Alfano, 140 per l'esattezza. Con i ghisa il sindaco prosegue nella sua proposta elettorale, smantellando lentamente il presidio più importante della città contro la criminalità. Dal primo aprile, infatti, i vigili si sono visti dimezzare la possibilità di straordinario, cancellare i compiti di controllo "anti-movida" alle Colonne di San Lorenzo (ora lo faranno solo dal giovedì alla domenica), saltare le pattuglie che controllavano gli ingressi dell'Area C, ridurre i pattugliamenti ai mercatini a rischio abusivi, come quello di San Donato. E questi sono solo gli ultimi in termini temporali delle moltitudini di esempi possibili. Pisapia insiste: «Non c'è una situazione di emergenza». Parole pericolosissime, che tentano di sminuire un problema reale che, in molti casi, è costato invece la vita ai milanesi. Pisapia annuncia come grande risultato l'adesione alla Federazione Italiana Sicurezza Urbana, l'organizzazione di incontri specifici sulla sicurezza nelle Zone, l'installazione di 274 telecamere. Chiacchiera il sindaco, piazza qualche webcam qua e là. Gli altri sparano, rapinano, lanciano molotov tra la gente, prendono a picconate i ragazzi per la strada, violentano le donne, spacciano droga, aiutano i clandestini a evitare i controlli, estraggono lame taglienti e le infilano nella pancia del primo che passa. Sembra di essere in guerra, si contano feriti e, purtroppo, anche morti. Tanti, troppi. La soluzione? Evitare tagli di milioni di euro alla Sicurezza nel bilancio comunale e - come osservava il segretario nazionale della Lega Lombarda Matteo Salvini il giorno seguente i fatti avvenuti al quartiere Niguarda - «ogni divisa in più corrisponde a un reato in meno». Da qui passano le politiche per la sicurezza, per la tutela dell'incolumità delle persone, per garantire la certezza a migliaia di famiglie milanesi di poter tornare a passeggiare tranquillamente per la città senza l'incubo della criminalità.

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