“Matteo Borghi”
“lintraprendente.it 15.05.2013”
A Roma i grillini discutono di
come tenersi la diaria senza sfigurare di fronte a Beppe,
a Milano Maroni ne promette l’abolizione. «Quella che ho in
mente e che vorrei veder realizzata – ha detto il governatore lombardo a
margine di un intervento sulla riforma dell’Aler – è una riforma che
stabilisca una volta per tutte un’indennità onnicomprensiva per ciascun
consigliere, abolendo così tutti quei tipi di contributi straordinari e risorse
ai gruppi che creano spesso il presupposto per quegli scandali che spesso
vediamo». Anche in Lombardia dove la Corte dei conti ha
contestato oltre un milione di euro di spese sostenute dai
gruppi parlamentari nella scorsa legislatura: partito più “indisciplinato”
proprio la Lega Nord (597.525 euro su 931.925 di spese effettivamente
sostenute, ovvero più della metà). Una situazione un
poi imbarazzante per Maroni che ha spiegato come
il partito abbia già fatto pulizia delle
sue mele marce non ricandidandole alle recenti elezioni. Scope padane
quindi, ma non solo: «l’obiettivo è quello di fornire a ciascuno
uno stipendio che possa essere impiegato per lo svolgimento dell’attività
politica, senza più richieste di ulteriori rimborsi. Tutt’al più
la regione potrà mettere a disposizione delle sale inutilizzare ma
non denaro».
Una proposta che va nel senso di una maggiore trasparenza dell’amministrazione pubblica cui si punta anche tramite la riforma dei cda delle Aler. La soluzione va alla radice del problema costituito dalla natura dei rimborsi accettabili e di quelli che non lo sono: una colazione elettorale nel centro storico di Milano costituisce una forma di attività politica? Le bibite energetiche sì perché permettono al consigliere di lavorare di più mentre la Nutella no, perché fa ingrassare? Domande kafkiane cui si potrebbe arrivare nella valutazione di quali rimborsi sia corretto chiedere e quali no. Maroni, col consueto efficientismo, ha pensato di tagliare il problema alla radice: abolendoli. Cosa che, invece, sembra non abbiano intenzione di fare i parlamentari 5 Stelle romani che, oltre ai 2700 euro netti, vogliono tenersi anche la diaria perché – come ha detto qualcuno – «Dobbiamo mantenerci a Roma. Quei soldi ci spettano». Eh già, e soldi so pochi. Chissà, però, quante famiglie colpite dalla crisi vorrebbero vivere con quasi 3mila euro. Dalla sua la capogruppo alla Camera Roberta Lombardi ha dato il buon esempio spiegando che lei i pranzi e la donna di servizio se li paga da sola. Accidenti, non mette neanche la donna delle pulizie a spese, che si voglia candidare a diventare icona delle massaie con mille euro al mese di stipendio? Insomma pare chiaro, ancora una volta, che dove più c’è critica spesso meno ci sono proposte. Lo si è visto anche nella stessa Lombardia dove i consiglieri del M5S hanno abbandonato il tavolo delle riforme sugli emolumenti, ritenendole troppo morbide. Che si stiano preparando a una proposta alternativa o vogliano continuare a opporsi senza dare un’alternativa credibile? Speriamo la seconda anche se, a vedere quanto (non) fatto finora, faremmo meglio a disperare.
Una proposta che va nel senso di una maggiore trasparenza dell’amministrazione pubblica cui si punta anche tramite la riforma dei cda delle Aler. La soluzione va alla radice del problema costituito dalla natura dei rimborsi accettabili e di quelli che non lo sono: una colazione elettorale nel centro storico di Milano costituisce una forma di attività politica? Le bibite energetiche sì perché permettono al consigliere di lavorare di più mentre la Nutella no, perché fa ingrassare? Domande kafkiane cui si potrebbe arrivare nella valutazione di quali rimborsi sia corretto chiedere e quali no. Maroni, col consueto efficientismo, ha pensato di tagliare il problema alla radice: abolendoli. Cosa che, invece, sembra non abbiano intenzione di fare i parlamentari 5 Stelle romani che, oltre ai 2700 euro netti, vogliono tenersi anche la diaria perché – come ha detto qualcuno – «Dobbiamo mantenerci a Roma. Quei soldi ci spettano». Eh già, e soldi so pochi. Chissà, però, quante famiglie colpite dalla crisi vorrebbero vivere con quasi 3mila euro. Dalla sua la capogruppo alla Camera Roberta Lombardi ha dato il buon esempio spiegando che lei i pranzi e la donna di servizio se li paga da sola. Accidenti, non mette neanche la donna delle pulizie a spese, che si voglia candidare a diventare icona delle massaie con mille euro al mese di stipendio? Insomma pare chiaro, ancora una volta, che dove più c’è critica spesso meno ci sono proposte. Lo si è visto anche nella stessa Lombardia dove i consiglieri del M5S hanno abbandonato il tavolo delle riforme sugli emolumenti, ritenendole troppo morbide. Che si stiano preparando a una proposta alternativa o vogliano continuare a opporsi senza dare un’alternativa credibile? Speriamo la seconda anche se, a vedere quanto (non) fatto finora, faremmo meglio a disperare.

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