“Iva Garibaldi”
“La Padania 01.05.2013”
La Lega Nord è all'opposizione. Anche al Senato, così come alla Camera, il
Carroccio si e astenuto. Il discorso di Letta insomma non ha convinto, manca il
Nord è stata la critica comune, anche se sono state apprezzati gli obiettivi
che l'Esecutivo intende raggiungere sulle riforme. La Convenzione, il percorso comune
per realizzare la revisione della Costituzione
in un anno e mezzo è un progetto che la Lega Nord guarda con interesse. «Diciotto
mesi per fare le riforme col Senato federale è una prospettiva che a noi
interessa - ha sottolineato Roberto Maroni che però ha avvertito: «faremo le
nostre battaglie senza sconti». La Convenzione, insomma, «è un impegno che ha
preso e che apprezziamo, per il quale non abbiamo votato contro». A Letta,
Maroni ha anche espresso la delusione per la mancata citazione della
macroregione e ha anche chiesto di «passare
dalle parole ai fatti», in particolare di «trovare i finanziamenti» per le proposte
formulate. «La Lega Nord ha sempre ribadito,
dal giorno successivo alle elezioni - ha detto in Aula Massimo Bitonci - che il
popolo avesse bisogno di un Governo, un Governo con pieni poteri, un Governo
politico e non un Governo tecnico.
Letta, però nel suo discorso ha illustrato tutte le tematiche che tengono unite le varie coalizioni e partiti, strizzando l'occhio perfino ai Gruppi che avevano dichiarato già il loro voto contrario, ben guardandosi pur tuttavia dall'affrontare i temi più spinosi. Vogliamo capire, ad esempio, cosa ne pensa il presidente Letta delle tematiche legate all'immigrazione, dello ius soli e della paventata cancellazione della Bossi-Fini». Ma la Lega Nord ha apprezzato Letta «quando parla di riduzione del cuneo fiscale, della tassazione sul lavoro, rispetto alla quale potremmo anche suggerire la cancellazione dell'Irap sulle imprese. Non è un caso che tra le nostre proposte figuri la detassazione sull'assunzione dei giovani, la politica fiscale degli incentivi che riguarda la casa e il settore dell'edilizia, settore economico trainante che più di altri ha risentito della crisi economica. La pressione fiscale intanto secondo i recenti dati dell'Istat - è arrivata al 46 per cento ma quella reale supera il 55 per cento, così che i nostri imprenditori (il 40 per cento delle imprese sono al Nord, con più di 600 miliardi di prodotto interno lordo realizzato solo al Nord) lavorano fino a settembre per mantenere questo Stato e solo tre mesi per sé e per le loro famiglie. Finché ci sarà una parte del Paese che produce risorse e una parte che le consuma, noi continueremo a gridare a questo come a una rapina e che questa situazione deve terminare. Una parte consistente delle risorse del territorio, in tutti i territori dal Nord al Sud, deve rimanere nella propria Regione e a favore dei cittadini che hanno generato tali risorse». Bitonci ha però sottolineato che la Lega non può non aderire «alle proposte di accelerare i pagamenti della pubblica amministrazione e di modificare il Patto di stabilità sugli enti locali. È un Patto scellerato, che va modificato tenendo conto però anche della virtuosità degli enti locali, che ha impedito per anni gli investimenti da parte di Comuni, Province e Regioni». Allo stesso modo, «come facciamo a non accogliere positivamente le dichiarazioni sul superamento dell'Imu? Tuttavia bisogna essere precisi. Sarà solo una sospensione a giugno e poi i cittadini dovranno pagarla tutta a dicembre, dato che nel DEF è stata resa permanente, oppure si tratta dell'intera cancellazione della tassazione sulla prima casa, come vorrebbero tutti i cittadini?». Poi c'è la questione della sterilizzazione dell'Iva e dell'Imu «e non dimentichiamo nemmeno la cassa integrazione (2,5 miliardi), il rifinanziamento delle missioni all'estero (1,5 miliardi) e il nodo esodati: 200.000 persone che si sono trovate senza pensione e senza lavoro a causa di una riforma ottusa che non li ha considerati». Il punto politico dunque è presto fatto: «La Lega Nord non ha votato a favore della fiducia. Non l'ha votata perché, pur condividendo le azioni e le proposte, non crede che tutto ciò sia realmente realizzabile. Ci saremmo aspettati pochi punti, ma certi, reali e realizzabili. Ci saremmo aspettati maggiore attenzione per il Nord e alla questione settentrionale». «Per tutte queste ragioni il nostro voto dovrebbe essere non solo non favorevole, ma decisamente contrario. E' pur vero però che abbiamo apprezzato quello che a noi interessa: la carta delle riforme, delle riforme vere, quelle costituzionali che modificano l'assetto dello Stato. Abbiamo apprezzato la proposta della Convenzione per le riforme e del termine che è stata fissato, 18 mesi, per avviarle e concretizzarle: un tempo adeguato che ci porta a voler essere protagonisti di queste riforme. «A noi non interessano le poltrone di governo, anche se ci erano state proposte, non ci interessano le presidenze delle Commissioni di garanzia: questo, rispetto ad altri, lo voglio dire chiaramente. Ci interessano le risposte da dare a quel Nord che governiamo: la distribuzione delle risorse dove vengono prodotte, le infrastrutture, i tagli dei costi della politica, il federalismo fiscale, con l'applicazione dei costi standard, il federalismo istituzionale e le macroregioni, le macroregioni sul modello europeo, in un'Europa moderna che non pensa solo alla moneta unica, al rientro dal deficit e al fiscal compact, un'Europa dei popoli, degli Stati federali, come ha detto lei Presidente, un'Europa che affronti assieme le disuguaglianze economiche e sociali dei Paesi federati e tuteli e valorizzi le autonome locali».
Letta, però nel suo discorso ha illustrato tutte le tematiche che tengono unite le varie coalizioni e partiti, strizzando l'occhio perfino ai Gruppi che avevano dichiarato già il loro voto contrario, ben guardandosi pur tuttavia dall'affrontare i temi più spinosi. Vogliamo capire, ad esempio, cosa ne pensa il presidente Letta delle tematiche legate all'immigrazione, dello ius soli e della paventata cancellazione della Bossi-Fini». Ma la Lega Nord ha apprezzato Letta «quando parla di riduzione del cuneo fiscale, della tassazione sul lavoro, rispetto alla quale potremmo anche suggerire la cancellazione dell'Irap sulle imprese. Non è un caso che tra le nostre proposte figuri la detassazione sull'assunzione dei giovani, la politica fiscale degli incentivi che riguarda la casa e il settore dell'edilizia, settore economico trainante che più di altri ha risentito della crisi economica. La pressione fiscale intanto secondo i recenti dati dell'Istat - è arrivata al 46 per cento ma quella reale supera il 55 per cento, così che i nostri imprenditori (il 40 per cento delle imprese sono al Nord, con più di 600 miliardi di prodotto interno lordo realizzato solo al Nord) lavorano fino a settembre per mantenere questo Stato e solo tre mesi per sé e per le loro famiglie. Finché ci sarà una parte del Paese che produce risorse e una parte che le consuma, noi continueremo a gridare a questo come a una rapina e che questa situazione deve terminare. Una parte consistente delle risorse del territorio, in tutti i territori dal Nord al Sud, deve rimanere nella propria Regione e a favore dei cittadini che hanno generato tali risorse». Bitonci ha però sottolineato che la Lega non può non aderire «alle proposte di accelerare i pagamenti della pubblica amministrazione e di modificare il Patto di stabilità sugli enti locali. È un Patto scellerato, che va modificato tenendo conto però anche della virtuosità degli enti locali, che ha impedito per anni gli investimenti da parte di Comuni, Province e Regioni». Allo stesso modo, «come facciamo a non accogliere positivamente le dichiarazioni sul superamento dell'Imu? Tuttavia bisogna essere precisi. Sarà solo una sospensione a giugno e poi i cittadini dovranno pagarla tutta a dicembre, dato che nel DEF è stata resa permanente, oppure si tratta dell'intera cancellazione della tassazione sulla prima casa, come vorrebbero tutti i cittadini?». Poi c'è la questione della sterilizzazione dell'Iva e dell'Imu «e non dimentichiamo nemmeno la cassa integrazione (2,5 miliardi), il rifinanziamento delle missioni all'estero (1,5 miliardi) e il nodo esodati: 200.000 persone che si sono trovate senza pensione e senza lavoro a causa di una riforma ottusa che non li ha considerati». Il punto politico dunque è presto fatto: «La Lega Nord non ha votato a favore della fiducia. Non l'ha votata perché, pur condividendo le azioni e le proposte, non crede che tutto ciò sia realmente realizzabile. Ci saremmo aspettati pochi punti, ma certi, reali e realizzabili. Ci saremmo aspettati maggiore attenzione per il Nord e alla questione settentrionale». «Per tutte queste ragioni il nostro voto dovrebbe essere non solo non favorevole, ma decisamente contrario. E' pur vero però che abbiamo apprezzato quello che a noi interessa: la carta delle riforme, delle riforme vere, quelle costituzionali che modificano l'assetto dello Stato. Abbiamo apprezzato la proposta della Convenzione per le riforme e del termine che è stata fissato, 18 mesi, per avviarle e concretizzarle: un tempo adeguato che ci porta a voler essere protagonisti di queste riforme. «A noi non interessano le poltrone di governo, anche se ci erano state proposte, non ci interessano le presidenze delle Commissioni di garanzia: questo, rispetto ad altri, lo voglio dire chiaramente. Ci interessano le risposte da dare a quel Nord che governiamo: la distribuzione delle risorse dove vengono prodotte, le infrastrutture, i tagli dei costi della politica, il federalismo fiscale, con l'applicazione dei costi standard, il federalismo istituzionale e le macroregioni, le macroregioni sul modello europeo, in un'Europa moderna che non pensa solo alla moneta unica, al rientro dal deficit e al fiscal compact, un'Europa dei popoli, degli Stati federali, come ha detto lei Presidente, un'Europa che affronti assieme le disuguaglianze economiche e sociali dei Paesi federati e tuteli e valorizzi le autonome locali».

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