“Igor Iezzi”
“La Padania 31.05.2013”
Un costo
mensile per la manutenzione e l'assistenza di 60mila euro per un totale di
oltre un milione e mezzo di euro. Tanto costa il campo nomadi della vergogna
che Giuliano Pisapia vuole costruire in via Lombroso, vicino
all'ortomercato. Uno scandalo, pagato con i soldi dei milanesi che avrebbero
dovuto essere destinati agli sgomberi. L'ennesimo regalo della giunta arancione
dopo le villette con tanto di arredamento consegnate ai nomadi di via Martirano
e dopo la proposta di riservare le caserme del capoluogo lombardo
all'accoglienza di rom e sinti. «Cittadini che due anni fa si sono astenuti o
non hanno votato Lega si chiedano se il loro non voto sia valso a qualcosa e se
il sindaco Pisapia sia un buon sindaco. Secondo
me non lo è». Matteo Salvini è duro con il primo cittadino meneghino.
Ieri la Lega Nord di Milano ha organizzato una manifestazione con sopralluogo nel
campo della vergogna. «Credo che un milione e mezzo di euro per dare un tetto a
150 rom sia una presa in giro da parte del comune di Milano nei confronti dei
cittadini». La gente del quartiere, ha osservato il
leader lumbard «è preoccupata. Alcuni sono disoccupati altri in attesa di
sfratto e si chiedono perché ai Rom viene data una casa con addirittura l'aria
condizionata e a loro no». Per questi motivi dalla Lega arriva un netto stop.
«La Regione - ha rincarato la dose Salvini - non deve dare fondi ai Comuni che li utilizzano in questo modo, ma deve destinarli a quelli che lavorano meglio e che stanziano denaro per mettere in sicurezza i campi, per le telecamere e per i cittadini che vivono fuori dal campo». «Il Comune di Milano ha disarmato i vigili, quando la Lega era in Comune - ha concluso l'esponete del Carroccio - i rom erano ridotti a poco di più di mille, ora sono triplicati». L'area dove sorgerà il campo è di proprietà della Sogemi, la società che gestisce l'Ortomercato di Milano e diventerà, usando le definizioni spacciate dalla giunta milanese, un «centro di emergenza sociale», un villaggio attrezzato con container dotati di tutti i comfort e strutture temporanee che accoglierà rom, senza dimora. A gestirlo è la Protezione civile, su mandato del Comune di Milano. Da giugno al centro arriveranno i primi "ospiti": 150 rom sgomberati da via Dione Cassio che finora sono stati accolti in un centro analogo, in via Barzaghi. Potranno restare 40 giorni, rinnovabili per quattro volte. La folle idea del Comune è che dopo diventino indipendenti, con una casa e un lavoro. «I percorsi d'inserimento durano al massimo due anni - ha commentato nei giorni scorsi l'assessore alla sicurezza e alla coesione sociale Marco Granelli, durante una visita al campo per presentarlo ai giornalist. Per noi la strada principale è la casa, ma siamo aperti anche ad altre soluzioni, come le autocostruzioni, purché non siano una fotocopia dei campi». Ma le brutte sorprese sono solo all'inizio. Infatti se per la prima emergenza i posti non mancano, il problema sta nel passo successivo: «Ad oggi il terzo settore ha a disposizione 200 appartamenti - ha proseguito Marco Granelli - ma dobbiamo lavorare per trovarne altri». Anche le case popolari finiranno ai nomadi? Sembra proprio di sì. «L'assessore alla sicurezza di Milano ha aperto le porte del nuovo campo nomadi di via Lombroso per presentarlo ai giornalisti. Domani saranno però i nomadi ad aprire le case dei cittadini. I milanesi - hanno replicato dalla segreteria provinciale della Lega - hanno già detto cosa pensano, quel campo non lo vogliono».
«La Regione - ha rincarato la dose Salvini - non deve dare fondi ai Comuni che li utilizzano in questo modo, ma deve destinarli a quelli che lavorano meglio e che stanziano denaro per mettere in sicurezza i campi, per le telecamere e per i cittadini che vivono fuori dal campo». «Il Comune di Milano ha disarmato i vigili, quando la Lega era in Comune - ha concluso l'esponete del Carroccio - i rom erano ridotti a poco di più di mille, ora sono triplicati». L'area dove sorgerà il campo è di proprietà della Sogemi, la società che gestisce l'Ortomercato di Milano e diventerà, usando le definizioni spacciate dalla giunta milanese, un «centro di emergenza sociale», un villaggio attrezzato con container dotati di tutti i comfort e strutture temporanee che accoglierà rom, senza dimora. A gestirlo è la Protezione civile, su mandato del Comune di Milano. Da giugno al centro arriveranno i primi "ospiti": 150 rom sgomberati da via Dione Cassio che finora sono stati accolti in un centro analogo, in via Barzaghi. Potranno restare 40 giorni, rinnovabili per quattro volte. La folle idea del Comune è che dopo diventino indipendenti, con una casa e un lavoro. «I percorsi d'inserimento durano al massimo due anni - ha commentato nei giorni scorsi l'assessore alla sicurezza e alla coesione sociale Marco Granelli, durante una visita al campo per presentarlo ai giornalist. Per noi la strada principale è la casa, ma siamo aperti anche ad altre soluzioni, come le autocostruzioni, purché non siano una fotocopia dei campi». Ma le brutte sorprese sono solo all'inizio. Infatti se per la prima emergenza i posti non mancano, il problema sta nel passo successivo: «Ad oggi il terzo settore ha a disposizione 200 appartamenti - ha proseguito Marco Granelli - ma dobbiamo lavorare per trovarne altri». Anche le case popolari finiranno ai nomadi? Sembra proprio di sì. «L'assessore alla sicurezza di Milano ha aperto le porte del nuovo campo nomadi di via Lombroso per presentarlo ai giornalisti. Domani saranno però i nomadi ad aprire le case dei cittadini. I milanesi - hanno replicato dalla segreteria provinciale della Lega - hanno già detto cosa pensano, quel campo non lo vogliono».

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