“Matteo Borghi”
“lintraprendente.it 28.05.2013”
Sono i sindaci del “triangolo industriale” del Nord-ovest eppure – a favorire famiglie e imprese produttive – non ci pensano nemmeno per sbaglio. Giuliano Pisapia, Piero Fassino e Marco Doria sono a buon diritto nel palmarès dei primi cittadini più tassaioli d’Italia, almeno per quanto riguarda le grandi città: eppur non si accontentano e continuano a passare il proprio tempo (scommettiamo anche quello libero) a ideare nuovi balzelli. L’ultima uscita è proprio del sindaco di Genova Doria che, nonostante un’aliquota Imu sulla prima casa più alta del normale (0,5% contro lo 0,4% standard) è alle prese con un bel buco di bilancio. E dove si vanno a prendere? Tagliando sprechi, privilegi e costi della macchina burocratica? Certo che no, perché impegnarsi quando la soluzione è semplice e alla portata di tutti. «Colleghi – ha detto solennemente presentando l’idea ai consiglieri di maggioranza – stiamo parlando della necessità di recuperare tra i 30 e i 40 milioni di euro di buco.
L’unica soluzione, nell’immediato, è quella di seguire l’esempio di Milano, aumentando l’Imu sulla prima casa, nel nostro caso, dal 5 al 6 per mille. Un’azione che secondo i nostri calcoli vale, da sola, 27 milioni». Come a dire: dov’è il problema? Basta seguire le orme dell’amministrazione arancione di Pisapia e portare l’aliquota Imu sulla prima casa allo 0,6%. Così se il governo abolirà l’Imu rimborserà più soldi al Comune, sennò la pagheranno i cittadini facendo qualche sacrificio in più: poca roba, rispetto a tutti quelli che già fanno. Fassino a Torino, invece, che – per finanziare una spesa pubblica corpulenta (incluso il super stipendio del suo portavoce), il problema dei suoi colleghi non ce l’ha avendo già portato, da tempo, l’aliquota sulla prima casa allo 0,57% praticamente a un soffio dal limite. C’è da pensare comunque che, prima o poi, adeguerà l’aliquota ai livelli delle altre due punte del “triangolo”. Tornando a Genova qualcuno si è anche chiesto come faccia Doria a non introitare abbastanza Imu con una classificazione catastale assurda che considera nella categoria «A1» (immobili di lusso) ben 4.398 appartamenti. Una cifra impressionante se paragonata col dato italiano complessivo: 23.974. facendo le proporzioni sul territorio comunale di Genova (243 chilometri quadrati di estensione, 608mila abitanti,) si trova poco meno di un quinto degli immobili di lusso di tutta Italia (301mila chilometri quadrati e 51 milioni di abitanti). Un quinto di immobili su 1/85esimo di popolazione e addirittura meno di un millesimo di superficie. Non arriveremmo a quel numero di immobili di lusso neanche se Genova fosse come Montecarlo. Ma Genova – e lo può testimoniare chi abbia mai fatto un giro nei suoi modesti carruggi – non è certo Montecarlo. Insomma qualcosa non va come ha fatto notare, nel corso di una seduta del consiglio comunale, Stefano Balleari (PdL) facendo notare che «molti di questi immobili si trovano in zone che solo molti anni fa potevano godere di un certo prestigio, come Sampierdarena» invitando il sindaco a rivedere le rendite catastali in modo che nessuno paghi di più del valore dell’immobile. Doria avrà accolto l’idea? Dalle ultime dichiarazioni sull’Imu ci permettiamo di dubitarne.
L’unica soluzione, nell’immediato, è quella di seguire l’esempio di Milano, aumentando l’Imu sulla prima casa, nel nostro caso, dal 5 al 6 per mille. Un’azione che secondo i nostri calcoli vale, da sola, 27 milioni». Come a dire: dov’è il problema? Basta seguire le orme dell’amministrazione arancione di Pisapia e portare l’aliquota Imu sulla prima casa allo 0,6%. Così se il governo abolirà l’Imu rimborserà più soldi al Comune, sennò la pagheranno i cittadini facendo qualche sacrificio in più: poca roba, rispetto a tutti quelli che già fanno. Fassino a Torino, invece, che – per finanziare una spesa pubblica corpulenta (incluso il super stipendio del suo portavoce), il problema dei suoi colleghi non ce l’ha avendo già portato, da tempo, l’aliquota sulla prima casa allo 0,57% praticamente a un soffio dal limite. C’è da pensare comunque che, prima o poi, adeguerà l’aliquota ai livelli delle altre due punte del “triangolo”. Tornando a Genova qualcuno si è anche chiesto come faccia Doria a non introitare abbastanza Imu con una classificazione catastale assurda che considera nella categoria «A1» (immobili di lusso) ben 4.398 appartamenti. Una cifra impressionante se paragonata col dato italiano complessivo: 23.974. facendo le proporzioni sul territorio comunale di Genova (243 chilometri quadrati di estensione, 608mila abitanti,) si trova poco meno di un quinto degli immobili di lusso di tutta Italia (301mila chilometri quadrati e 51 milioni di abitanti). Un quinto di immobili su 1/85esimo di popolazione e addirittura meno di un millesimo di superficie. Non arriveremmo a quel numero di immobili di lusso neanche se Genova fosse come Montecarlo. Ma Genova – e lo può testimoniare chi abbia mai fatto un giro nei suoi modesti carruggi – non è certo Montecarlo. Insomma qualcosa non va come ha fatto notare, nel corso di una seduta del consiglio comunale, Stefano Balleari (PdL) facendo notare che «molti di questi immobili si trovano in zone che solo molti anni fa potevano godere di un certo prestigio, come Sampierdarena» invitando il sindaco a rivedere le rendite catastali in modo che nessuno paghi di più del valore dell’immobile. Doria avrà accolto l’idea? Dalle ultime dichiarazioni sull’Imu ci permettiamo di dubitarne.

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