martedì 23 aprile 2013

Serravalle: Corte Conti contesta danno erariale di 100 mln a Penati

"Libero.it 


MILANO (MF-DJ)--La Procura della Corte dei Conti della regione Lombardia ha emesso inviti a dedurre nei confronti dell'ex presidente della provincia di Milano, Filippo Luigi Penati, del Segretario Generale Antonino Princiotta e di 8 membri della relativa Giunta Provinciale, con cui si contesta un danno erariale  superiore a 100 milioni di euro in merito all'operazione di acquisizione del pacchetto azionario di Serravalle. Le attivita' investigative, coordinate e dirette dal Procuratore Regionale Antonio Caruso, dai Sostituti  Procuratori Adriano Gribaudo e Luigi d'Angelo e condotte dalla Guardia di Finanza di Milano, si legge in una nota, hanno consentito l'accertamento di un danno erariale connesso ad una sopravvalutazione del prezzo  unitario delle azioni acquisite dalla Provincia, ben al di sopra del reale valore di mercato, nonche' un danno per il deprezzamento del controvalore del pacchetto azionario detenuto dal Comune di Milano nella stessa societa'. Tra i destinatari delle imputazioni erariali vi sono anche gli amministratori della societa' Asam, societa' controllata dalla Provincia, di cui l'ente locale si servi' per il perfezionamento della compravendita delle citate azioni dal Gruppo Gavio. 
Tutto ruota intorno al 15% della società che gestisce l’autostrada Milano-Genova: Gavio compra all’inizio del 2004 le azioni a 2,9 euro, ma riesce incredibilmente a venderle diciotto mesi dopo alla Provincia di Milano a 8,9 euro l’una. L’opposizione in Provincia e il Comune di Milano, socio di minoranza guidato da Gabriele Albertini, insorgono e si rivolgono alla Corte dei Conti. Polemiche, accuse incrociate, sospetti. Passano gli anni, e nel maggio 2010 il viceprocuratore contabile della Lombardia Paolo Evangelista scrive preoccupato al sindaco di Milano e al successore di Penati Guido Podestà: «La prescrizione si sta avvicinando, dovete avviare un’azione amministrativa per chiedere il risarcimento». Insieme alla richiesta, il magistrato allega parole di fuoco sull’operazione voluta da Penati: «È priva di qualsiasi utilità e configura i profili di danno erariale». L’ipotesi è quella di una voragine di 76,4 milioni di euro, ovvero la differenza tra il prezzo pagato dalla Provincia e il valore stabilito dall’advisor di Serravalle (6 euro ad azione). Davanti all’ultimatum, la Moratti e Podestà decidono di «mettere in mora» la giunta Penati, chiedendo ai giudici di certificare il danno per la Provincia e la svalutazione del pacchetto di minoranza di Palazzo Marino (18%). Risultato: in caso di condanna, ora toccherà alla vecchia giunta rossa scucire i soldi. Tanti, tantissimi soldi. L’atto incriminato viene approvato il 29 luglio 2005, quando la giunta provinciale decide di cedere in pegno le proprie azioni di Serravalle a Banca Intesa, incaricata di finanziare l’acquisto da parte della società controllata Asam delle azioni del gruppo Gavio. Nessuna delibera in consiglio, nessun dibattito, nessun emendamento. Quel giorno, seduti accanto a Filippo Penati, ci sono altri sette assessori che firmano il famigerato documento. Dal vicepresidente Alberto Mattioli all’assessore comunista al Territorio Pietro Mezzi; dall’esponente di Rifondazione Giansandro Barzaghi al socialista Alberto Grancini. In pratica, ognuno di loro potrebbe essere costretto a pagare quasi dieci milioni di euro.

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