“Simone Girardin”
“La Padania 04.04.2013”
Il
presidente della Camera, Laura Boldrini, «nella sua qualità di presidente
del Parlamento in seduta comune, provvederà lunedì 15 aprile a diramare la
convocazione prevista dal secondo comma
dell'art. 85 della Costituzione per l'elezione del nuovo capo dello Stato {il settennato di Napolitano
termina il 15 maggio, ndr)». Lo fa sa pere direttamente la stessa Boldrini tramite una nota della presidenza della
Camera. «Su invito del presidente della Repubblica e sentito il presidente del Senato - si legge - la seduta del
Parlamento, integrato dai delegati regionali, potrà avere luogo già a partire
da giovedì 18 aprile, confidando che gli
adempimenti relativi alla designazione da parte delle Regioni dei propri delegati
si svolgano con la massima tempestività».
Per quanto concerne il Friuli-Venezia Giulia, il cui Consiglio regionale è in corso
di rinnovo, Boldrini ricorda che, come avvenuto
in altre analoghe occasioni, il consiglio uscente ha già provveduto alle
designazioni. Intanto continua il totonomine. Per la Lega ieri si è sbilanciato
l'assessore al Bilancio della Lombardia, Massimo Garavaglia che, intervistato
da Radio Radicale, alla domanda se la Bonino potesse arrivare al Quirinale, ha risposto:
«Potrebbe anche essere». «Il Capo dello Stato dovrebbe essere una figura super partes,
non proveniente dallo schieramento di sinistra», ha aggiunto il senatore leghista.
«E' importante che sia una figura realmente super partes. L'errore che la sinistra ha fatto alla Camera - lo dico togliendomi la giacchetta della Lega - è stato quello di imporre una figura di ultrasinistra alla Camera», ha concluso Garavaglia. Di sicuro il Carroccio «non si presterà a scambi sul Quirinale, ma vuole un nuovo presidente della Repubblica imparziale, di garanzia per tutti». A sostenerlo il capogruppo al Senato, Massimo Bitonci. «A noi – annota l'esponente veneto – non interessano i giochini di Palazzo, né facciamo scambi o trattative sottobanco. Ci interessa un Presidente della Repubblica che sia imparziale, garante di tutti i cittadini e tutte le forze politiche». «In questa fase politica la priorità resta dare un governo politico al Paese - conclude Bitonci - che sia in grado di dare risposte alla crisi economica e che sia un valido interlocutore per il Nord». E se Bersani promette una larga condivisione sul nome del successore di Napolitano, il Pdl, per bocca del loro capogruppo al Senato, Renato Schifani, rivendica «di potere esprimere, questa volta, una terna di nomi, espressione del centrodestra, dato che per una questione di casualità storico-politica ci siamo trovati sempre ad eleggere il presidente della Repubblica quando eravamo all'opposizione». «Sarebbe - conclude Schifani - il giusto riconoscimento a una grande area politica che ha governato il Paese dieci degli ultimi venti anni».
«E' importante che sia una figura realmente super partes. L'errore che la sinistra ha fatto alla Camera - lo dico togliendomi la giacchetta della Lega - è stato quello di imporre una figura di ultrasinistra alla Camera», ha concluso Garavaglia. Di sicuro il Carroccio «non si presterà a scambi sul Quirinale, ma vuole un nuovo presidente della Repubblica imparziale, di garanzia per tutti». A sostenerlo il capogruppo al Senato, Massimo Bitonci. «A noi – annota l'esponente veneto – non interessano i giochini di Palazzo, né facciamo scambi o trattative sottobanco. Ci interessa un Presidente della Repubblica che sia imparziale, garante di tutti i cittadini e tutte le forze politiche». «In questa fase politica la priorità resta dare un governo politico al Paese - conclude Bitonci - che sia in grado di dare risposte alla crisi economica e che sia un valido interlocutore per il Nord». E se Bersani promette una larga condivisione sul nome del successore di Napolitano, il Pdl, per bocca del loro capogruppo al Senato, Renato Schifani, rivendica «di potere esprimere, questa volta, una terna di nomi, espressione del centrodestra, dato che per una questione di casualità storico-politica ci siamo trovati sempre ad eleggere il presidente della Repubblica quando eravamo all'opposizione». «Sarebbe - conclude Schifani - il giusto riconoscimento a una grande area politica che ha governato il Paese dieci degli ultimi venti anni».

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