martedì 30 aprile 2013

"Preiti uno di noi" A Padova scritte inneggiano al folle che si dice pentito


“La Padania 30.04.2013”

«Cosa ho fatto? Non lo so. Non lo so spiegare». E' il ritornello che Luigi Preiti ripete agli agenti che lo sorvegliano. L'uomo  che domenica ha sparato ai due carabinieri davanti a Palazzo Chigi, proprio mentre il Governo giurava, è rinchiuso nel carcere romano di Rebibbia e controllato a vista. Il suo avvocato dice che è pentito, molto depresso e che piange in continuazione. Ha chiesto delle condizioni di salute dei due carabinieri ai quali ha sparato, uno dei quali è in gravi condizioni, ha chiesto un paio di occhiali per leggere, ha chiesto di vedere suo figlio. Quel figlio che, dice, non era più in grado di mantenere e che, forse, è all'origine del suo gesto di follia. Che follia non è, secondo i magistrati, ma lucida premeditazione. La famiglia lo ha difeso fin da subito, a cominciare dal fratello che a meno di un'ora dalla sparatoria si affrettava a ripetere che non è pazzo. Da Rosarno (RC), dove Luigi era tornato a vivere in casa dei genitori, la sorella ripete: «Siamo tutti distrutti per quel che è successo, ma mio fratello è una persona perbene».
L'inchiesta prosegue: sembra accertato che Preiti abbia agito da solo ma ancora ci sono molte cose da chiarire, come per esempio il motivo per cui aveva con sé, oltre alla pistola delle punte di trapano. Lui dice che voleva fare un gesto eclatante e sparare ai politici, ma non convince: non sa spiegare da chi ha comprato l'arma, dice di aver preso cocaina nell'ultimo periodo, ma non chi gli ha dato i soldi per acquistarla, ripete di aver fatto uso di ansiolitici, ma il suo racconto è contradditorio; e poi ha mirato al collo e alle gambe dei militari, dimostrando abilità con le armi e la consapevolezza di doveva colpire le zone non protette dai giubbotti antiproiettile. Poi si giustifica: «Ma non lo capite? Quello che ho fatto è il segno di quello che sta accadendo nel nostro Paese». Senza lavoro, separato, e, si dice anche, con la pericolosa passione per il videopoker. Ma soprattutto disperato; il rischio è che Luigi Preiti, incarni la disperazione di molti. E infatti ieri a Padova è apparsa una scritta "Preiti uno di noi, pagherete caro". Scritta che, secondo Massimo Bitonci, capogruppo della Lega Nord al Senato, è il sintomo di una situazione che potrebbe degenerare, tanto più che Padova si è rive lata negli anni città focolaio di pericolose derive estremiste e sovversive. «Abbiamo già espresso e con fermiamo la più ferma condanna per l'attentato compiuto a Roma che non può avere alcuna giustificazione soprattutto in un Paese democratico. Né possono essere tollerate espressioni di solidarietà di alcun tipo nei confronti di chi compie reati tanto odiosi ed efferati. Chiediamo la massima allerta affinché anche nella città di Padova non si sottovalutino le rivendicazioni derubricandole a sfogo in risposta alla crisi economica che  ha messo in ginocchio le famiglie di tutto il Paese».

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