“Il Cittadino 19.04.2013”
Occhi puntati dalla Germania sull’ex chimica Saronio di Riozzo. La radio bilingue, tedesca e italiana, degli italiani di Colonia, ha parlato di Riozzo in un servizio tutto dedicato alle “miniere di veleni” italiane realizzato dalla giornalista Cristina Artoni. Il podcast (funkhauseuropa.de/sendungen/radio_colonia/rc_il_tema) è ancora raggiungibile dal sito del consigliere provinciale e comunale melegnanese Pietro Mezzi, uno degli intervistati dalla giornalista della città sul Reno. Il servizio dura circa quattro minuti e comprende opinioni dello storico dell’Italia contemporanea Angelo Del Boca, di Edoardo Bai, già dirigente dell’Asl 2 Melegnano, oggi responsabile scientifico di Legambiente, e di Fabrizio Gemetti, esponente del Coordinamento nazionale per la bonifica dei siti militari. Le espressioni usate non sprecano diplomazia e parlano senza giri di parole di «armi chimiche» prodotte fino al 1944 anche alla Saronio. L’indagine si apre a un tema più ampio della questione locale, ma fa comunque parecchi riferimenti allo stabilimento che dal 1941 al penultimo anno di guerra fu classificato come «fabbrica di colori e chimica offensiva» : cioè (anche) unità produttiva per l’esercito.
I documenti portano scritto «area produzione gas nebbiogeno e oleum». Nel 1944 proprio i tedeschi sfruttarono le ultime energie del sito riozzese continuando la produzione bellica e deportando (questo però Radio Colonia non lo dice) 27 operai melegnanesi nei campi di lavoro in Germania. Oggi il proprietario è l’esercito italiano, quindi il ministero della Difesa. Le interviste a un certo punto affermano testualmente (intervento di Edoardo Bai), che «i casi di cancro alla vescica nella zona di Cerro e Melegnano risultano due volte e mezzo sopra la norma». In seguito lo storico Del Boca rievoca il barbaro uso di armi chimiche da parte del fascismo durante la guerra di Etiopia nel 1935 e nel 1936. Ancora Bai definisce la falda presso la Saronio «una delle peggiori di Lombardia». Infine Mezzi ribadisce come «da anni si deve fare chiarezza sull’ex fabbrica bellica. L’operazione è complessa per la vastità del sito ma deve essere portata a termine. Da anni con raccolte di firme, interrogazioni e interpellanze chiedo che le autorità sanitarie e ambientali della nostra regione stabiliscano l’entità effettiva delle contaminazioni, permettendo che l’area una volta bonificata diventi pubblica». Marco Sassi, sindaco di Cerro, aggiunge un nuovo elemento: «L’ultima conferenza di servizi a marzo ha evidenziato il problema della completa accessibilità dell’area perché Edison, l’erede Saronio, possa bonificarla ammesso che il Consiglio di Stato stabilisca che tocca a Edison farlo. In altri termini, se non si abbattono alcuni capannoni diventano difficili anche i carotaggi»
I documenti portano scritto «area produzione gas nebbiogeno e oleum». Nel 1944 proprio i tedeschi sfruttarono le ultime energie del sito riozzese continuando la produzione bellica e deportando (questo però Radio Colonia non lo dice) 27 operai melegnanesi nei campi di lavoro in Germania. Oggi il proprietario è l’esercito italiano, quindi il ministero della Difesa. Le interviste a un certo punto affermano testualmente (intervento di Edoardo Bai), che «i casi di cancro alla vescica nella zona di Cerro e Melegnano risultano due volte e mezzo sopra la norma». In seguito lo storico Del Boca rievoca il barbaro uso di armi chimiche da parte del fascismo durante la guerra di Etiopia nel 1935 e nel 1936. Ancora Bai definisce la falda presso la Saronio «una delle peggiori di Lombardia». Infine Mezzi ribadisce come «da anni si deve fare chiarezza sull’ex fabbrica bellica. L’operazione è complessa per la vastità del sito ma deve essere portata a termine. Da anni con raccolte di firme, interrogazioni e interpellanze chiedo che le autorità sanitarie e ambientali della nostra regione stabiliscano l’entità effettiva delle contaminazioni, permettendo che l’area una volta bonificata diventi pubblica». Marco Sassi, sindaco di Cerro, aggiunge un nuovo elemento: «L’ultima conferenza di servizi a marzo ha evidenziato il problema della completa accessibilità dell’area perché Edison, l’erede Saronio, possa bonificarla ammesso che il Consiglio di Stato stabilisca che tocca a Edison farlo. In altri termini, se non si abbattono alcuni capannoni diventano difficili anche i carotaggi»

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