“Iva
Garibaldi”
“La Padania 29.03.2013”
Pierluigi
Bersani non ce l'ha fatta. L'incarico di premier ormai è sfumato. Affonda
peggio del Titanic il tentativo arrogante del segretario Pd di fare un Governo senza aver
vinto le elezioni e senza nemmeno accettare la collaborazione offerta in maniera responsabile anche dalla Lega Nord. E
l'unica preoccupazione di Bersani, fino all'ultimo, sembra essere solo quella di sottolineare che da parte sua non c'è stata
nessuna rinuncia dato che nominalmente è ancora il presidente incaricato. Il capo dello Stato però, a differenza dello
smacchiatore di giaguari mancato, concretamente assume su di sé la
responsabilità di un nuovo giro di
colloqui da fare in tempi record. Inizia oggi alle 11 con la delegazione Lega e
Pdl per poi proseguire nel pomeriggio con
il M5S e di seguito gli altri partiti. Chiude la giornata il Pd alle 18. Alle
consultazioni con il presidente della Repubblica
la delegazione leghista sarà composta dal segretario Roberto Maroni e
dai capigruppo Giancarlo Giorgetti e Massimo
Bitonci.
Un piglio, quello di Napolitano che alla Lega non dispiace affatto dopo che il presidente incaricato ha perso solo tempo e non ha voluto rendersi conto della situazione dando la colpa solo all'indisponibilità dei grillini. E invece il segretario del pd dovrebbe prima di tutto guardare in casa propria dove abita una frangia ben nutrita che ormai lo osteggia e lo sfida apertamente. Dopo un colloquio molto lungo, durato più di un'ora, con il presidente Giorgio Napolitano al quale ha riferito l'esito di una settimana di consultazioni con i partiti, il segretario del Pd ha dovuto ammettere che una maggioranza in Parlamento non ce l'ha. Il verdetto è lapidario ed è affidato al segretario genera le del Quirinale Donato Marra: "Il Presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano, ha ricevuto questo pomeriggio al palazzo del Quirinale l'on Pier Luigi Bersani, che gli ha riferito l'esito delle consultazioni svolte a seguito dell'incarico conferitogli lo scorso 22 marzo, consultazioni il cui esito non è stato risolutivo. Il Presidente della Repubblica si è riservato di prendere senza indugio iniziative che gli consentano di accertare personalmente gli sviluppi possibili del quadro politico istituzionale". Dopo l'umiliante ultima supplica ai grillini in diretta streaming, Bersani ha dovuto arrendersi alla realtà. I numeri per fare un Governo non ce li ha. E' il fallimento del suo arrogante progetto: niente scouting tra i senatori del M5S, aveva puntato tutto su di loro il segretario democratico. E' dunque finita così nella maniera più scontata, con una fumata nera. «Era una conclusione scontata di una trattativa iniziata con presupposti sbagliati. Quando si nega l'evidenza e cioè che tutte le forze politiche hanno la stessa dignità allora questa è l'unica cosa possibile che può accadere, un fallimento». Giacomo Stucchi vicesegretario della Lega commenta a caldo le parole del segretario del Colle Donato Marra che ha annunciato la nuova fase per la formazione del Governo. «Bersani ha chiuso la porta in faccia a chi invece era pronto a collaborare, cioè noi della Lega e il Pdl. C'è stata una pregiudiziale anti Berlusconi fortissima e ingiustificata. Ovvero la cocciuta volontà di non accettare la collaborazione di forze politiche che responsabilmente erano e sono pronte a collaborare». Stucchi precisa pure che «non è assolutamente vero che ci fosse uno scambio tra Governo e Quirinale. Solo un'invenzione. Penso invece che al contrario bisogna fare scelte sensate e condivise, nessuno però ha avanzato pretese». Bersani è affondato «perché ha avuto la convinzione di essere superiore politicamente e moralmente, una convinzione che non che non sta da nessuna parte». La decisione del capo dello Stato di fare in un solo giorno le consultazioni «è certamente il modo migliore per individuare velocemente una nuova figura che sia in grado di trovare una soluzione condivisa e si riesca così a partire con il piede giusto». «Sapevamo di questo risultato già una settimana fa - incalza Massimo Bitonci - Era opportuno che Bersani si facesse da parte perché non aveva i numeri. Una cosa evidentissima fin da subito». «Certo non è una notizia che ci fa piacere perché il paese è in crisi. Il rammarico, dopo aver ascoltato in commissione le audizioni dei ministri e la conferma che siamo in presenza di gravi dati economici con una disoccupazione crescente e diminuzione del Pil, è certamente grande. Buttare al vento dieci giorni è stato un grave errore del partito democratico e di Bersani. E quando si parla di senso di responsabilità il Pd è davvero lontanissimo: il Partito democratico non ha vinto le elezioni, e avrebbe dovuto rendersi conto come ha detto più volte Napolitano, che l'unica via d'uscita sia il modello olandese con una coalizione che porti avanti il progetto di su per amento della crisi e quelle grandi riforme che possono essere fatte solo da un governo di larga maggioranza dove si condividono insieme scelte importati strutturali e riforme». In mattinata Roberto Maroni aveva parlato in maniera molto chiara: «Lega e Pdl aspettano le decisioni del segretario del Pd, Pier Luigi Bersani sulla possibilità di formare un governo, poi decideremo di conseguenza». Il segretario del Carroccio ha pure ricordato la pausa di riflessione che lo stesso Bersani aveva chiesto e ottenuto: «L'altro ieri Bersani si era preso 48 ore di tempo che scadono oggi - ha spiegato Maroni - sono curioso di vedere che decisione prenderà, poi agiremo di conseguenza». Maroni ha ribadito che «sta a Bersani decidere se vuole formare un governo o rimettere il mandato». Il segretario federale della Lega Nord ha ricordato che «abbiamo detto a Bersani le nostre opinioni e le nostre condizioni. Lui sa cosa vogliamo e parlo al plurale perché parlo come Lega e Pdl». La soluzione, come ripetuto più volte dai vertici della Lega, può solo essere un Governo politico, non certo tecnico dopo i guasti del Governo Monti. «Un Governo però - avverte Gianni fava - che non può essere di larghe intese ma solo di coalizione». Che non è la stessa cosa, come spiega il neo assessore lombardo: «Un governo di larghe intese è di fatto un esecutivo a tempo che decide solo su specifici punti e poi traghetta il paese a un nuovo voto. Una soluzione che francamente non ci appassiona perché noi abbiamo auspicato un Governo forte, interlocutore autorevole per il nostro progetto di macroregione». «Per questo - prosegue Fava - la soluzione può anche passare per un Governo di coalizione, anche larga ma che faccia quel che serve in questo momento delicatissimo per il Paese. Non possiamo pensare che la priorità sia la legge elettorale. Servono norme per la modifica del patto di stabilità in favore degli enti locali virtuosi». Attacca a muso duro anche il Pdl: «L'ostinazione di Bersani - dice Renato Schifani - ha fatto perdere tempo prezioso al Paese e alla soluzione dei suoi problemi». Per Renato Brunetta «le uniche preclusioni che abbiamo visto sono state quelle di Bersani, frutto della sua non volontà di non riconoscere il risultato elettorale». Oggi si volta pagina e si spera di arrivare in fretta a un governo stabile.
Un piglio, quello di Napolitano che alla Lega non dispiace affatto dopo che il presidente incaricato ha perso solo tempo e non ha voluto rendersi conto della situazione dando la colpa solo all'indisponibilità dei grillini. E invece il segretario del pd dovrebbe prima di tutto guardare in casa propria dove abita una frangia ben nutrita che ormai lo osteggia e lo sfida apertamente. Dopo un colloquio molto lungo, durato più di un'ora, con il presidente Giorgio Napolitano al quale ha riferito l'esito di una settimana di consultazioni con i partiti, il segretario del Pd ha dovuto ammettere che una maggioranza in Parlamento non ce l'ha. Il verdetto è lapidario ed è affidato al segretario genera le del Quirinale Donato Marra: "Il Presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano, ha ricevuto questo pomeriggio al palazzo del Quirinale l'on Pier Luigi Bersani, che gli ha riferito l'esito delle consultazioni svolte a seguito dell'incarico conferitogli lo scorso 22 marzo, consultazioni il cui esito non è stato risolutivo. Il Presidente della Repubblica si è riservato di prendere senza indugio iniziative che gli consentano di accertare personalmente gli sviluppi possibili del quadro politico istituzionale". Dopo l'umiliante ultima supplica ai grillini in diretta streaming, Bersani ha dovuto arrendersi alla realtà. I numeri per fare un Governo non ce li ha. E' il fallimento del suo arrogante progetto: niente scouting tra i senatori del M5S, aveva puntato tutto su di loro il segretario democratico. E' dunque finita così nella maniera più scontata, con una fumata nera. «Era una conclusione scontata di una trattativa iniziata con presupposti sbagliati. Quando si nega l'evidenza e cioè che tutte le forze politiche hanno la stessa dignità allora questa è l'unica cosa possibile che può accadere, un fallimento». Giacomo Stucchi vicesegretario della Lega commenta a caldo le parole del segretario del Colle Donato Marra che ha annunciato la nuova fase per la formazione del Governo. «Bersani ha chiuso la porta in faccia a chi invece era pronto a collaborare, cioè noi della Lega e il Pdl. C'è stata una pregiudiziale anti Berlusconi fortissima e ingiustificata. Ovvero la cocciuta volontà di non accettare la collaborazione di forze politiche che responsabilmente erano e sono pronte a collaborare». Stucchi precisa pure che «non è assolutamente vero che ci fosse uno scambio tra Governo e Quirinale. Solo un'invenzione. Penso invece che al contrario bisogna fare scelte sensate e condivise, nessuno però ha avanzato pretese». Bersani è affondato «perché ha avuto la convinzione di essere superiore politicamente e moralmente, una convinzione che non che non sta da nessuna parte». La decisione del capo dello Stato di fare in un solo giorno le consultazioni «è certamente il modo migliore per individuare velocemente una nuova figura che sia in grado di trovare una soluzione condivisa e si riesca così a partire con il piede giusto». «Sapevamo di questo risultato già una settimana fa - incalza Massimo Bitonci - Era opportuno che Bersani si facesse da parte perché non aveva i numeri. Una cosa evidentissima fin da subito». «Certo non è una notizia che ci fa piacere perché il paese è in crisi. Il rammarico, dopo aver ascoltato in commissione le audizioni dei ministri e la conferma che siamo in presenza di gravi dati economici con una disoccupazione crescente e diminuzione del Pil, è certamente grande. Buttare al vento dieci giorni è stato un grave errore del partito democratico e di Bersani. E quando si parla di senso di responsabilità il Pd è davvero lontanissimo: il Partito democratico non ha vinto le elezioni, e avrebbe dovuto rendersi conto come ha detto più volte Napolitano, che l'unica via d'uscita sia il modello olandese con una coalizione che porti avanti il progetto di su per amento della crisi e quelle grandi riforme che possono essere fatte solo da un governo di larga maggioranza dove si condividono insieme scelte importati strutturali e riforme». In mattinata Roberto Maroni aveva parlato in maniera molto chiara: «Lega e Pdl aspettano le decisioni del segretario del Pd, Pier Luigi Bersani sulla possibilità di formare un governo, poi decideremo di conseguenza». Il segretario del Carroccio ha pure ricordato la pausa di riflessione che lo stesso Bersani aveva chiesto e ottenuto: «L'altro ieri Bersani si era preso 48 ore di tempo che scadono oggi - ha spiegato Maroni - sono curioso di vedere che decisione prenderà, poi agiremo di conseguenza». Maroni ha ribadito che «sta a Bersani decidere se vuole formare un governo o rimettere il mandato». Il segretario federale della Lega Nord ha ricordato che «abbiamo detto a Bersani le nostre opinioni e le nostre condizioni. Lui sa cosa vogliamo e parlo al plurale perché parlo come Lega e Pdl». La soluzione, come ripetuto più volte dai vertici della Lega, può solo essere un Governo politico, non certo tecnico dopo i guasti del Governo Monti. «Un Governo però - avverte Gianni fava - che non può essere di larghe intese ma solo di coalizione». Che non è la stessa cosa, come spiega il neo assessore lombardo: «Un governo di larghe intese è di fatto un esecutivo a tempo che decide solo su specifici punti e poi traghetta il paese a un nuovo voto. Una soluzione che francamente non ci appassiona perché noi abbiamo auspicato un Governo forte, interlocutore autorevole per il nostro progetto di macroregione». «Per questo - prosegue Fava - la soluzione può anche passare per un Governo di coalizione, anche larga ma che faccia quel che serve in questo momento delicatissimo per il Paese. Non possiamo pensare che la priorità sia la legge elettorale. Servono norme per la modifica del patto di stabilità in favore degli enti locali virtuosi». Attacca a muso duro anche il Pdl: «L'ostinazione di Bersani - dice Renato Schifani - ha fatto perdere tempo prezioso al Paese e alla soluzione dei suoi problemi». Per Renato Brunetta «le uniche preclusioni che abbiamo visto sono state quelle di Bersani, frutto della sua non volontà di non riconoscere il risultato elettorale». Oggi si volta pagina e si spera di arrivare in fretta a un governo stabile.

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