lunedì 25 marzo 2013

«Così lo Stato uccide le imprese: aprano i rubinetti o salta tutto»


“Simone Girardin”
“La Padania 24-25.03.2013”

Spiega bene Massimiliano Fedriga, parlamentare della Lega: «O le banche aprono i rubinetti, si riduce la tassazione e i  Comuni iniziano a pagare i fornitori, oppure qui crolla tutto». Proprio non ci sono alternative? «Personalmente non ne  vedo. Ma scusi...». Prego. «Prendiamo il Patto di stabilità interno». Ecco appunto: soldi fermi e aziende che chiudono. «Proprio così. Noi come Lega siamo sempre stati coerenti. Siamo stati i primi a segnalare l'anomalia del patto e abbiamo  lavorato per alleggerirlo. Oggi va eliminato per i Comuni virtuosi. Tra l'altro l'attuale sistema è palesemente anti- economico». In che senso, scusi? «Molte aziende hanno chiuso o chiuderanno per mancati pagamenti da parte della  pubblica amministrazione che per ragioni di bilancio non può spendere quei soldi. Sebbene i lavori siano già stati appaltati  ed eseguiti. Questo significa gente che perde il lavoro, ammortizzatori sociali, imprese al collasso che non possono più  pagare tasse e dipendenti. Allora è chiaro che il non fare costa di più del fare». Mettiamo che alla fine tutto rimane invariato; che il governo non liberi le risorse: che cosa succederà? «Fallisce il Paese. Non ci sono più alternative.
Siamo  davanti a uno Stato che sta facendo morire l'economia del proprio Paese. Assurdo». Quindi? «I Comuni e le Province  sforino il patto. Hanno i soldi fermi. Aprano il portafogli e paghino. O qui chiude tutto. Certo poi anche le banche devono  tornare a fare le banche. E in fretta. Poi sa una cosa...». No, quale? «Chissà perché i soldi per il Monte dei Paschi li hanno tirati fuori: 4 miliardi di euro, mica noccioline. E per l'Ilva? Idem. E per i buchi della Regione Sicilia? Altri 900 milioni di euro. Il Nord paga per tutti. Da noi le aziende tirano giù la saracinesca perché gli enti locali non possono pagare i fornitori mentre lo Stato copre i disastri degli altri». L'idea di regionalizzare debito pubblico? «Guardi, sarebbe bastato applicare il federalismo fiscale, i costi standard: son lì pronti nel cassetto. E oggi forse non ci sarebbe nemmeno questo duro  sentimento verso la politica». Resta il dramma del lavoro: troppi, tanti disoccupati. «Le faccio una premessa: la riforma Fornero sul lavoro è un disastro. Solo risultati negativi. Ma anche la migliore riforma del lavoro possibile oggi sarebbe  inutile se non mettiamo le aziende nelle condizioni di ripartire. Come? Garantendo investimenti e diminuendo la  tassazione. La Macroregione e il 75% delle tasse vanno in questa direzione. La sfida si chiama fiscalità di  vantaggio. Ma come si può - mi chiedo - lavorare e essere competitivi se a casa nostra la pressione fiscale complessiva è al 68% mentre in Slovenia al 34% e in Austria il 50%». Il mondo delle imprese vi chiede rapidità. «Vero. Nessuno pretende l'assistenzialismo. Ma di poter lavorare. Ci chiedono una tassazione giusta, ma anche accesso al credito e pagamento dei fornitori da parte della pubblica amministrazione. Lo ripeto: se non si riparte da qui e subito, crolla tutto». Come crede andrà a finire il tentativo di Bersani di formare un nuovo Governo? «Il leader del Pd mi sembra  confuso. La vedo difficile. Come Lega siamo ben consapevoli dell'importanza di avere un governo che sia interlocutore  del Nord». Non sarebbe meglio andare a votare? «Non lo so. Vedremo nei prossimi giorni cosa accadrà. Vedo però troppi interessi di partito e meno per quelli del mondo del lavoro e delle famiglie, vere priorità da affrontare». Di sicuro tra un  mese si voterà per la sua Regione: il Friuli Venezia Giulia. Un pronostico? «Credo che Tondo ce la farà. Il governo Monti ci ha messo in ginocchio. E se perdiamo il treno della Macroregione, perdiamo tutto. Vincere significa invece poter azzerare l'irap e molto altro. Allora sì che la musica può cambiare». 

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