“Simone
Girardin”
“La Padania 24-25.03.2013”
Spiega
bene Massimiliano Fedriga, parlamentare della Lega: «O le banche aprono
i rubinetti, si riduce la tassazione e i Comuni iniziano a pagare i fornitori, oppure qui
crolla tutto». Proprio non ci sono alternative? «Personalmente non ne vedo. Ma scusi...». Prego. «Prendiamo
il Patto di stabilità interno». Ecco
appunto: soldi fermi e aziende che chiudono. «Proprio così. Noi come Lega
siamo sempre stati coerenti. Siamo stati i primi a segnalare l'anomalia del
patto e abbiamo lavorato per
alleggerirlo. Oggi va eliminato per i Comuni virtuosi. Tra l'altro l'attuale
sistema è palesemente anti- economico». In che senso, scusi? «Molte
aziende hanno chiuso o chiuderanno per mancati pagamenti da parte della pubblica amministrazione che per ragioni di bilancio
non può spendere quei soldi. Sebbene i lavori siano già stati appaltati ed eseguiti. Questo significa gente che perde
il lavoro, ammortizzatori sociali, imprese al collasso che non possono più pagare tasse e dipendenti. Allora è chiaro che
il non fare costa di più del fare». Mettiamo che alla fine tutto rimane invariato;
che il governo non liberi le risorse: che cosa succederà? «Fallisce il
Paese. Non ci sono più alternative.
Siamo davanti a uno Stato che sta facendo morire l'economia del proprio Paese. Assurdo». Quindi? «I Comuni e le Province sforino il patto. Hanno i soldi fermi. Aprano il portafogli e paghino. O qui chiude tutto. Certo poi anche le banche devono tornare a fare le banche. E in fretta. Poi sa una cosa...». No, quale? «Chissà perché i soldi per il Monte dei Paschi li hanno tirati fuori: 4 miliardi di euro, mica noccioline. E per l'Ilva? Idem. E per i buchi della Regione Sicilia? Altri 900 milioni di euro. Il Nord paga per tutti. Da noi le aziende tirano giù la saracinesca perché gli enti locali non possono pagare i fornitori mentre lo Stato copre i disastri degli altri». L'idea di regionalizzare debito pubblico? «Guardi, sarebbe bastato applicare il federalismo fiscale, i costi standard: son lì pronti nel cassetto. E oggi forse non ci sarebbe nemmeno questo duro sentimento verso la politica». Resta il dramma del lavoro: troppi, tanti disoccupati. «Le faccio una premessa: la riforma Fornero sul lavoro è un disastro. Solo risultati negativi. Ma anche la migliore riforma del lavoro possibile oggi sarebbe inutile se non mettiamo le aziende nelle condizioni di ripartire. Come? Garantendo investimenti e diminuendo la tassazione. La Macroregione e il 75% delle tasse vanno in questa direzione. La sfida si chiama fiscalità di vantaggio. Ma come si può - mi chiedo - lavorare e essere competitivi se a casa nostra la pressione fiscale complessiva è al 68% mentre in Slovenia al 34% e in Austria il 50%». Il mondo delle imprese vi chiede rapidità. «Vero. Nessuno pretende l'assistenzialismo. Ma di poter lavorare. Ci chiedono una tassazione giusta, ma anche accesso al credito e pagamento dei fornitori da parte della pubblica amministrazione. Lo ripeto: se non si riparte da qui e subito, crolla tutto». Come crede andrà a finire il tentativo di Bersani di formare un nuovo Governo? «Il leader del Pd mi sembra confuso. La vedo difficile. Come Lega siamo ben consapevoli dell'importanza di avere un governo che sia interlocutore del Nord». Non sarebbe meglio andare a votare? «Non lo so. Vedremo nei prossimi giorni cosa accadrà. Vedo però troppi interessi di partito e meno per quelli del mondo del lavoro e delle famiglie, vere priorità da affrontare». Di sicuro tra un mese si voterà per la sua Regione: il Friuli Venezia Giulia. Un pronostico? «Credo che Tondo ce la farà. Il governo Monti ci ha messo in ginocchio. E se perdiamo il treno della Macroregione, perdiamo tutto. Vincere significa invece poter azzerare l'irap e molto altro. Allora sì che la musica può cambiare».
Siamo davanti a uno Stato che sta facendo morire l'economia del proprio Paese. Assurdo». Quindi? «I Comuni e le Province sforino il patto. Hanno i soldi fermi. Aprano il portafogli e paghino. O qui chiude tutto. Certo poi anche le banche devono tornare a fare le banche. E in fretta. Poi sa una cosa...». No, quale? «Chissà perché i soldi per il Monte dei Paschi li hanno tirati fuori: 4 miliardi di euro, mica noccioline. E per l'Ilva? Idem. E per i buchi della Regione Sicilia? Altri 900 milioni di euro. Il Nord paga per tutti. Da noi le aziende tirano giù la saracinesca perché gli enti locali non possono pagare i fornitori mentre lo Stato copre i disastri degli altri». L'idea di regionalizzare debito pubblico? «Guardi, sarebbe bastato applicare il federalismo fiscale, i costi standard: son lì pronti nel cassetto. E oggi forse non ci sarebbe nemmeno questo duro sentimento verso la politica». Resta il dramma del lavoro: troppi, tanti disoccupati. «Le faccio una premessa: la riforma Fornero sul lavoro è un disastro. Solo risultati negativi. Ma anche la migliore riforma del lavoro possibile oggi sarebbe inutile se non mettiamo le aziende nelle condizioni di ripartire. Come? Garantendo investimenti e diminuendo la tassazione. La Macroregione e il 75% delle tasse vanno in questa direzione. La sfida si chiama fiscalità di vantaggio. Ma come si può - mi chiedo - lavorare e essere competitivi se a casa nostra la pressione fiscale complessiva è al 68% mentre in Slovenia al 34% e in Austria il 50%». Il mondo delle imprese vi chiede rapidità. «Vero. Nessuno pretende l'assistenzialismo. Ma di poter lavorare. Ci chiedono una tassazione giusta, ma anche accesso al credito e pagamento dei fornitori da parte della pubblica amministrazione. Lo ripeto: se non si riparte da qui e subito, crolla tutto». Come crede andrà a finire il tentativo di Bersani di formare un nuovo Governo? «Il leader del Pd mi sembra confuso. La vedo difficile. Come Lega siamo ben consapevoli dell'importanza di avere un governo che sia interlocutore del Nord». Non sarebbe meglio andare a votare? «Non lo so. Vedremo nei prossimi giorni cosa accadrà. Vedo però troppi interessi di partito e meno per quelli del mondo del lavoro e delle famiglie, vere priorità da affrontare». Di sicuro tra un mese si voterà per la sua Regione: il Friuli Venezia Giulia. Un pronostico? «Credo che Tondo ce la farà. Il governo Monti ci ha messo in ginocchio. E se perdiamo il treno della Macroregione, perdiamo tutto. Vincere significa invece poter azzerare l'irap e molto altro. Allora sì che la musica può cambiare».

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