“Alessandro Zuin”
“Il Corriere 07.02.2013”
VENEZIA—Presidente
Luca Zaia, la campagna elettorale si è infiammata con una rincorsa forsennata a
chi promette di più: che effetto le fa, da amministratore pubblico? «Mi pare evidente che usciremo da
questa campagna tutti pieni di soldi come nababbi. Saremo più ricchi, pagheremo
pochissime tasse e avremo privilegi degni del sultano del Brunei». Messaggio
ricevuto. Giusto per fare un esempio, lei come si colloca rispetto alla
promessa berlusconiana di abolire l’Imu sulla prima casa e restituire quella
pagata nel 2012? È tra quanti pensano che l’abbia sparata grossa, come il suo
segretario Flavio Tosi, oppure tra i possibilisti? «Su questo argomento voglio
ragionare senza preconcetti o pregiudizi sui leader politici da cui proviene la
proposta. Io penso che su un tema come l’Imu, o Ici che dir si voglia, un
leghista non dovrebbe neanche discutere, se non altro per coerenza: va tolta e
basta. Abbiamo fatto campagna per mesi contro l’Imu, abbiamo stampato migliaia
di manifesti per abolirla, che ora lo dica Berlusconi per me non cambia nulla.
Anzi, mi indigno con il Cavaliere perché si è appropriato di una nostra idea e
occupa spazi che abbiamo lasciato liberi. Perché non mi risulta che la Lega nel
frattempo abbia cambiato idea, giusto? A buon intenditore....». Ma la
restituzione di quella già versata nel 2012 è un provvedimento sostenibile
sotto il profilo finanziario?«Secondo la mia conoscenza dei conti pubblici,
sono assolutamente sicuro che ci sono sprechi tali da pareggiare il rimborso
dell’Imu e molto di più. Sono 4 miliardi di euro...»
Come il valore del prestito pubblico a Mps, oppure, come avverte la Corte dei Conti, come l’importo delle multe che l’Italia ha dovuto pagare per lo sforamento delle quote latte. A causa della Lega Nord, accusa il premier Monti. «Alt. Su questo ho parecchio da dire. È vero, la multa complessiva è di 4,4 miliardi, ma c’è una scorrettezza di fondo: quella di chi parla avendo letto soltanto la premessa e non la relazione intera della Corte». E cosa dice la relazione? «Dice che 2,2 miliardi di multe risalgono a prima degli anni Novanta, quando la Lega non esisteva sulla scena politica nazionale. E dice che Zaia, ministro dell’Agricoltura, ha fatto approvare una legge, vistata dalla Comunità Europea, che impone il pagamento rateizzato delle multe, annullando tutto il contenzioso. E ricorda, ancora, che il sottoscritto ha fatto fare un’indagine dai carabinieri, depositata presso le procure competenti, nella quale si dice che i numeri del latte, sui quali si basavano le multe, erano tutti sbagliati. Monti e compagnia si leggano per bene quella relazione, prima di accusare». A proposito di Monti: il premier uscente è venuto in Veneto e ha fatto campagna tosta, quasi aggressiva per il suo stile, soprattutto nei confronti di Lega e Pdl. Sorpreso? «Riconosco a Monti di essere una persona sicuramente preparata, e proprio per questo lo giustifico meno. I veneti dovrebbero chiedergli come può continuare a tagliare e a chiedere sacrifici quando, se soltanto applicasse i criteri della spesa pubblica che adottiamo noi in Veneto, risparmierebbe 28 miliardi di euro. Ma avete un’idea di cosa sono 28 miliardi? Sono più di un terzo del debito pubblico italiano». Faccia qualche esempio, per cortesia. «Il premier Monti spieghi ai veneti come mai qui paghiamo una siringa per i nostri ospedali 6 centesimi e altrove costa quattro volte tanto. E come mai un pasto in ospedale costa in Sicilia tra i 60 e gli 80 euro, roba da ristorante stellato, mentre da noi viene 6,5 euro. Cito dati del ministero della Salute, non della Regione Veneto. Anche in questo, Monti ha rivelato il suo atteggiamento da curatore fallimentare del Paese. E passerà alla storia come il premier che poteva cambiare le cose e invece ha legittimato gli sprechi del Sud. Io non lo attacco per dovere d’ufficio, come fanno tanti leghisti: lo sfido su questo terreno». Tra le altre cose, Monti ha ribadito che il suo disegno è togliere poteri alle Regioni per ricondurli allo Stato centrale, poiché le Regioni avrebbero dimostrato di usarli male. Come replica? «Mi sembra il venerdì che si lamenta del giovedì. Che vada a dirle alle Regioni del Sud certe cose, non certo al Veneto. Ma attenzione, il progetto di Monti non è centralista: è dirigista, il che è anche peggio. Ragiona come quelli che, in altre epoche e ad altre latitudini, facevano i piani quinquennali per stabilire quante patate si dovevano produrre e si disinteressavano se, nel frattempo, le persone morivano di fame. Una visione assolutamente anacronistica». E adesso, presidente, si sbilanci: come finiranno queste elezioni? «Siamo alla fine di un ciclo politico ventennale, penso che sia ragionevole e umano attendersi che i cittadini si interroghino e votino per un cambiamento. Però stiamo tutti attenti alle ondate di populismo: i Bossi, i Di Pietro, i Fini e prima ancora i Segni sono stati osannati dal popolo e dal popolo abbattuti. Adesso diamo il 20% a Grillo e poi cosa facciamo? Ci sono tanti buoni amministratori, da una parte e dall’altra, bisogna saperli riconoscere e valutare secondo criteri meritocratici. Altrimenti, rimarremo sempre il paese di piazzale Loreto».
Come il valore del prestito pubblico a Mps, oppure, come avverte la Corte dei Conti, come l’importo delle multe che l’Italia ha dovuto pagare per lo sforamento delle quote latte. A causa della Lega Nord, accusa il premier Monti. «Alt. Su questo ho parecchio da dire. È vero, la multa complessiva è di 4,4 miliardi, ma c’è una scorrettezza di fondo: quella di chi parla avendo letto soltanto la premessa e non la relazione intera della Corte». E cosa dice la relazione? «Dice che 2,2 miliardi di multe risalgono a prima degli anni Novanta, quando la Lega non esisteva sulla scena politica nazionale. E dice che Zaia, ministro dell’Agricoltura, ha fatto approvare una legge, vistata dalla Comunità Europea, che impone il pagamento rateizzato delle multe, annullando tutto il contenzioso. E ricorda, ancora, che il sottoscritto ha fatto fare un’indagine dai carabinieri, depositata presso le procure competenti, nella quale si dice che i numeri del latte, sui quali si basavano le multe, erano tutti sbagliati. Monti e compagnia si leggano per bene quella relazione, prima di accusare». A proposito di Monti: il premier uscente è venuto in Veneto e ha fatto campagna tosta, quasi aggressiva per il suo stile, soprattutto nei confronti di Lega e Pdl. Sorpreso? «Riconosco a Monti di essere una persona sicuramente preparata, e proprio per questo lo giustifico meno. I veneti dovrebbero chiedergli come può continuare a tagliare e a chiedere sacrifici quando, se soltanto applicasse i criteri della spesa pubblica che adottiamo noi in Veneto, risparmierebbe 28 miliardi di euro. Ma avete un’idea di cosa sono 28 miliardi? Sono più di un terzo del debito pubblico italiano». Faccia qualche esempio, per cortesia. «Il premier Monti spieghi ai veneti come mai qui paghiamo una siringa per i nostri ospedali 6 centesimi e altrove costa quattro volte tanto. E come mai un pasto in ospedale costa in Sicilia tra i 60 e gli 80 euro, roba da ristorante stellato, mentre da noi viene 6,5 euro. Cito dati del ministero della Salute, non della Regione Veneto. Anche in questo, Monti ha rivelato il suo atteggiamento da curatore fallimentare del Paese. E passerà alla storia come il premier che poteva cambiare le cose e invece ha legittimato gli sprechi del Sud. Io non lo attacco per dovere d’ufficio, come fanno tanti leghisti: lo sfido su questo terreno». Tra le altre cose, Monti ha ribadito che il suo disegno è togliere poteri alle Regioni per ricondurli allo Stato centrale, poiché le Regioni avrebbero dimostrato di usarli male. Come replica? «Mi sembra il venerdì che si lamenta del giovedì. Che vada a dirle alle Regioni del Sud certe cose, non certo al Veneto. Ma attenzione, il progetto di Monti non è centralista: è dirigista, il che è anche peggio. Ragiona come quelli che, in altre epoche e ad altre latitudini, facevano i piani quinquennali per stabilire quante patate si dovevano produrre e si disinteressavano se, nel frattempo, le persone morivano di fame. Una visione assolutamente anacronistica». E adesso, presidente, si sbilanci: come finiranno queste elezioni? «Siamo alla fine di un ciclo politico ventennale, penso che sia ragionevole e umano attendersi che i cittadini si interroghino e votino per un cambiamento. Però stiamo tutti attenti alle ondate di populismo: i Bossi, i Di Pietro, i Fini e prima ancora i Segni sono stati osannati dal popolo e dal popolo abbattuti. Adesso diamo il 20% a Grillo e poi cosa facciamo? Ci sono tanti buoni amministratori, da una parte e dall’altra, bisogna saperli riconoscere e valutare secondo criteri meritocratici. Altrimenti, rimarremo sempre il paese di piazzale Loreto».

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