"Il Cittadino 05.02.2012"
Sono le 21.20 quando per il popolo dei lumbard affluito in piazza Italia si manifesta la grande delusione: dal palco, l’onorevole di zona Marco Rondini annuncia che Roberto Maroni non verrà. Il leader del Carroccio e del centrodestra in corsa per le regionali, fiaccato dalla febbre, all’ultimo momento ha annullato il comizio sangiulianese. Quel che dal microfono non viene specificato, è che mentre affezionati e simpatizzanti lo attendono in piazza, Maroni è a poche centinaia di metri di distanza: nella trattoria “Osteria del Borgo”, di Borgolombardo, per una cena con alcuni militanti, già prevista per il post dell’incontro pubblico. A sostituire il pezzo forte mancato, gli interventi di Rondini, del consigliere regionale uscente Jari Colla e di Stefano Dornetti, ex consigliere di San Giuliano. Davanti a loro, alla base del palco, il popolo leghista cittadino: un centinaio di persone, raccolte a capannelli nella gelida atmosfera invernale. Età medio-alta, qualche famiglia, diverse bandiere, tanto verde. Alcuni sfoggiano cappello e foulard in rigoroso colore padano, con inscalfibile orgoglio militante. «A Maroni evidentemente San Giuliano non piace, e ha ragione: San Giuliano fa schifo, ma quel che fa ancora più schifo è quello che hanno creato con Genia: una voragine che ci divora il futuro» si scaglia Dornetti. A seguire, nel giro di interventi, prese di posizione anti-Monti e anti-Berlusconi.
Da pochi metri dal palco, c’è chi si scalda: «Criticate Berlusconi, ma siete ancora lì con lui... perché? Per la poltrona!». Si prosegue per una mezz’ora, sul leitmotiv del punto chiave della campagna “La Lombardia in testa”: «Le nostre tasse devono rimanere qui. Siamo stanchi di lavorare dieci, dodici, quattordici ore al giorno e vedere i nostri soldi spesi a centinaia di chilometri di distanza».Per la vittoria a palazzo Lombardia, la situazione è quanto mai in bilico, con il candidato di centrosinistra Umberto Ambrosoli in leggerissimo, irrisorio vantaggio. La sortita di ieri sera avrebbe assunto un valore simbolico non trascurabile, svolgendosi nell’unica cittadina del Sudmilano che, dalla nascita dell’Italia repubblicana, ha stabilmente fatto segnare maggioranze di sinistra e centrosinistra. Nulla meglio di un contesto di crisi può scompaginare le carte in tavola, e offrire il braccio per una campagna che possa spostare qualche voto. Se non ci si fosse messo il disappunto, ieri sera, a sovrastare la ricetta dei lumbard.
Da pochi metri dal palco, c’è chi si scalda: «Criticate Berlusconi, ma siete ancora lì con lui... perché? Per la poltrona!». Si prosegue per una mezz’ora, sul leitmotiv del punto chiave della campagna “La Lombardia in testa”: «Le nostre tasse devono rimanere qui. Siamo stanchi di lavorare dieci, dodici, quattordici ore al giorno e vedere i nostri soldi spesi a centinaia di chilometri di distanza».Per la vittoria a palazzo Lombardia, la situazione è quanto mai in bilico, con il candidato di centrosinistra Umberto Ambrosoli in leggerissimo, irrisorio vantaggio. La sortita di ieri sera avrebbe assunto un valore simbolico non trascurabile, svolgendosi nell’unica cittadina del Sudmilano che, dalla nascita dell’Italia repubblicana, ha stabilmente fatto segnare maggioranze di sinistra e centrosinistra. Nulla meglio di un contesto di crisi può scompaginare le carte in tavola, e offrire il braccio per una campagna che possa spostare qualche voto. Se non ci si fosse messo il disappunto, ieri sera, a sovrastare la ricetta dei lumbard.

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