“Simone Boiocchi”
“La Padania 08.02.2013”
Appuntamento
alle ore 8.30 davanti ai cancelli della Ra i di Corso Sempione a Milano.
L'occasione è ghiotta: il confronto tra i
candidati alla carica di governatore della Regione Lombardia registrato di buon
mattino e andato in onda sul Tg3 regionale nelle prime ore del pomeriggio. Nonostante
i due gradi e l'aria gelida che a quell'ora taglia il viso una donna si ferma a
guardare. Chiede incuriosita che cosa
stia succedendo visto il continuo via vai di telecamere e di forze dell'ordine.
Poi si ferma e aspetta. Pochi minuti e la sua attesa è premiata. Arriva il
primo candidato: Umberto Ambrosoli. Ma Alessia, così si chiama la giovane mamma milanese non lo
riconosce. Va un po' meglio con il secondo: Gabriele Albertini. «Quello
è l'ex sindaco?» chiede. Poi è la volta
di Carlo Maria Pinardi, candidato di Fare per Fermare il declino che non
solo non è stato riconosciuto da Alessia, ma nemmeno dalle ragazze della
portineria Rai.... Manca poco alle 9, la giovane mamma deve andare e il freddo si fa sentire. Meglio
entrare e attendere gli altri all'interno. Quello che è accaduto alle porte della
Rai però non è un caso isolato e di qui
a poco ne avremo la riconferma analizzando programmi e contenuti.
All'interno del centro di produzione di corso Sempione la temperatura è un 'altra, in confronto al gelo esterno sembra di essere ai Caraibi e anche le poltrone della saletta riservata ai giornalisti "esterni" sembrano comodissime. Ma il tempo stringe e allora, via al confronto. Solo Roberto Maroni e Gabriele Albertini, seduti uno al fianco dell'altro, non indossano sulla giacca il simbolo del partito o della coalizione che li sostiene. Gli altri, hanno scelto di presentarsi con spilloni enormi che rappresentano il simbolo sul quale si auspicano che gli elettori traccino un segno. Una scelta da prima Repubblica che di certo non "premia" e anzi, infastidisce. Poi si entra nel vivo: expo, trasporti... E alla domanda sui costi della politica e sulle spese del Consiglio e della Giunta, Maroni è l'unico a rispondere chiaro: «Da Governatore abolirò la legge che, oltre all'indennità, lascia ai consiglieri anche il rimborso delle spese. Non ha senso». Poi, taglia corto: «La questione non è solo questa - spiega – quanto quella delle infiltrazioni mafiose. Quella mafia e quella criminalità che da ministro degli Interni ho combattuto e che voglio combattere anche in Regione». Ribatte Silvia Carcano del Movimento 5 stelle: «I nostri consiglieri si autolimiteranno lo stipendio a 2.500 euro netti circa ». bene, andiamo avanti. Poi tocca all'Expo, quella che la candidata del Movimento 5 Stelle non vuole realizzare per lasciare le terre all'agricoltura e assicurare un futuro nei campi ai disoccupati. «Su Expo 2015 - spiega Maroni - siamo pronti a scommettere e lavoreremo affinché rappresenti occasione di rilancio e sviluppo. Quello che è importante - aggiunge - non è solo il pre, ma anche il post Expo. Per questo vogliamo aprire un tavolo non solo limitato all'Expo in quanto tale, ma riferito anche a quello che sarà di quell'area negli anni successivi». Anche Albert ini sostiene l'Expo spiegando che «non è una partita da chiudere ma da accelerare» mentre Carlo Maria Pinardi, liquida la questione con la proposta di nominare un commissario tecnico e non politico, e «investire da subito sui lavori e i contenuti di Expo». Quanto ai lavori, proprio sulla proposta leghista di istituire appalti a chilometro zero per coinvolgere le imprese lombarde nei lavori connessi all'Expo si "accende" Ambrosoli spesso risultato in difficoltà: «É una delle frottole irrealizzabili che Maroni racconta in questa campagna elettorale». Ma Maroni risponde per le rime: «Non sono frottole, moderi i termini, e abbia rispetto delle opinione altrui». Scintille anche su Malpensa. Per Maroni, lo scalo varesino «non è una cattedrale nel deserto, ma è una grande opportunità da sfruttare». Ambrosoli a corto di idee attacca agitando i fogli che ha in mano: «Sono Lega Nord e Pdl che hanno fatto fallire Malpensa e l'hanno spogliata della sue possibilità di crescita». Stessa scena sulle politiche fiscali. Il segretario del Carroccio ribadisce la sua ricetta - trattenere in Lombardia il 75% del gettito fiscale generato sul territorio regionale -e l'avvocato di nuovo messo all'angolo si arrampica su i vetri: «È bizzarro che chi ha messo la pressione fiscale più alta d'Europa oggi ci dica che bisogna ridurre le tasse». Forse parlava di Monti e si è confuso...
All'interno del centro di produzione di corso Sempione la temperatura è un 'altra, in confronto al gelo esterno sembra di essere ai Caraibi e anche le poltrone della saletta riservata ai giornalisti "esterni" sembrano comodissime. Ma il tempo stringe e allora, via al confronto. Solo Roberto Maroni e Gabriele Albertini, seduti uno al fianco dell'altro, non indossano sulla giacca il simbolo del partito o della coalizione che li sostiene. Gli altri, hanno scelto di presentarsi con spilloni enormi che rappresentano il simbolo sul quale si auspicano che gli elettori traccino un segno. Una scelta da prima Repubblica che di certo non "premia" e anzi, infastidisce. Poi si entra nel vivo: expo, trasporti... E alla domanda sui costi della politica e sulle spese del Consiglio e della Giunta, Maroni è l'unico a rispondere chiaro: «Da Governatore abolirò la legge che, oltre all'indennità, lascia ai consiglieri anche il rimborso delle spese. Non ha senso». Poi, taglia corto: «La questione non è solo questa - spiega – quanto quella delle infiltrazioni mafiose. Quella mafia e quella criminalità che da ministro degli Interni ho combattuto e che voglio combattere anche in Regione». Ribatte Silvia Carcano del Movimento 5 stelle: «I nostri consiglieri si autolimiteranno lo stipendio a 2.500 euro netti circa ». bene, andiamo avanti. Poi tocca all'Expo, quella che la candidata del Movimento 5 Stelle non vuole realizzare per lasciare le terre all'agricoltura e assicurare un futuro nei campi ai disoccupati. «Su Expo 2015 - spiega Maroni - siamo pronti a scommettere e lavoreremo affinché rappresenti occasione di rilancio e sviluppo. Quello che è importante - aggiunge - non è solo il pre, ma anche il post Expo. Per questo vogliamo aprire un tavolo non solo limitato all'Expo in quanto tale, ma riferito anche a quello che sarà di quell'area negli anni successivi». Anche Albert ini sostiene l'Expo spiegando che «non è una partita da chiudere ma da accelerare» mentre Carlo Maria Pinardi, liquida la questione con la proposta di nominare un commissario tecnico e non politico, e «investire da subito sui lavori e i contenuti di Expo». Quanto ai lavori, proprio sulla proposta leghista di istituire appalti a chilometro zero per coinvolgere le imprese lombarde nei lavori connessi all'Expo si "accende" Ambrosoli spesso risultato in difficoltà: «É una delle frottole irrealizzabili che Maroni racconta in questa campagna elettorale». Ma Maroni risponde per le rime: «Non sono frottole, moderi i termini, e abbia rispetto delle opinione altrui». Scintille anche su Malpensa. Per Maroni, lo scalo varesino «non è una cattedrale nel deserto, ma è una grande opportunità da sfruttare». Ambrosoli a corto di idee attacca agitando i fogli che ha in mano: «Sono Lega Nord e Pdl che hanno fatto fallire Malpensa e l'hanno spogliata della sue possibilità di crescita». Stessa scena sulle politiche fiscali. Il segretario del Carroccio ribadisce la sua ricetta - trattenere in Lombardia il 75% del gettito fiscale generato sul territorio regionale -e l'avvocato di nuovo messo all'angolo si arrampica su i vetri: «È bizzarro che chi ha messo la pressione fiscale più alta d'Europa oggi ci dica che bisogna ridurre le tasse». Forse parlava di Monti e si è confuso...

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