“La Padania 09.02.2013”
Più passano i giorni e si avvicina l'appuntamento
elettorale, più a sinistra si diffonde il panico. Crollano le certezze, i sondaggi sono impietosi, il centrodestra avanza
e, al contrario, la coalizione non ancora ben definita di centrosinistra perde
terreno. Se n'è reso conto anche un personaggio del calibro di Massimo D'Alema
che, ieri, non ha indirettamente risparmiato critiche alla leadership dell'attuale
Pd, del quale peraltro fa parte. «Questa campagna elettorale l'abbiamo
cominciata con il piede sbagliato – ha sostenuto il presidente del Copasir nel
corso di una videochat con Lastampa.it il centrosinistra è partito con l'idea
che avevamo già vinto e invece le campagne elettorali vanno combattute, sono una
grande occasione per andare al dialogo con
i cittadini, si imparano tante cose». «Io penso che possiamo vincere - si è
augurato scaramanticamente – siamo l'unica speranza ragionevole, però tutto
questo va conquistato». Una conquista alquanto complessa, se si tiene conto che
a sinistra il caos è totale e i malumori si diffondono ora dopo ora. A non
essere digerito, soprattutto dalle ali più estreme, è l'oramai svelato inciucio
tra Bersani e Monti che, nemmeno tanto segretamente, hanno già confermato un'alleanza
di fatto per spartirsi il potere una volta al governo del Paese.
Vendola e lngroia, ovviamente, su questa prospettiva scalpitano e Bersani è costretto a intervenire chiarendo la composizione tipo della coalizione: cd i nostro polo - ha detto ieri il segreta rio de l Pd -è composto da me, Vendola e Tabacci». Una toppa messa immediatamente dopo le minacciose dichiarazioni del leader di Sei che ai giornalisti aveva appena chiarito che «l'ipotesi di un governo Vendola-Monti è fantapolitica». Per non restare a piedi del tutto, dunque, anche Antonio lngroia ha pensato di metterei del proprio e "immolarsi" alla causa di Bersani: «Possiamo offrire al Pd i nostri voti al Senato per fare un governo di centrosinistra senza Monti, su questo si potrebbe aprire un confronto». Non si sa mai, deve aver pensato il leader di Rivoluzione Civile, una porta aperta per un posto al sole è sempre meglio tenerla aperta. A sinistra, dunque, la discussione, più che sui programmi, verte principalmente sulle insofferenze reciproche tra i partiti n i che ne fanno parte. Unico a proporre un'idea ieri, lo stesso leader di coalizione, Bersani, che ha riproposto per l'ennesima volta un'ossessione programmatica: «Un provvedimento sul conflitto di interessi - ha detto - sarà tra le prime leggi da approvare». «Il Paese ce la farà - ha proseguito Bersani sferrando un attacco all'avversario Berlusconi -ma ne verremo fuori dicendo la verità, non possiamo correre dietro alle favole». «Dopo Berlusconi cosa c'è? – si è chiesto inoltre il leader del Pd - Dopo Monti, dopo Grillo, dopo Ingroia cosa c'è? Possiamo continuare ad affidare uno dei più grandi Paesi del mondo ad evenienze di questo genere? Dopo Bersani, invece, c'è il Pd, sono l'unico che non ha il nome sul simbolo». Il sospetto che sia solamente quest'ultimo il motivo per il quale una parte degli elettori voterà ancora Pd, serpeggia.
Vendola e lngroia, ovviamente, su questa prospettiva scalpitano e Bersani è costretto a intervenire chiarendo la composizione tipo della coalizione: cd i nostro polo - ha detto ieri il segreta rio de l Pd -è composto da me, Vendola e Tabacci». Una toppa messa immediatamente dopo le minacciose dichiarazioni del leader di Sei che ai giornalisti aveva appena chiarito che «l'ipotesi di un governo Vendola-Monti è fantapolitica». Per non restare a piedi del tutto, dunque, anche Antonio lngroia ha pensato di metterei del proprio e "immolarsi" alla causa di Bersani: «Possiamo offrire al Pd i nostri voti al Senato per fare un governo di centrosinistra senza Monti, su questo si potrebbe aprire un confronto». Non si sa mai, deve aver pensato il leader di Rivoluzione Civile, una porta aperta per un posto al sole è sempre meglio tenerla aperta. A sinistra, dunque, la discussione, più che sui programmi, verte principalmente sulle insofferenze reciproche tra i partiti n i che ne fanno parte. Unico a proporre un'idea ieri, lo stesso leader di coalizione, Bersani, che ha riproposto per l'ennesima volta un'ossessione programmatica: «Un provvedimento sul conflitto di interessi - ha detto - sarà tra le prime leggi da approvare». «Il Paese ce la farà - ha proseguito Bersani sferrando un attacco all'avversario Berlusconi -ma ne verremo fuori dicendo la verità, non possiamo correre dietro alle favole». «Dopo Berlusconi cosa c'è? – si è chiesto inoltre il leader del Pd - Dopo Monti, dopo Grillo, dopo Ingroia cosa c'è? Possiamo continuare ad affidare uno dei più grandi Paesi del mondo ad evenienze di questo genere? Dopo Bersani, invece, c'è il Pd, sono l'unico che non ha il nome sul simbolo». Il sospetto che sia solamente quest'ultimo il motivo per il quale una parte degli elettori voterà ancora Pd, serpeggia.

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