“Simone Girardin”
“La Padania 23.02.2013”
Il denominatore comune di tutti suona quasi come un ritornello: qualsiasi sarà il responso del le urne «La Lega non morirà. Mai. Le idee sono più forti delle persone». «Secondo me - spiega con lucidità Giovanni da Verona - resta un problema di fondo: prima di fare la Padania bisogna iniziare seriamente a fare i padani. Chi vota deve capire che il Carroccio è e resta l'unico partito con a cuore la questione settentrionale». Tradotto: lavoro, fisco, famiglia, welfare. È proprio nelle sfumature, anche quelle più piccole e a volte insignificanti, che si coglie il particolare momento leghista: la caduta del governo, poi quello del Pirellone, l'opposizione durissima a Monti, le inchieste, il cambio al vertice del movimento fino al nuovo patto col Cavaliere. Un anno lungo e intenso che tra poche ore vivrà il suo momento decisivo. Tra i militanti non ci sono toni da dramma greco. Che la Lega sia a una svolta, forse più elettorale e morale che programmatica, lo si è capito da mesi. Semmai il nodo, quello vero, restano gli umori degli stessi cittadini-elettori in una cornice politica instabile quanto il clima di questi giorni. Nella sostanza intima delle cose tutti sono ampiamente d'accordo di come le inchieste giudiziarie abbiano in parte arginato la forza leghista con un'erosione di voti che solo il voto di domani e lunedì potrà quantificare. Pochi, pochissimi quelli che vedono nell'azione congiunta di pm, insieme a certa stampa radical chic, un complotto al cuore del Nord e della Lega. Sono quelli che sussurrano: «In fondo abbiamo sbagliato noi.
Certi candidati che una volta eletti non si sono più visti e... lasciamo perdere dai... ", sbotta con dignità Maria, 40enne della Brianza a cu i resta la certezza granitica di votare «sempre Lega fino a che avrò respiro». In discussione non c'è Maroni segretario (che ha comunque annunciato da tempo un passo indietro per occuparsi a pieno regime della Regione) tantomeno Bossi che nessuno ha mai abbandonato. La Lega resta un straordinario contenitore di anime che s i snodano dai duri e puri come Anton io o Mirko, tutti della Bassa Bergamasca, fino ai giovani che smanettano su i social network, amanti delle "pulizie" a tutti i costi. A Bergamo, dove ieri si è chiusa la campagna elettorale del Carroccio, si respirava un'aria fiduciosa, indipendentemente da che cosa uscirà dalle urne lunedì sera. Un corpo ricompattato contro ch i vuole dare addosso al partito. È «il sussulto dell'orgoglio e della dignità», annota ancora il veronese Giovanni. Perché a dirla tutta, non servono nemmeno gli occhialini rossi di Maroni per vederla al lo stesso modo. La Lega sta cambiando. Con la certezza che i voti eventualmente persi saranno recuperati alle prossime sfide elettorali. Perché è il progetto Lega che non morirà mai. Di quel Carroccio che annusava prima di tutti gli altri problemi ed esigenze della gente. Dall'immigrazione clandestina alla contraffazione cinese, dal federalismo alla delocalizzazione. La Lega è sempre stata anti storica, nel senso che arrivava prima di quello che la stessa storia avrebbe mostrato, a tratti con violenta lucidità . Il modello Tosi di Verona insegna. Come la serata orobica piena zeppa di gente fin dalle prime ore del pomeriggio. Lo vedi negli occhi e nelle parole del 15enne Tommaso Perani da Dalmine, uno dei tanti giovani padani arrivati nel primo pomeriggio per allestire il lungo corridoio centra le della Fiera di via Lunga dove da li a poche ore si svolgerà la manifestazione leghista. In sottofondo la voce inconfondibile di Cristian lnvernizzi, segretario provincia le della Lega orobica, chiamato a provare i microfoni in vista dell'arrivo dei big leghisti. Con lui parlamentari e consiglieri. Da Giacomo Stucchi a Gianni Fava e Andrea Gibelli; da Ettore Pirovano a Lucio Brignoli passando per Roberto Pedretti e Massimo Zanello fino a Maurizio Bosatra e Stefano Locatelli: altri instancabili ingranaggi di una macchina organizzativa da far invidia al vecchio Pci. Tra loro anche il giovanissimo Tommaso che gira con un vistoso straccio in mano per pu li re a una a una le migliaia di sedie disposte in ordine svizzero da altri suoi amici di partito. «Quello che mi ha preso il cuore è stato ascoltare la parola indipendenza ». Una parolina magica che ha fatto avvicinare Tommaso al Carroccio. Quindici anni e tutta la spensieratezza e la forza di quella età. Parla degli scandali che hanno colpito anche la Lega («ma noi a differenza degli altri abbiamo fatto vera pulizia »); si dice convinto che il patto col Pdl «funzionerà stavolta». Scontato chiedergli se è fiducioso sul voto fina le: «Certo. Vinciamo noi, senza problemi ». Anche l'amico Andrea Zanelli da Montello, nella Bergamasca, ci crede. «Non voglio nemmeno pensare che si perda la Lombardia. Sarebbe una delusione fortissima anche se la Lega resterà sempre viva. Vincere significa dare vita alla macroregione. troppo importante per il nostro futuro». Andrea la notte del l'apertura delle urne sarà a Berlino, in gita scolastica. «Mi porto dietro la bandiera della Lega da sventolare se vinciamo. Ma ce la facciamo vedrai... Maroni piace un sacco». C'è ancora tanta voglia di Lega. Più di quella che si sente in tv o per strada. «Se Grillo può fare il botto, non vedo perché la Lega deve scompari re. Il comico s i comporta e dice né più né meno le cose della Lega di 10 anni fa. Basta crederci e non mollare», sentenziano diversi militanti. Ecco, forse sono proprio queste le sfumature che fanno vedere la luce in fondo al tunnel. Che danno una prospettiva lungimirante alla Lega. Chiunque sarà il suo segretario. In fondo come spiegava anche Daniele Belotti, apprezzato ex assessore regionale all'Urbanistica, «le idee restano, le persone vanno». È tutto pronto. La festa sta per iniziare. In bocca al lupo Lega.
Certi candidati che una volta eletti non si sono più visti e... lasciamo perdere dai... ", sbotta con dignità Maria, 40enne della Brianza a cu i resta la certezza granitica di votare «sempre Lega fino a che avrò respiro». In discussione non c'è Maroni segretario (che ha comunque annunciato da tempo un passo indietro per occuparsi a pieno regime della Regione) tantomeno Bossi che nessuno ha mai abbandonato. La Lega resta un straordinario contenitore di anime che s i snodano dai duri e puri come Anton io o Mirko, tutti della Bassa Bergamasca, fino ai giovani che smanettano su i social network, amanti delle "pulizie" a tutti i costi. A Bergamo, dove ieri si è chiusa la campagna elettorale del Carroccio, si respirava un'aria fiduciosa, indipendentemente da che cosa uscirà dalle urne lunedì sera. Un corpo ricompattato contro ch i vuole dare addosso al partito. È «il sussulto dell'orgoglio e della dignità», annota ancora il veronese Giovanni. Perché a dirla tutta, non servono nemmeno gli occhialini rossi di Maroni per vederla al lo stesso modo. La Lega sta cambiando. Con la certezza che i voti eventualmente persi saranno recuperati alle prossime sfide elettorali. Perché è il progetto Lega che non morirà mai. Di quel Carroccio che annusava prima di tutti gli altri problemi ed esigenze della gente. Dall'immigrazione clandestina alla contraffazione cinese, dal federalismo alla delocalizzazione. La Lega è sempre stata anti storica, nel senso che arrivava prima di quello che la stessa storia avrebbe mostrato, a tratti con violenta lucidità . Il modello Tosi di Verona insegna. Come la serata orobica piena zeppa di gente fin dalle prime ore del pomeriggio. Lo vedi negli occhi e nelle parole del 15enne Tommaso Perani da Dalmine, uno dei tanti giovani padani arrivati nel primo pomeriggio per allestire il lungo corridoio centra le della Fiera di via Lunga dove da li a poche ore si svolgerà la manifestazione leghista. In sottofondo la voce inconfondibile di Cristian lnvernizzi, segretario provincia le della Lega orobica, chiamato a provare i microfoni in vista dell'arrivo dei big leghisti. Con lui parlamentari e consiglieri. Da Giacomo Stucchi a Gianni Fava e Andrea Gibelli; da Ettore Pirovano a Lucio Brignoli passando per Roberto Pedretti e Massimo Zanello fino a Maurizio Bosatra e Stefano Locatelli: altri instancabili ingranaggi di una macchina organizzativa da far invidia al vecchio Pci. Tra loro anche il giovanissimo Tommaso che gira con un vistoso straccio in mano per pu li re a una a una le migliaia di sedie disposte in ordine svizzero da altri suoi amici di partito. «Quello che mi ha preso il cuore è stato ascoltare la parola indipendenza ». Una parolina magica che ha fatto avvicinare Tommaso al Carroccio. Quindici anni e tutta la spensieratezza e la forza di quella età. Parla degli scandali che hanno colpito anche la Lega («ma noi a differenza degli altri abbiamo fatto vera pulizia »); si dice convinto che il patto col Pdl «funzionerà stavolta». Scontato chiedergli se è fiducioso sul voto fina le: «Certo. Vinciamo noi, senza problemi ». Anche l'amico Andrea Zanelli da Montello, nella Bergamasca, ci crede. «Non voglio nemmeno pensare che si perda la Lombardia. Sarebbe una delusione fortissima anche se la Lega resterà sempre viva. Vincere significa dare vita alla macroregione. troppo importante per il nostro futuro». Andrea la notte del l'apertura delle urne sarà a Berlino, in gita scolastica. «Mi porto dietro la bandiera della Lega da sventolare se vinciamo. Ma ce la facciamo vedrai... Maroni piace un sacco». C'è ancora tanta voglia di Lega. Più di quella che si sente in tv o per strada. «Se Grillo può fare il botto, non vedo perché la Lega deve scompari re. Il comico s i comporta e dice né più né meno le cose della Lega di 10 anni fa. Basta crederci e non mollare», sentenziano diversi militanti. Ecco, forse sono proprio queste le sfumature che fanno vedere la luce in fondo al tunnel. Che danno una prospettiva lungimirante alla Lega. Chiunque sarà il suo segretario. In fondo come spiegava anche Daniele Belotti, apprezzato ex assessore regionale all'Urbanistica, «le idee restano, le persone vanno». È tutto pronto. La festa sta per iniziare. In bocca al lupo Lega.

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