lunedì 18 febbraio 2013

Il Colle «deplora» chi critica Super-Mario. E Maroni avvisa: «Stia fuori dalla campagna elettorale»


“Alessandro Montanari”
“La Padania 17-18.02.2013”

Dopo le fastidiose indicazioni di voto dei ministri tedeschi, ora anche Giorgio Napolitano, ovvero colui che Costituzione alla mano dovrebbe essere il garante silenzioso e neutrale della partita elettorale, scende in campo e tira un calcio al pallone. Durante la visita negli Stati Uniti e al cospetto del presidente Obama, infatti, il Capo dello Stato inciampa in una dichiarazione che attraversa l'oceano con la velocità e gli effetti del meteorite scoppiato nei cieli russi: «Ho un po'  deplorato - dice Napolitano -che dopo 13 mesi di sostegno al governo Monti qualche partito dia ora giudizi liquidatori sulle sue scelte». Insomma, non siamo al «non votate Berlusconi» pronunciato dal ministro Schauble, ma quasi. Di fronte  all'eccezionalità dell'intervento quirinalizio, che sembra stabilire una sorta di veto sulle critiche a Monti, il centrodestra  infatti reagisce con rabbia, dando libero sfogo ai sentimenti che da tempo covano nel Pdl verso il Quirinale e che ieri  mattina venivano ben esemplificati dal durissimo titolo proposto da Il Giornale: «Il Quirinale in campo-Napolitano tifa per il  vero cialtrone». Ma lo stupore per l'irritualità e la sconvenienza delle dichiarazioni del Capo dello Stato coinvolge  naturalmente anche la Lega Nord. «Io penso che il presidente della Repubblica debba stare fuori dalla campagna elettorale - osserva da Sirmione Roberto Maroni -
Non posso impedirgli di parlare e ci mancherebbe altro, però ogni cosa che dice in questo senso fa capire da che parte sta e con chi è schierato e questo per un presidente della Repubblica che ha fatto bene il settennato non è un bel finire per il suo mandato ». «Napolitano – nota ancora il candidato del Carroccio al Pirellone - ha   attaccato chi attacca Monti e quindi immagino anche Bersani perché Bersani non ha detto sempre cose positive su Monti...  Detto questo, io ho già espresso il mio giudizio sulla vicenda Mps quando Napolitano ha chiesto il silenzio stampa sullo scandalo: una cosa invereconda». Dunque, ricorda Maroni, il "discorso americano" non è per la Lega il primo passo falso del presidente Napolitano in questa campagna elettorale. E se già un solo scivolone salta all'occhio, due cominciano a creare una situazione imbarazzante. E' il Pdl, tuttavia, a sollevare con maggior enfasi il «caso Napolitano». Alessandra Mussolini  disconosce il Capo dello Stato scrivendo lapidaria su twitter: «Giorgio Napolitano non è il mio Presidente». Sandro Bondi, dal canto suo, torna ad accusare il Colle di essere «l'artefice principale della nascita del Governo Monti», con tutto l'alone  di mistero che ciò significa, mentre Maurizio Gasparri protesta che il Pdl ha «buon diritto di criticare Monti per come si è  comportato e per il disastro economico che ha causato» «L'inaccettabile intervento di Napolitano -conclude Gasparri - non  ci intimidisce. Anzi parleremo in modo sempre più chiaro di chi a Palazzo Chigi ha subordinato l' Italia a interessi esterni». Sull'orlo della rottura istituzionale, da oltreoceano parte una nota chiarificatrice, tanto attesa quanto tardiva e forse anche  deludente. «È palesemente infondato e del tutto gratuito -spiega l'ufficio stampa del Capo dello Stato- parlare, a proposito  della visita del Presidente della Repubblica a Washington, di «ingerenza» nella campagna elettorale. L'incontro con il  presidente Obama si è aperto con brevi dichiarazioni dinanzi a stampa e tv: il presidente degli Usa ha ribadito il suo ben  noto apprezzamento per i progressi compiuti dall'Italia e al presidente Napolitano è sembrato giusto sottolineare che essi  erano stati possibili grazie al sostegno parlamentare di diverse e opposte forze politiche». «Più tardi - aggiunge la nota del  Colle - in conferenza stampa con i giornalisti italiani, il Capo dello Stato ha rilevato come da qualche parte si sia passati dal sostegno ai provvedimenti del governo a giudizi liquidatori. Rispetto a Ile forze in campo nella competizione elettorale in  Italia, il presidente Obama si è astenuto da qualsiasi apprezzamento nei confronti di chiunque. Non solo in pubblico, ma anche nel colloquio a porte chiuse, si sono tenuti comportamenti assolutamente impeccabili». Dunque viene sbianchettato il verbo «deplorare» ma la sostanza del discorso resta: il presidente esprime biasimo per chi prende le distanze dai  provvedimenti del Governo Monti ma curiosamente tralascia di biasimare il presidente "tecnico" per essere entrato nell'agone politico dopo avere promesso, pubblicamente e in diverse occasioni, che non l 'avrebbe fatto. Chi merita più  deploro? La frittata del Colle, insomma, resta tutta li a impiastricciare l'ultima settimana di una campagna elettorale nella  quale chiunque ormai ha capito che Mario Monti ha pochi consensi ma troppi grandi elettori, all'estero e nei palazzi che contano. E certo non ci convinceranno del contrario le bislacche difese prodotte da Monti e da Casini. «Non commento mai  le parole del capo dello Stato che prendo sempre come spunto di riflessione e che rispetto profondamente », declama in  posa da statista il Professore, reso senatore a vita proprio da Napolitano. Il leader dell'Udc invece preferisce ad affrontare  lo spinoso argomento nei 140 caratteri di twitter: «Napolitano – scrive - non ha detto nulla di clamoroso. E' dispiaciuto che i  partiti che hanno appoggiato Monti, ora lo trattino come figlio di nessuno». Uno strappo istituzionale tuttavia c'è stato e  forse non sbaglia eh i ritiene che il più indispettito con il Colle, al di là delle pirotecniche proteste del Pdl, non sia tanto  Berlusconi quanto piuttosto Bersani, ovvero il più candidato ad ottenere la vittoria di Pirro che spalancherebbe le porte al Monti-bis. 

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