“Andrea Ballarin”
“La Padania 27.02.2013”
Uno dei primi a parlare è un veneto. Leonardo Muraro, presidente della Provincia di Treviso, alle 19 in punto rompe gli indugi e si sbilancia: «Il vantaggio di Roberto Maroni , una volta confermato a fine giornata, è la dimostrazione che la Lega 2.0 ha comunque ottenuto un risultato importante: il governo delle tre Regioni del Nord, la vera locomotiva del Paese». È vero, la forchetta tra il leader del Carroccio e il candidato del centrosinistra Umberto Ambrosoli è piuttosto ampia e lascia spazio a molte certezze oltre alle speranze ma, parca miseria - sussurra più di qualcuno nei corridoi di via Bellerio - meglio essere prudenti, no? Muraro, invece, vince la sfida, le sue parole portano davvero bene e spalancano definitivamente la porta del Pirellone a Maroni perché dalla dichiarazione all'Ansa del presidente trevigiano in poi, la strada verso la conquista della Lombardia - anche se trattenere il fiato è comunque d'obbligo - è una discesa. Il progetto è compiuto: Veneto, Piemonte, Lombardia sono sotto il controllo della Lega.
Il blocco del Nord si definisce e la Macroregione assume tratti più precisi, confortata dall'adesione incondizionata del Friuli Venezia Giulia e del presidente Renzo Tondo che, qualche giorno fa a Sirmione, ne ha rafforzato le fondamenta con la sottoscrizione di un esplicito accordo. Nonostante le mille difficoltà incontrate, la locomotiva Lombardia è pronta a trainare il progetto complessivo. E il "nonostante" è dovuto al fatto che - come conferma il presidente del Piemonte commentando i dati elettorali - «sicuramente tutto quello che ci è capitato non ci ha fatto bene: è un anno che riceviamo attacchi da tutte le parti, siamo provati». Valutando che il responso uscito dalle urne nazionali «non è stato un risultato positivo», Roberto Cota ha tenuto a sottolineare, riferendosi al Piemonte, che «la coalizione che governa questa regione ha tenuto. La sinistra da mesi diceva che ci sarebbe stata una disfatta della maggioranza, in realtà il risultato è stato tale e quale alle elezioni regionali». «Consiglio quindi - è stato l' invito di Cota - di smetterla di fare continui attacchi e di lavorare invece tutti per cercare di pensare al bene comune». Nessun testa a testa, dunque, Maroni stacca Ambrosoli di cinque punti, il match da giocare voto su voto è una fantasia che non si realizza. Si apre una fase nuova nella politica del Paese e, soprattutto, del Nord. Raggiante Matteo Salvini, segretario nazionale della Lega Lombarda che parla di «risultato storico». «Di quello che accade a Roma ora - sono le parole di Salvini in risposta a un giornalista che chiede conto dei risultati nazionali - francamente non ci interessa. Ora governiamo il Nord, abbiamo in mano il pallino, se governiamo bene ci premiano, altrimenti ci mandano a casa». Poi, il pensiero ai molti che hanno contribuito al successo lombardo: «Ringrazio i fratelli veneti, piemontesi, liguri, del Friuli Venezia Giulia che hanno pagato il "sacrificio" elettorale per fare consentire di dare concretezza al progetto di Maron i. Sono voti che torneranno, adesso abbiamo in mano il futuro della Macroregione». Progetto che comporterà maggiori vantaggi e benefici per le terre del Nord: «È vero - conferma il senatore leghista Massimo Garavaglia - con la vittoria di Maroni si dà una prospettiva e una speranza alle famiglie lombarde e alle nostre imprese che soffrono e che ora possono iniziare e reinvestire, si ridà fiducia a un popolo in difficoltà». Avanti tutta, allora, il sogno è diventato realtà, la scommessa sulla quale Maroni si è giocato tutto ha iniziato a prendere forma, il patto sottoscritto a Sirmione tra i governatori assume pienamente il senso della nuova fase che si è aperta con la conquista del Pirellone, la fase del cambiamento vero e della nuova speranza per la gente del Nord.
Il blocco del Nord si definisce e la Macroregione assume tratti più precisi, confortata dall'adesione incondizionata del Friuli Venezia Giulia e del presidente Renzo Tondo che, qualche giorno fa a Sirmione, ne ha rafforzato le fondamenta con la sottoscrizione di un esplicito accordo. Nonostante le mille difficoltà incontrate, la locomotiva Lombardia è pronta a trainare il progetto complessivo. E il "nonostante" è dovuto al fatto che - come conferma il presidente del Piemonte commentando i dati elettorali - «sicuramente tutto quello che ci è capitato non ci ha fatto bene: è un anno che riceviamo attacchi da tutte le parti, siamo provati». Valutando che il responso uscito dalle urne nazionali «non è stato un risultato positivo», Roberto Cota ha tenuto a sottolineare, riferendosi al Piemonte, che «la coalizione che governa questa regione ha tenuto. La sinistra da mesi diceva che ci sarebbe stata una disfatta della maggioranza, in realtà il risultato è stato tale e quale alle elezioni regionali». «Consiglio quindi - è stato l' invito di Cota - di smetterla di fare continui attacchi e di lavorare invece tutti per cercare di pensare al bene comune». Nessun testa a testa, dunque, Maroni stacca Ambrosoli di cinque punti, il match da giocare voto su voto è una fantasia che non si realizza. Si apre una fase nuova nella politica del Paese e, soprattutto, del Nord. Raggiante Matteo Salvini, segretario nazionale della Lega Lombarda che parla di «risultato storico». «Di quello che accade a Roma ora - sono le parole di Salvini in risposta a un giornalista che chiede conto dei risultati nazionali - francamente non ci interessa. Ora governiamo il Nord, abbiamo in mano il pallino, se governiamo bene ci premiano, altrimenti ci mandano a casa». Poi, il pensiero ai molti che hanno contribuito al successo lombardo: «Ringrazio i fratelli veneti, piemontesi, liguri, del Friuli Venezia Giulia che hanno pagato il "sacrificio" elettorale per fare consentire di dare concretezza al progetto di Maron i. Sono voti che torneranno, adesso abbiamo in mano il futuro della Macroregione». Progetto che comporterà maggiori vantaggi e benefici per le terre del Nord: «È vero - conferma il senatore leghista Massimo Garavaglia - con la vittoria di Maroni si dà una prospettiva e una speranza alle famiglie lombarde e alle nostre imprese che soffrono e che ora possono iniziare e reinvestire, si ridà fiducia a un popolo in difficoltà». Avanti tutta, allora, il sogno è diventato realtà, la scommessa sulla quale Maroni si è giocato tutto ha iniziato a prendere forma, il patto sottoscritto a Sirmione tra i governatori assume pienamente il senso della nuova fase che si è aperta con la conquista del Pirellone, la fase del cambiamento vero e della nuova speranza per la gente del Nord.

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