lunedì 11 febbraio 2013

Caso Mps, Visco: PIU POTERI per Bankitalia


“Elisabetta Colombo”
“La Padania 10-11.02.2013”

Il sostegno stata le dato al Monte dei Paschi di Siena con i «Monti bond» per circa 4 miliardi non è il salvataggio di una  banca in crisi. Lo ha detto ieri il governatore della Banca d'Italia, Ignazio Visco, intervenendo al diciannovesimo congresso Assiom Forex a Bergamo, che riunisce gli operatori finanziari. «Si tratta di un prestito – ha precisato - concesso dallo Stato a un costo particolarmente elevato e crescente nel tempo». E davanti alla platea nella quale sedevano anche il presidente e l'ad senesi, Alessandro Profumo e Fabrizio Viola, ha precisato che, a seguito dello scandalo, «non cambiano le nostre valutazioni sulle condizioni complessive del sistema bancario italiano. Soft anche in merito ai derivati, che sono all'origine dello scandalo del Monte dei Paschi: «La rilevanza di questi prodotti ha detto - è per le banche italiane contenuta,  decisamente minore che per le banche di altri Paesi». E ha rivendicato l'azione di Bankitalia, precisando che per una maggiore incisività occorrono armi più forti e va rafforzato quindi il quadro normativa: «Via Nazionale deve poter  intervenire efficacemente nei casi in cui, sulla base di fondate evidenze, ritenga necessario opporsi alla nomina di esponenti azienda li o rimuoverli dall'incarico». Non si è fatto attendere il commento di Roberto Maroni:
«Prima di tutto  serve una riforma della Banca d'Italia, perché se la Banca d'Italia non è in grado di controllare gli scandali come quelli di Mps, non so cosa ci stia a fare». E ha aggiunto che Bankitalia ha un piccolo problema di conflitto d' interesse, perché i suoi azionisti sono le banche, cioè gli istituti che dovrebbe controllare. «Allora - ha proseguito Maroni - viene il sospetto che qualcuno, magari, non controlla come dovrebbe. Quindi, mi sarei aspettato la richiesta di dare maggiore autonomia alla  Banca d'Italia rispetto ai soggetti che dovrebbe controllare». E in merito allo scandalo Mps, Maroni ha aggiunto che Bankitalia deve spiegare perché è successo quello che è successo: ancora non sappiamo, ci sono omissioni o controlli non fatti?». Ovviamente contrario allo stanziamento di 3,9 miliardi di euro deciso dal Governo in sostegno all'istituto senese, ha sottolineato: «Io avevo proposto di aspettare a dare i soldi a Mps fino a che non fosse conclusa l'indagine, ma il Governo Monti, amico di queste banche, ha fatto quello che ha fatto: l'ennesima vergogna». E infatti i 3,9 miliardi di Monti bond saranno emessi dal Monte dei Paschi "a brevissimo", come ha precisato ieri il presidente di Mps, Alessandro Profumo. L'emissione verrà sottoscritta dal Tesoro e permetterà in parte al Monte di rimborsare i vecchi Tremonti bond, in  parte di sostenere il piano di rafforzamento dell' istituto senese. Sul fronte dell' inchiesta, invece, ieri è stato interrogato per ore l'ex dg di Banca Mps Antonio Vigni e negli stessi uffici è arrivato anche Alessandro Daffina, responsabile di Rotschild Italia, che nell'autunno 2007 curò per Santander la cessione di Antonveneta. Le indagini hanno inoltre toccato la politica, in modo trasversale. Il pm Antonino Nastasi, fra i titolari dell' indagine su Rocca Salimbeni, si è incontra to con Luca Turco e  Giuseppina Mione, che a dicembre hanno chiuso quella sulla Banca Credito Cooperativo Fiorentino e i tre pm hanno  ascoltato come persone informate sui fatti il senatore Paolo Amato e il presidente del consiglio regionale toscano, Alberto Monaci, ma la lista dei nomi coinvolti è destinata ad allungarsi.

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