mercoledì 6 febbraio 2013

Ambrosoli-Aibertini Ridotti allo scambio dei voti per fermare la corsa di Maroni


“Simone Girardin”
“La Padania 06.02.2013”

Le vere elezioni politiche si giocano in Lombardia. Qui si decide il destino al Senato e del governo del Paese. Qui il  centrosinistra arranca più che in ogni altra Regione. Lo ha capito ormai bene anche il Pd, spaventato, soprattutto negli ultimi giorni, dai sondaggi che li danno in calo e dai malumori dei cittadini, colpiti a freddo dallo scandalo Mps. Così nelle  ultime ventiquattro ore (ma la musica non cambierà fino al 24 del mese) non si contano più le aperture a Bersani da parte di Monti e viceversa. Soprattutto in chiave Lombardia. Entrambi sanno che devono tentare di ricucire un rapporto dignitoso se vogliono provare a infastidire Maroni. Segnali di inciucio. «Robetta da Prima Repubblica », l'aveva ribattezzata giorni fa lo stesso leader leghista. Insomma, non votarmi per il programma o perché ci metto la faccia, quanto per far perdere il nemico comune. Non è un caso che la capolista montiana in Lombardia, Ilaria Borletti Buitoni, nemmeno tanto a sorpresa, abbia espressamente indicato la possibilità del voto disgiunto, dicendo che per battere il leghista si può anche votare il candidato democratico Umberto Ambrosoli alla Regione al posto di Gabriele Albertini.
Un'altra apertura fatta  propria anche da Bersani che nel le ultime ore, via cavo, ha chiesto ai seguaci del professore di dare il loro voto al vero candidato civico lombardo: Ambrosoli. Un gesto arrivato dopo le parole distensive del premier sul caso Monte dei Paschi (cd l segreta rio Pd non c'entra»). Insomma, l'obiettivo è chiaro: l'ex rettore della Bocconi si sente isolato, soprattutto nella sfida con Berlusconi che lo sta divorando. E si sente costretto ad avvicinarsi al Pd. Ma il partito di Bersani, con l'incognita  Vendola che si è sempre "scazzottato" con Monti, pretende un aiuto solo in Lombardia. Meno sul resto. E questo non convince il Prof. tanto che lo stesso amico Alberto Bombasei, numero uno della Brembo e capolista in Lombardia 2 per Monti, non si è detto disponibile a votare Ambrosoli. Tradotto: no al voto disgiunto. Ma numeri alla mano c'è dell'altro. Come si concilia il fatto di votare Monti alle politiche e Ambrosoli alle Regionali? E se lo facessero quelli del Pd e non i montiani? Esiste poi un flusso di consensi, non esattamente quantificabile, che in questi mesi è passato da Renzi a Monti. L'unica certezza, inciuci a parte, è che Maroni, secondo diversi sondaggi, è in vantaggio. Una crescita costante che nessuno degli avversari sembra riuscire a ridurre. Ci sta provando ultimamente, e un po’ a sorpresa, perfino Oscar Giannino che, parlando del suo movimento "Fare per fermare il declino", assicura: «Al Nord abbiamo anche l'8 per cento e faremo di tutto per farla perdere a Maroni. Non gli perdono il ritorno con Berlusconi ». Un attacco gratuito e senza logica. Aperta anche la posizione di un altro candidato montiano alla Camera, Gianmarco Gabrieli: «C'è indipendenza tra Scelta civica e Lista Albertini, cui però Monti ha dato il suo appoggio. lo non ho ancora pensato a fondo a questa scelta: conosco Albertini e lo stimo, così come stimo Ambrosoli, del quale però mi convincono poco i compagni di viaggio più di sinistra». Da qui la terza via: quella del voto disgiunto tra lista e candidato governatore. Un pasticcio tipico del la sinistra come della vecchia democrazia cristiana. Di chi inizia a sentire il fiato sul collo di Lega e Pdl e vede allontanarsi quella vittoria urlata per sicura  fino a una decina di giorni fa . La perdita della Lombardia sarebbe sì un colpo durissimo per Berlusconi e il Pdl come per la Lega ma lo stesso discorso vale anche per Monti e il Pd. Il punto ora è capire chi attirerà più moderati tra gli avversari: Albertini, "stipendiato" dal Pdl, appoggiato da Monti, e i vecchi e soliti Casini e Fini {alla faccia del nuovo che avanza)  oppure Ambrosoli? Quest'ultimo è un altro caso singolare. Si è presentato come unica e vera lista civica ma in realtà gode  di tutto l'appoggio dell'apparato politico del Pd e di Sei e dei loro soldi derivanti dal finanziamento pubblico. All'orizzonte si vede solo molta confusione. Di candidati che, a differenza di Maroni, non parlano mai di idee, progetti, cose da fare, ma di inciuci da firmare. E il tutto in piena campagna elettorale. Sarebbe interessante capire cosa diranno i vari candidati nelle liste impegnati a tenere comizi in mezza Lombardia. «Ops, scusate spiegherebbe un candidato di Albertini sul palco -: Ambrosoli è la persona giusta. Sei è il vero partito moderato del Paese...». Arrivederci . L'ultimo chiuda la porta ... Il caos è totale. Quello che in fondo in fondo teme Bersani. Se perde la Lombardia, vero ago della bilancia nazionale, addio sicurezza in Senato e tenuta amministrativa. Un'ingovernabilità con la maggioranza. Dove dentro c'è di tutto: Sei e Cgil, nemici di Monti con cui si cerca un disperato accordo. Sarà interessante capire, una volta chiuse le urne, chi l'avrà spuntata. E se sarà  la sinistra avremo un Esecutivo ingessato, in bilico come quello già visto con Prodi. E allora capiremo quanto inciderà il primo partito del Paese: lo spread. L'unico modo per scongiurare figuracce è di vincere in Lombardia. Si torna al punto di prima. «Robette da Prima Repubblica» che i lombardi, ma anche tutto il Paese, non meritano più. 

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