“La Padania 15.01.2013”
Purtroppo
gli effetti delle politiche governative per rilanciare la produzione del Paese
non hanno tardato a farsi sentire. E il "purtroppo" non è scritto a caso,
considerato che ogni provvedimento assunto dal governo in questo senso nei tredici
mesi di regno dei Professori ha aggravato pesantemente i già delicati equilibri
legati al Pii nazionale. Ad allarmare il Paese, oltre al debito record di cui è
stata resa nota la quota da Bankitalia, anche il crollo della produzione
industriale: sempre prendendo come riferimento il mese di novembre del 20ii, l'
indice calcolato dall'Istat ha segnato una riduzione dell'i% su base mensile e, addirittura, del 7,6% su base annua (dato
corretto per gli effetti del calendario). L'andamento tendenziale registra il
quindicesimo ribasso consecutivo e segna un'accelerazione del ritmo del declino
rispetto a ottobre (-6,1%). Nella media del trimestre settembre-novembre l'indice
ha registrato una flessione dell'1,7% rispetto al trimestre immediatamente precedente,
mentre negli undici mesi la discesa è del 6,6%. A risentire del calo della produzione,
soprattutto il settore agricolo e quello delle autovetture, quest'ultimo crollato
a picco con una flessione tendenziale del 14,1%. Ma i dati dell'Istat sulla
produzione industriale, purtroppo, «non rivelano nulla di nuovo sullo scenario
economico del nostro Paese». Lo dice Federconsumatori commentando la nota
riferita al mese di novembre.
Di fronte ad una contrazione della domanda di mercato così marcata come quella registrata nel 2012, «pari al -4,7% secondo le stime Onf - Osservatorio nazionale Federconsumatori, la produzione industriale non poteva che registrare un forte calo». Per i consumatori «sono queste le ovvie conseguenze di una politica economica che non ha fatto nulla per contrastare la caduta verticale del potere di acquisto delle famiglie, e che anzi non ha fatto altro che accelerarla adottando misure inique come l'aumento dell'Iva». Per capire la portata di tale perdita della capacità di acquisto, basta calcolare gli aggravi per le famiglie nel biennio 2012-2013 pari a +3.823 euro a famiglia (2.333 nel 2012 e 1.490 previsti per il 2013). Una cifra insostenibile – sostengono i consumatori - che non tiene conto, inoltre, delle ricadute "nascoste", come quelle dovute alla crescita del debito pubblico. Gli industriali, però, non sembrano particolarmente preoccupati dai dati Istat. La caduta della produzione industriale, secondo il centro studi di Confindustria, si fermerà a dicembre quando l' indice segnerà un aumento del lo 0,4% su base mensile. Per Confindustria, dunque, il quarto trimestre del 2012 segnerà nel complesso una contrazione congiuntura le del 2,1% dopo il -0,5% nel terzo, il -2,0% del secondo e il -2,3% del primo.
Di fronte ad una contrazione della domanda di mercato così marcata come quella registrata nel 2012, «pari al -4,7% secondo le stime Onf - Osservatorio nazionale Federconsumatori, la produzione industriale non poteva che registrare un forte calo». Per i consumatori «sono queste le ovvie conseguenze di una politica economica che non ha fatto nulla per contrastare la caduta verticale del potere di acquisto delle famiglie, e che anzi non ha fatto altro che accelerarla adottando misure inique come l'aumento dell'Iva». Per capire la portata di tale perdita della capacità di acquisto, basta calcolare gli aggravi per le famiglie nel biennio 2012-2013 pari a +3.823 euro a famiglia (2.333 nel 2012 e 1.490 previsti per il 2013). Una cifra insostenibile – sostengono i consumatori - che non tiene conto, inoltre, delle ricadute "nascoste", come quelle dovute alla crescita del debito pubblico. Gli industriali, però, non sembrano particolarmente preoccupati dai dati Istat. La caduta della produzione industriale, secondo il centro studi di Confindustria, si fermerà a dicembre quando l' indice segnerà un aumento del lo 0,4% su base mensile. Per Confindustria, dunque, il quarto trimestre del 2012 segnerà nel complesso una contrazione congiuntura le del 2,1% dopo il -0,5% nel terzo, il -2,0% del secondo e il -2,3% del primo.

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