“Simone Girardin”
“La Padania 27-28.01.2013”
C'è una
città sotto shock. E un Pd che cerca di reagire alle sberle degli avversari. Lo
scandalo Mps rischia di affondare il partito di Bersani tanto che Massimo
D'Alema e lo stesso segretario del partito democratico sono dovuti
intervenire cercando di "azzannare" Lega e Pdl: «Gente che ha avuto a
che fare con cose come Euronord o Credito Rorentino non si azzardi ad aprir
bocca. Si azzardino che li sbraniamo». Un avvertimento. Un bau bau che
però non preoccupa nessuno, per primo l'ex ministro Tremonti che su twitter ha
replicato così: " Che paura... ». Il Pd è all'angolo. Le esternazioni dei
suoi vertici rasentano la rabbia di chi
è stato beccato in flagranza. Il fatto stesso di tirare fuori storie come Credieuronord
(Bersani non sa nemmeno di cosa sta parlando sbagliando pure il nome della banca)
non hanno senso. Primo: perché i correntisti sono stati tutti rimborsati. Secondo
perché non si trattava di soldi pubblici. Ma il duo Bersani e D'Alema, con
l'imbarazzo di Renzi a cui pare sia stato chiesto gentilmente di non
azzardarsi a urlare data la vicinanza delle elezioni, non ha lesinato bordate anche a Monti. «Il professore, che ora punta il
dito contro di noi - è la denuncia velenosa di D'Alema - ha preso quello che fino
all'ultimo ha sostenuto la vecchia gestione di Mps e ha contribuito a
rovesciare il sindaco, e lo ha messo nella sua lista elettorale. E si mette pure a farci la morale.
Siccome ho stima di Monti, sono sicuro che qualcuno ha preso la decisione alle
sue spalle».
Il segretario Pd è quindi tornato a promettere il taglio dei costi della politica. «Se non si capisce che non si può fare la spesa con i soldi pubblici, bisogna andare giù col badile - ha detto - La prossima legislatura dovrà essere caratterizzata dalle parole moralità e lavoro»: Sarà. di certo c'è il segreto del Sistema Mussari, incipit della catastrofe di Mps, è in un conto di una banca londinese su cui nel 2007 vennero parcheggiati 2 miliardi di euro. Quei 2 miliardi di euro sono l'incongruo e mai giustificato sovrapprezzo per l'acquisto di Antonveneta con cui sfamare gli appetiti di certa politica. Su quel conto sarebbe stata parcheggiata la madre di tutte le tangenti, lasciando poi che il tempo e una sequenza di scudi fiscali ne consentisse il tranquillo rientro in Italia ai suoi diretti beneficiari o intermediari. Politici, appunto. Banchieri. Manager. Se così stanno le cose, se coglie nel segno questa che oggi è l'ipotesi investigativa principale su cui si muovono i pm della Procura di Siena Giuseppe Grosso e Antonino Nastasi e il Nucleo di polizia valutaria di Roma (che proprio a Londra hanno avanzato diverse rogatorie), gli ultimi cinque anni di storia di Mps andranno riscritti da cima a fondo e verosimilmente l'elenco delle responsabilità non si fermerà al solo Mussari e ai suoi uomini. da chiarire anche il ruolo di Bankitalia. Perché non è intervenuta prima se sapeva. Oppure invece non ne sapeva nulla? Eppure una relazione ispettiva di Bankitalia del maggio 2010, dà segni di preoccupazione. Fino all'atto finale, a Capodanno 2011, quando la suasion di Via Nazionale si impone, con la nomina di un manager esterno - Fabrizio Viola – a capo della banca. Un commissario de facto, che dopo nemmeno un mese allontana in malo modo il direttore finanziario Gianluca Baldassarri, asfalta l'intera area finanza e manda a casa, come ha rivendicato lui stesso l'altro giorno all'assemblea degli azionisti, «La metà dell'alto management». Intanto, da quel conto londinese, la tangente ha cominciato a rientrare in Italia. Frazionata. In una sequenza che da sporadica si fa ad un certo punto continua nei flussi e per questo incuriosisce la Finanza. E' l'inizio dell'inchiesta, appunto e lo svelamento di un Sistema. Quello della finanza "rossa".
Il segretario Pd è quindi tornato a promettere il taglio dei costi della politica. «Se non si capisce che non si può fare la spesa con i soldi pubblici, bisogna andare giù col badile - ha detto - La prossima legislatura dovrà essere caratterizzata dalle parole moralità e lavoro»: Sarà. di certo c'è il segreto del Sistema Mussari, incipit della catastrofe di Mps, è in un conto di una banca londinese su cui nel 2007 vennero parcheggiati 2 miliardi di euro. Quei 2 miliardi di euro sono l'incongruo e mai giustificato sovrapprezzo per l'acquisto di Antonveneta con cui sfamare gli appetiti di certa politica. Su quel conto sarebbe stata parcheggiata la madre di tutte le tangenti, lasciando poi che il tempo e una sequenza di scudi fiscali ne consentisse il tranquillo rientro in Italia ai suoi diretti beneficiari o intermediari. Politici, appunto. Banchieri. Manager. Se così stanno le cose, se coglie nel segno questa che oggi è l'ipotesi investigativa principale su cui si muovono i pm della Procura di Siena Giuseppe Grosso e Antonino Nastasi e il Nucleo di polizia valutaria di Roma (che proprio a Londra hanno avanzato diverse rogatorie), gli ultimi cinque anni di storia di Mps andranno riscritti da cima a fondo e verosimilmente l'elenco delle responsabilità non si fermerà al solo Mussari e ai suoi uomini. da chiarire anche il ruolo di Bankitalia. Perché non è intervenuta prima se sapeva. Oppure invece non ne sapeva nulla? Eppure una relazione ispettiva di Bankitalia del maggio 2010, dà segni di preoccupazione. Fino all'atto finale, a Capodanno 2011, quando la suasion di Via Nazionale si impone, con la nomina di un manager esterno - Fabrizio Viola – a capo della banca. Un commissario de facto, che dopo nemmeno un mese allontana in malo modo il direttore finanziario Gianluca Baldassarri, asfalta l'intera area finanza e manda a casa, come ha rivendicato lui stesso l'altro giorno all'assemblea degli azionisti, «La metà dell'alto management». Intanto, da quel conto londinese, la tangente ha cominciato a rientrare in Italia. Frazionata. In una sequenza che da sporadica si fa ad un certo punto continua nei flussi e per questo incuriosisce la Finanza. E' l'inizio dell'inchiesta, appunto e lo svelamento di un Sistema. Quello della finanza "rossa".

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