Molti di noi avranno avuto modo di ascoltare le parole del Premier Monti che, qualche giorno fa, nel corso di una trasmissione televisiva, ha affermato come una delle priorità di questa sua campagna elettorale sia rappresentata dalla (paventata) modifica sull’IMU. Immaginiamo lo stupore del cittadino nel sentire certe parole! “Ma come – si sarà pensato – proprio chi ha fatto dell’odiata imposta il suo cavallo di battaglia, oggi, dopo un anno circa dalla sua introduzione, viene a dirci che deve essere modificata per concedere un maggiore gettito ai Comuni?” In effetti anch'io apprese le dichiarazioni del primo ministro, devo confessare che sono rimasto sbalordito. Ricordo bene, infatti, di come, tanto in Commissione Bilancio, quanto in Aula, nel corso di tutto il 2012, il nostro gruppo parlamentare abbia letteralmente subissato di emendamenti l’IMU, chiedendone modifiche che abbassassero il carico fiscale dei cittadini e cercando di renderla veramente” municipale”, e non “centrale”, quale invece è oggi. Inutilmente. Una valanga di richieste di modifica dell’imposta, alcune semplici, altre più complesse, tenute insieme da un unico comune denominatore: lasciare il gettito dell’imposta ai Comuni e fare in modo che questa sia davvero una imposta federalista, come invece avrebbe dovuto essere fin dall’inizio.
Già, perché quello che oggi il Premier Monti promette ai primi cittadini del Paese, era già previsto all’interno dei precedenti Decreti sul Federalismo Municipale, proposti e fatti approvare dalla Lega: evitare la tassazione sulla prima abitazione e lasciare l’intero gettito, in ragione dei trasferimenti erariali, al territorio dove l’imposta si paga. Ora scopriamo che dopo aver depredato il portafoglio dei cittadini e aver messo i Comuni con l’acqua alla gola, lo stesso fautore di questa gabella vorrebbe modificarla. Quando bastava, semplicemente, applicare quanto già previsto. Ed apprendiamo pure che la stessa Europa, da dove l’illustre Professore proviene, ha ammesso che l’IMU non è equa e va cambiata. L’applicazione dei moltiplicatori nella determinazione dell’imposta, infatti, causerebbe una sproporzione tra il valore del tributo e la reale capacità contributiva dei proprietari. Cosa ben nota anche ai grandi tecnici di casa nostra che hanno costruito il sistema di calcolo di questa imposta, sia ben chiaro. Ma che, a partire dallo stesso primo ministro Monti, l’hanno sempre difesa e dichiarata necessaria per salvaguardare i conti del Paese. Nel corso della stessa intervista televisiva, Monti, interrogato su quanto avesse pagato di IMU, ha preferito glissare: “Parecchio, ma non ho qui la cifra – ha balbettato – Se ne occupa mia moglie di queste cose”. Che noi non possiamo essere a conoscenza di quanto il Professore abbia versato di tributo, è lecito e comprensibile. Che non lo sappia chi questa tassa l’ha voluta ed applicata, la dice lunga su quanto il Professore si sia preoccupato di calcolare i risvolti dell’applicazione della diabolica imposta. E su quanto attendibile possa essere oggi la sua promessa di modificarla.
Già, perché quello che oggi il Premier Monti promette ai primi cittadini del Paese, era già previsto all’interno dei precedenti Decreti sul Federalismo Municipale, proposti e fatti approvare dalla Lega: evitare la tassazione sulla prima abitazione e lasciare l’intero gettito, in ragione dei trasferimenti erariali, al territorio dove l’imposta si paga. Ora scopriamo che dopo aver depredato il portafoglio dei cittadini e aver messo i Comuni con l’acqua alla gola, lo stesso fautore di questa gabella vorrebbe modificarla. Quando bastava, semplicemente, applicare quanto già previsto. Ed apprendiamo pure che la stessa Europa, da dove l’illustre Professore proviene, ha ammesso che l’IMU non è equa e va cambiata. L’applicazione dei moltiplicatori nella determinazione dell’imposta, infatti, causerebbe una sproporzione tra il valore del tributo e la reale capacità contributiva dei proprietari. Cosa ben nota anche ai grandi tecnici di casa nostra che hanno costruito il sistema di calcolo di questa imposta, sia ben chiaro. Ma che, a partire dallo stesso primo ministro Monti, l’hanno sempre difesa e dichiarata necessaria per salvaguardare i conti del Paese. Nel corso della stessa intervista televisiva, Monti, interrogato su quanto avesse pagato di IMU, ha preferito glissare: “Parecchio, ma non ho qui la cifra – ha balbettato – Se ne occupa mia moglie di queste cose”. Che noi non possiamo essere a conoscenza di quanto il Professore abbia versato di tributo, è lecito e comprensibile. Che non lo sappia chi questa tassa l’ha voluta ed applicata, la dice lunga su quanto il Professore si sia preoccupato di calcolare i risvolti dell’applicazione della diabolica imposta. E su quanto attendibile possa essere oggi la sua promessa di modificarla.

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