mercoledì 23 gennaio 2013

MARONI: vinciamo noi. Non c'è alternativa


“Simone Girardin”
“La Padania 23.01.2013”

Siamo ottimisti, vinciamo noi. Non c'è alternativa ». Sorriso sulle labbra e immancabili occhialini rossi, Roberto Maroni fa tappa a Lecco per la presentazione dei tre candidati della società civile che lo appoggeranno nella sfida per la conquista del Pirellone. E allora eccoli i tre moschettieri che metteranno la propria faccia nella lista Maroni presidente: Domenico Fumagalli presidente associazione padri separati onlus, Cristina Valsecchi, imprenditrice, classe 1968, e Raffaella Gianola, 46 anni, avvocato civilista. Una «lista civica vera per una straordinaria avventura fatta di concretezza e trasparenza, tiene subito a  spiegare il leader leghista, che fa sapere come tra 48 ore si chiuderà la partita con i nomi dei candidati per le Regionali. Venerdì verranno depositate le liste. Poi, «avanti tutta». Non che la campagna elettorale non sia ancora iniziata. Anzi , Maroni  corre senza sosta. Tanto da scherzare, a modo di pugile, con uno sportivo di lusso, quell'Antonio Rossi pluricampione della canoa, che lo stesso leader leghista ha già indicato come futuro assessore allo Sport della Regione Lombardia. «In caso di  vittoria, sia chiaro. Ma tanto vinciamo noi». E non c'è corsa, a sentire lo stesso Maroni: «Idee o progetti alternativi ai nostri? Non ne ho sentiti.
I miei avversari non sanno fare altro che attaccarmi». Incalza il candidato governatore lombardo: «Ho capito che non condividono la scelta di trattenere il 75 per cento delle tasse dove si producono. Va bene – scherza Maroni - ci dicano che cosa vogliono fare della Lombardia. Quali idee propongono ». Quindi stuzzica Gabriele Albertini: «Ho scoperto da Monti  che è lì solo per farmi perdere! Tutti sanno che è anche candidato al Senato romano, si è già preparato il paracadute». «Ma i lombardi - fa capire Maroni - non sono stupidi. E sanno che io ho scelto di correre qui e basta . Per la guida della Lombardia. Noi non siamo imbroglioni. Se vinco faccio il governatore, se no il semplice consigliere regionale». Tradotto: «Un culo, una sedia». E in tempi di forte anti-politica, il segnale di Maroni è netto. Come quello di cancellare l'Irap. Lo ripete ad ogni incontro. Ci tiene tantissimo. E lo si capisce anche all'interno del bar Frigerio dove ieri ha voluto incontrare candidati, militanti, semplici sostenitori ed ex ministri come Roberto Castelli. C'erano anche il direttore generale dell'Ospedale "Manzoni" di Lecco, Mauro Lovisari, e l'ex assessore regionale lombardo all'Agricoltura, Giulio De Capitani. «Basterebbero sei mesi per cancellare l'Irap. Un sogno dice qualcuno? Ma i sogni ti danno passione» scandisce Maroni, che subito dopo ricorda come sia «tecnicamente realizzabile». Ecco perché «sarà importante vincere anche le elezioni politiche: perché è nel programma. Vuoi dire gemmare questo concetto in tutto il Paese. E se va male, con il Nord unito nessun governo potrà comunque opporsi ». A chi non va giù il progetto della Lega sono solo i suoi avversari, «a corto di idee». Ma Maroni va dritto come un treno: «Con queste risorse aggiuntive possiamo abbassare le tasse. Perché i nostri imprenditori non chiedono sussidi,  ma solo pagare meno tasse e meno burocrazia ». E qui il leader leghista entra a gamba tesa sul Governo Monti: «Ha il record delle tasse, della disoccupazione, degli esodati, vera bomba sociale». E annuncia: «Se vinco, Regione Lombardia si farà carico per i lavoratori lombardi. Perché credo che sia giusto che il frutto del nostro lavoro rimanga qui. Non chiediamo troppo,  chiediamo il giusto: il 75%». Numeri che fanno il paio con altri dati, quelli che arrivano dall'ultimo sondaggio di Piepoli per affaritaliani it e che danno il Carroccio in costante crescita: dal 6 al 7 per cento a livello nazionale. «Se il trend è questo c'è da essere soddisfatti. Cresciamo di un punto a settimana. Credo sia grazie alla Lombardia. Ci sono tante aspettative su di me e sulla Lega. E siamo pronti a prenderei questa grande responsabilità». A dare una mano a Maroni anche avversari come il Pd che, ricorda ancora il leader leghista, «ha spiegato al Paese che nel primo giorno al governo partiranno dagli immigrati. Noi invece dalla crisi, dalle famiglie, dalle imprese. Una bella differenza...». Poi c'è l'altro sogno: fare della Lega «Il partito egemone del Nord e da qui costruire il progetto della Macroregione». «Oggi scandisce l'ex ministro dell'Interno - ci sono le condizioni per raggiungere questi sogni». Davanti a Maroni, seduto in prima fila, il professore Stefano Bruno Galli, allievo di  Gianfranco Miglio, annuisce con la testa. La questione settentrionale resta in cima ai piani di Maroni. Che snocciola ottimismo:  di 75% delle tasse sul territorio vale per i lombardi come per tutte le altre Regioni. L'accordo col Pdl ha qui il suo cuore vitale. Ecco perché sarà importante vincere anche a Roma. Solo così ogni territorio sarà finalmente responsabile di quanto e come spende i soldi della propria gente». Maroni toccherà diversi punti: dal dramma delle aziende che chiudono o delocalizzano lasciando a casa migliaia di lavoratori fino alle banche che non prestano più soldi a famiglie e imprese. Capitolo esodati, messi in mezzo a una strada da un ministro che «ha spostato l'età pensionabile più avanti. Se l'avessi fatto io - ripete Maroni - i sindacati giustamente mi avrebbero tolto la pelle di dosso». Poi un accenno alle cose buone fatte in Lombardia (agricoltura e sanità) e una chiusura con sorriso al "nemico" Albertini: «Lo tengo d'occhio. Ha detto che non vincerò mai. Ma ha anche detto che se dovessi a Ila fine farcela, mi regalerà una Ferrari. Bene, a fine febbraio ci sarà della buona beneficenza da fare, sperando non sia un modellino...».   

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