“Alessandro Montanari”
“La Padania 16.01.2013”
Il grido
di battaglia, come di consueto, parte dalla rete e ancora una volta inquadra nel
m1nno Mario Monti, protagonista di ambigui corteggiamenti sottobanco con
il Pd e sempre più schierato, nella contesa lombarda, contro i ii
rivoluzionario progetto di Roberto Maroni. «Mario Monti, poveretto, sa
di perdere e inciucia con Bersani - commenta, caustico, il segretario
del Carroccio - C'è la manina di Casini, burattinaio del nuovo imbroglio elettorale...
Ora però, aggiunge poco dopo Maroni, la strada è segnata: «Basta rapine fiscali
ali Nord. Il 75% delle tasse pagate al Nord deve rimanere qui. Questa è la Lega». La Lega che guida la battaglia contro
Roma ma che lo fa in un modo nuovo. Una Lega che studia, si aggiorna, si confronta e si dà appuntamento sul territorio
per ascoltare i suggerimenti della società civile. Era già accaduto a Torino, con
il momento di ascolto degli imprenditori del Nord, a Milano, con il raduno
aperto ai professionisti, e poi ancora a Brescia, con la tavola rotonda dei sindaci afflitti dal cieco
rigorismo del governo centrale.
E ieri il Carroccio è tornato "sul pezzo" con la due giorni lariana di "Dillo a Maroni", un'altra finestra spalancata sulla società civile organizzata secondo il modello dei "Townhall meeting" americani (tuttora seguiti dai candidati alla Casa Bianca) e aggiornata con le potenzialità interattive della rete: diretta streaming costante e possibilità per tutti di commentare e porre domande attraverso twitter. La prima tappa è al Grand Hotel di Como dove il candidato Maroni accoglie un centinaio di ospiti accuratamente selezionati tra i tecnici di tutti i livelli che lavorano con la Regione Lombardia o con uno dei suoi enti collaterali. Obiettivo: capire insieme a loro, e in serata insieme ad un gruppo di una cinquantina di imprenditori, come muoversi per costruire il rivoluzionario progetto del Segretario, provando già adesso a capire come si trasformerebbe nel medio e lungo termine la Lombardia potendo trattenere sul territorio il 75 per cento delle tasse. Un esempio? Entro il 2050 (ma anche prima, secondo diverse opinioni) la Lombardia potrebbe essere del tutto autosufficiente dal punto di vista energetico, senza l'ausilio dell'energia nucleare e producendo energia attraverso lo smaltimento (pulito) dei propri rifiuti. Interessante, no? Come tutte le altre ricadute positive che ci sarebbero sui distretti industria li, sull'assistenza e sui servizi. Coordinata dai principali esponenti del Carroccio lombardo, presenti in massa all'appuntamento, la discussione si dipana intorno a tre aree tematiche principali (economia, sociale, macroregione del Nord) e germoglia, contemporaneamente, in dodici mini-tavoli dove gruppi di lavoro formati da sei-sette persone (tra loro anche l'olimpionico Antonio Rossi) discutono, si confrontano ed infine promuovono una conclusione da sottoporre poi al resto dell’assemblea nei frequenti momenti di attività in comune che spezzano la giornata. Niente chiacchiere a vanvera. Dalle tavole rotonde esce sempre una proposta, un principio guida o un modello da seguire che finiscono immediatamente scritti verde su bianco sui murales magnetici che dividono le aree di confronto. Maroni osserva, ascolta, ragiona. In effetti bisogna guardarle bene, queste lavagne. Perché raccontano di un partito che sta sperimentando un modo nuovo di fare politica. Ma anche perché raccontano di una regione che sta soffrendo e che chiede aiuto. Lo si capisce dalle cartoline della campagna "Dillo a Maroni" attraverso le quali i lombardi hanno potuto · e potranno ancora · comunicare i propri desideri e malesseri alloro prossimo governatore. Su quel muro c 'è chi invoca «una classe di rigente onesta e competente al servizio della gente», chi chiede «Una regione inclusiva e attenta ai più deboli», chi domanda «residenze per anziani a prezzi calmierati» e «sostegno alle famiglie che assistono persone non autosufficienti» e c'è chi ripete «lavoro, lavoro, lavoro». Ma c'è anche chi dice «stop alla cementificazione selvaggia». chi chiede «una regione libera dagli Ogm», chi pretende «più attenzione per il paesaggio e l'ambiente» e chi auspica «la conservazione e la tutela delle lingue e delle tradizioni locali». E' a tutte queste aspettative che Roberto Maroni dovrà rispondere. Un compito non facile, da svolgere peraltro nella peggiore delle congiunture economiche possibili, ma che si può raggiungere individuando il fine (la Macroregione), indovinando il mezzo (ii 75% delle tasse sul territorio) ma anche affidandosi al metodo più efficace per creare e organizzare il necessario consenso politico. Dopo i raduni di Torino, Milano e Brescia, la due giorni di Como dice che la sua scelta il Segretario l'ha già fatta, scommettendo tutto sull'ascolto e il coinvolgimento del territorio. In altre parole, sul rispetto dei lombardi. Oggi si torna al lavoro e Maroni, dopo avere ponderato il contributo di tutti, tirerà le fila del discorso.
E ieri il Carroccio è tornato "sul pezzo" con la due giorni lariana di "Dillo a Maroni", un'altra finestra spalancata sulla società civile organizzata secondo il modello dei "Townhall meeting" americani (tuttora seguiti dai candidati alla Casa Bianca) e aggiornata con le potenzialità interattive della rete: diretta streaming costante e possibilità per tutti di commentare e porre domande attraverso twitter. La prima tappa è al Grand Hotel di Como dove il candidato Maroni accoglie un centinaio di ospiti accuratamente selezionati tra i tecnici di tutti i livelli che lavorano con la Regione Lombardia o con uno dei suoi enti collaterali. Obiettivo: capire insieme a loro, e in serata insieme ad un gruppo di una cinquantina di imprenditori, come muoversi per costruire il rivoluzionario progetto del Segretario, provando già adesso a capire come si trasformerebbe nel medio e lungo termine la Lombardia potendo trattenere sul territorio il 75 per cento delle tasse. Un esempio? Entro il 2050 (ma anche prima, secondo diverse opinioni) la Lombardia potrebbe essere del tutto autosufficiente dal punto di vista energetico, senza l'ausilio dell'energia nucleare e producendo energia attraverso lo smaltimento (pulito) dei propri rifiuti. Interessante, no? Come tutte le altre ricadute positive che ci sarebbero sui distretti industria li, sull'assistenza e sui servizi. Coordinata dai principali esponenti del Carroccio lombardo, presenti in massa all'appuntamento, la discussione si dipana intorno a tre aree tematiche principali (economia, sociale, macroregione del Nord) e germoglia, contemporaneamente, in dodici mini-tavoli dove gruppi di lavoro formati da sei-sette persone (tra loro anche l'olimpionico Antonio Rossi) discutono, si confrontano ed infine promuovono una conclusione da sottoporre poi al resto dell’assemblea nei frequenti momenti di attività in comune che spezzano la giornata. Niente chiacchiere a vanvera. Dalle tavole rotonde esce sempre una proposta, un principio guida o un modello da seguire che finiscono immediatamente scritti verde su bianco sui murales magnetici che dividono le aree di confronto. Maroni osserva, ascolta, ragiona. In effetti bisogna guardarle bene, queste lavagne. Perché raccontano di un partito che sta sperimentando un modo nuovo di fare politica. Ma anche perché raccontano di una regione che sta soffrendo e che chiede aiuto. Lo si capisce dalle cartoline della campagna "Dillo a Maroni" attraverso le quali i lombardi hanno potuto · e potranno ancora · comunicare i propri desideri e malesseri alloro prossimo governatore. Su quel muro c 'è chi invoca «una classe di rigente onesta e competente al servizio della gente», chi chiede «Una regione inclusiva e attenta ai più deboli», chi domanda «residenze per anziani a prezzi calmierati» e «sostegno alle famiglie che assistono persone non autosufficienti» e c'è chi ripete «lavoro, lavoro, lavoro». Ma c'è anche chi dice «stop alla cementificazione selvaggia». chi chiede «una regione libera dagli Ogm», chi pretende «più attenzione per il paesaggio e l'ambiente» e chi auspica «la conservazione e la tutela delle lingue e delle tradizioni locali». E' a tutte queste aspettative che Roberto Maroni dovrà rispondere. Un compito non facile, da svolgere peraltro nella peggiore delle congiunture economiche possibili, ma che si può raggiungere individuando il fine (la Macroregione), indovinando il mezzo (ii 75% delle tasse sul territorio) ma anche affidandosi al metodo più efficace per creare e organizzare il necessario consenso politico. Dopo i raduni di Torino, Milano e Brescia, la due giorni di Como dice che la sua scelta il Segretario l'ha già fatta, scommettendo tutto sull'ascolto e il coinvolgimento del territorio. In altre parole, sul rispetto dei lombardi. Oggi si torna al lavoro e Maroni, dopo avere ponderato il contributo di tutti, tirerà le fila del discorso.

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