“Andrea Ballarin”
“La Padania 19.01.2013”
L'unica
alternativa al mantenimento in Lombardia di almeno 75% di imposte prodotte sul
territorio è l'estensione alla medesima Lombardia di uno statuto speciale come accade
per la Sicilia, dove la quota di tasse trattenute - per legge – è pari al 100%.
Roberto Maroni, ospite di Uno Mattina, ha replicato con fermezza
a chi definisce "secessione fiscale" l'ipotesi di dare vita a una Macroregione del Nord che
aggreghi anche Piemonte, Veneto e Friuli Venezia Giulia sotto la bandiera dell'innovazione
in una moderna Europa dei popoli, superando gli antichi e anacronistici schemi degli
Stati nazionali. «In Sicilia tengono il 100% delle tasse – ha argomentato
Maroni – noi non siamo egoisti e vogliamo il 75%». La tecnica, d'altronde, è sempre
la stessa oramai da anni: quando la Lega, sotto elezioni, fa paura, la macchina
del fango s i mette in moto e qualsiasi pretesto è buono per gettare discredito
sul Carroccio, dalle inchieste giudiziarie inesistenti alle accuse politiche inconsistenti. Tant'è. Maroni non si fa
intrappolare e, anzi, prende spunto dalla discussione per spiegare chiaramente
che il progetto di Macroregione - alla base del programma elettorale nella
corsa al Pirellone – corrisponde esattamente al principio opposto di
separazione territoriale. «È esattamente il contrario – ha detto Maroni -
perché un Nord che possa tenere le proprie tasse sul territorio è utile al Nord
e anche al Sud». «La macroregione - ha evidenziato il leader della Lega - è il
modello di una nuova Europa delle regioni ». Il segretario federale del
Carroccio ha ribadito, inoltre, che è possibile realizzare la Macroregione
«senza modificare la Costituzione».
«Con i 16 miliardi in più che guadagneremo trattenendo il 75% delle tasse - ha sottolineato Maroni - cancelleremo l'Irap alle imprese e daremo gratis i libri di testo agli studenti». Prima il Nord, è la sostanza del ragionamento di Maroni, Prima la Lombardia. Altro in discussione non c'è, almeno per il segretario del Carroccio che ha proiettato anima e cuore su l governo della propria terra e ha scelto di non candidarsi a Roma: «Certa Certamente - conferma di fronte alle telecamere di Uno Mattina - non mi candiderò a Roma. Se tomo nei palazzi della politica per negoziare lo farò con il pieno sostegno dei territori del Nord per costringere il potere centra le a cambiare le regole». Sempre per quanto riguarda la corsa al Pirellone, il segretario leghista ha, poi, reso note le proiezioni di alcuni sondaggi secondo i quali, «dopo l'accordo con il Pdl, la Lega in Lombardia sta crescendo». Stando a quanto riferito da Maroni, infatti, la coalizione di centrodestra, con egli stesso candidato alla presidenza della Regione Lombardia, «è avanti di tre o quattro punti» rispetto alla coalizione di centrosinistra. «Abbiamo bisogno di tutti i voti dei cittadini lombardi - è stato comunque l'appello del leader della Lega – che credono nel buon governo di Pdl e Lega in questi 17 anni al Pirellone». Un'alleanza mai messa in discussione per la quale, però, è necessaria «Una prospettiva diversa », ha detto Maroni. La trattativa con Berlusconi, ha proseguito il segretario del Carroccio, è stata resa possibile «dal fatto che il Pdl ha fatto cadere Monti». I punti fondamentali dell'accordo sono stati fissati in: riduzione della pressione fiscale, lavoro ai giovani e lasciare il 75% delle tasse al Nord. «La battaglia per la Lombardia sarà la madre di tutte le battaglie – ha precisato Maroni - del resto andare da soli senza l'alleanza con Berlusconi sarebbe stata una battaglia romantica per perdere».
«Con i 16 miliardi in più che guadagneremo trattenendo il 75% delle tasse - ha sottolineato Maroni - cancelleremo l'Irap alle imprese e daremo gratis i libri di testo agli studenti». Prima il Nord, è la sostanza del ragionamento di Maroni, Prima la Lombardia. Altro in discussione non c'è, almeno per il segretario del Carroccio che ha proiettato anima e cuore su l governo della propria terra e ha scelto di non candidarsi a Roma: «Certa Certamente - conferma di fronte alle telecamere di Uno Mattina - non mi candiderò a Roma. Se tomo nei palazzi della politica per negoziare lo farò con il pieno sostegno dei territori del Nord per costringere il potere centra le a cambiare le regole». Sempre per quanto riguarda la corsa al Pirellone, il segretario leghista ha, poi, reso note le proiezioni di alcuni sondaggi secondo i quali, «dopo l'accordo con il Pdl, la Lega in Lombardia sta crescendo». Stando a quanto riferito da Maroni, infatti, la coalizione di centrodestra, con egli stesso candidato alla presidenza della Regione Lombardia, «è avanti di tre o quattro punti» rispetto alla coalizione di centrosinistra. «Abbiamo bisogno di tutti i voti dei cittadini lombardi - è stato comunque l'appello del leader della Lega – che credono nel buon governo di Pdl e Lega in questi 17 anni al Pirellone». Un'alleanza mai messa in discussione per la quale, però, è necessaria «Una prospettiva diversa », ha detto Maroni. La trattativa con Berlusconi, ha proseguito il segretario del Carroccio, è stata resa possibile «dal fatto che il Pdl ha fatto cadere Monti». I punti fondamentali dell'accordo sono stati fissati in: riduzione della pressione fiscale, lavoro ai giovani e lasciare il 75% delle tasse al Nord. «La battaglia per la Lombardia sarà la madre di tutte le battaglie – ha precisato Maroni - del resto andare da soli senza l'alleanza con Berlusconi sarebbe stata una battaglia romantica per perdere».

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