“Andrea Ballarin”
“La Padania 18.01.2013”
Chi
sbaglia sapendo di sbagliare e tenta di gettare fango sulla Lega è tenuto a
pagare duramente. Dieci milioni di euro, quantificando in dindi liquidi: sarà
questa la richiesta di risarcimento danni che Roberto Maroni chiederà a
tutte le te sta te giornalistiche che, ieri mattina, hanno tentato di
sotterrare di guano la Lega. Il Carroccio, infatti, non ha nulla a che fare con
l'inchiesta condotta dalla Procura di Milano sul crac da quasi cento milioni di
euro della cooperativa "La Lombarda", motivo delle perquisizioni
effettuate l'altro ieri dalle fiamme gialle nella sede milanese del Carroccio
in via Bellerio e a Torino. A chiarire la posizione della Lega Nord il
procuratore aggiunto di Milano, Francesco Greco che coordina l' indagine
avviata dal pm Maurizio Ascione sulla
bancarotta multimilionaria. «Non ci sono politici indagati nell'inchiesta sulle
quote latte», ha detto ieri nel corso di una conferenza stampa Greco, il quale
ha voluto, inoltre, precisare che «non ci sono iscritti con l'accusa di
corruzione» e che le perquisizioni effettuate nelle sedi della Lega di Milano e
Torino vanno considerate come «perquisizioni personali». Greco ha sottolineato
che «c'è stata ampia collaborazione da parte della dirigenza della Lega per
fornire, durante la perquisizione, tutti i documenti richiesti». Il procuratore
aggiunto, inoltre, ha reso noto che il numero degli indagati corrisponde a quattro
e si tratta degli amministratori di fatto e di diritto della società fallita.
Alla domanda sul perché siano stati sentiti come testimoni numerosi esponenti della Lega durante le indagini, Greco ha risposto con estrema chiarezza: «Per ricostruire il giro delle società volano di altre società che si occupano delle quote latte». «Si è trattato - ha evidenziato il procuratore aggiunto di Milano - di perquisizioni personali a persone fisiche per bancarotta. Il fatto che lavorassero negli uffici della Lega non significa che le perquisizioni riguardavano il partito». «Le smentite di Maroni - ha tenuto, dunque, a sottolineare Greco - sono state corrette». Immediato l' intervento del segretario federale del Carroccio a commento delle parole del procuratore milanese: «La Lega non c'entra con le perquisizioni di ieri sulle quote latte: lo conferma la Procura di Milano», ha scritto Maroni sul proprio profilo Facebook e su Twitter. «Proprio come avevo detto io ieri - è il commento del leader leghista - Che soddisfazione! I giornali mascalzoni che ci hanno riempito di fango saranno chiamati a rispondere civilmente del danno fatto alla Lega onesta. Chiederò 10 milioni di euro, da dare in beneficenza». Giornata intensa di lavoro ieri per il leader della Lega, impegnato nella redazione di TgCom24 e, in serata a "Porta a Porta" con Bruno Vespa. Nel corso delle interviste ha avuto modo di dissertare sui temi scottanti dell'attualità politica e di anticipare le strategie del Carroccio per conquistare il governo del Pirellone, la battaglia che più sta a cuore al segretario leghista per dare vita alla Macroregione del Nord. Parlando di alleanze, Maroni ha spiegato che «d'accordo con il Pdl non è un ritorno all'antico ma un ritorno al futuro». «Prevede - ha spiegato - 16 miliardi di euro in più ogni anno in Lombardia, vuoi dire aiutare imprese e famiglia. Sono soldi nostri ed è giusto tenerceli». Il riferimento è al progetto di mantenere sul territorio almeno il 75% delle imposte prodotte in Lombardia, cavallo di battaglia principale del programma leghista per le Regionali. Secondo il leader del Carroccio «in Lombardia il consenso della Lega aumenta perché gli elettori hanno capito che con questo accordo vinciamo. La sinistra pensava di avere già la vittoria in tasca, ora le cose si sono ribaltate. L'occasione per noi è straordinaria: possiamo guidare non solo al Lombardia ma tutto il Nord». «I sondaggi - ha detto ancora Maroni - ci danno in forte rimonta e la campagna è lunga, credo che si possa vincere e io punto a vincere, anche alle Politiche. Se vinciamo a Roma, il programma potrà essere applicato molto più in fretta. In campo ci sono due coalizioni: noi e Monti-Bersani, che è un nuovo Ulivo». Per il Quirinale, ha poi osservato Maroni, «mi piacerebbe Mario Draghi. Sarebbe un ottimo presidente de Ila Repubblica ». Ma, ha subito aggiunto il leader leghista, «Vedrei bene anche una donna, ho già indicato tempo fa Anna Finocchiaro perché è una persona equilibrata e di buonsenso, non è mossa da pregiudizi nei confronti del fronte opposto e penso che farebbe molto bene. Poi è una donna quindi ha una marcia in più». Riferendosi ancora alla chiamata alle urne, Maroni ha spiegato il motivo per il quale Umberto Bossi è stato individuato come capolista. «Non è un atto dovuto - ha detto ma è il riconoscimento alla sua storia e al fatto che in questi mesi, da quando sono segretario, ha svolto un ruolo importante per tenere unito il Movimento. Se oggi siamo qui e lottiamo per vincere e aprire una fase nuova è anche grazie a lui». La conquista del Pirellone per Maroni comporterà - a livello di segreteria federale - conseguenze già rese note in più occasioni. L'attuale segretario, infatti, ha ribadito che lascerà la guida della Lega quando vincerà le elezioni in Lombardia, e il nuovo segretario sarà scelto dal congresso. Con un'espressione efficace, Maroni ha detto: «Io seguo il principio "un culo una sedia"». Nei confronti del presidente uscente, Formigoni, il segretario del Carroccio ha usato parole amichevoli. «Come Governatore - ha affermato Maroni - ha lasciato un'eredità di eccellenza, per certi aspetti, in molti settori, che io ho intenzione di continuare». «Mi fa piacere che lui e il movimento di Cl abbiano deciso di sostenere lealmente la mia candidatura», ha aggiunto. E parlando di politica nazionale Maroni ha precisato: cdi candidato premier per scaramanzia non lo abbiamo indicato. La legge prescrive di indicare solo il capo della coalizione; quando vinceremo indicheremo insieme il capo del governo al presidente della Repubblica». In serata, a "Porta a Porta", affrontando il tema della fiscalità, il segretario federale ha spiegato a Vespa che «aumentare le tasse significa farsi del male». «Ci vuole invece uno shock fiscale per abbassarle - è stata la proposta forte di Maroni – in un primo tempo avremo meno introiti, ma con la ripresa economica aumenteranno». «Dobbiamo andare a Bruxelles e sbattere i pugni sul tavolo perché il nostro Paese ha diritto ad abbassare la pressione fiscale», ha aggiunto Maroni.
Alla domanda sul perché siano stati sentiti come testimoni numerosi esponenti della Lega durante le indagini, Greco ha risposto con estrema chiarezza: «Per ricostruire il giro delle società volano di altre società che si occupano delle quote latte». «Si è trattato - ha evidenziato il procuratore aggiunto di Milano - di perquisizioni personali a persone fisiche per bancarotta. Il fatto che lavorassero negli uffici della Lega non significa che le perquisizioni riguardavano il partito». «Le smentite di Maroni - ha tenuto, dunque, a sottolineare Greco - sono state corrette». Immediato l' intervento del segretario federale del Carroccio a commento delle parole del procuratore milanese: «La Lega non c'entra con le perquisizioni di ieri sulle quote latte: lo conferma la Procura di Milano», ha scritto Maroni sul proprio profilo Facebook e su Twitter. «Proprio come avevo detto io ieri - è il commento del leader leghista - Che soddisfazione! I giornali mascalzoni che ci hanno riempito di fango saranno chiamati a rispondere civilmente del danno fatto alla Lega onesta. Chiederò 10 milioni di euro, da dare in beneficenza». Giornata intensa di lavoro ieri per il leader della Lega, impegnato nella redazione di TgCom24 e, in serata a "Porta a Porta" con Bruno Vespa. Nel corso delle interviste ha avuto modo di dissertare sui temi scottanti dell'attualità politica e di anticipare le strategie del Carroccio per conquistare il governo del Pirellone, la battaglia che più sta a cuore al segretario leghista per dare vita alla Macroregione del Nord. Parlando di alleanze, Maroni ha spiegato che «d'accordo con il Pdl non è un ritorno all'antico ma un ritorno al futuro». «Prevede - ha spiegato - 16 miliardi di euro in più ogni anno in Lombardia, vuoi dire aiutare imprese e famiglia. Sono soldi nostri ed è giusto tenerceli». Il riferimento è al progetto di mantenere sul territorio almeno il 75% delle imposte prodotte in Lombardia, cavallo di battaglia principale del programma leghista per le Regionali. Secondo il leader del Carroccio «in Lombardia il consenso della Lega aumenta perché gli elettori hanno capito che con questo accordo vinciamo. La sinistra pensava di avere già la vittoria in tasca, ora le cose si sono ribaltate. L'occasione per noi è straordinaria: possiamo guidare non solo al Lombardia ma tutto il Nord». «I sondaggi - ha detto ancora Maroni - ci danno in forte rimonta e la campagna è lunga, credo che si possa vincere e io punto a vincere, anche alle Politiche. Se vinciamo a Roma, il programma potrà essere applicato molto più in fretta. In campo ci sono due coalizioni: noi e Monti-Bersani, che è un nuovo Ulivo». Per il Quirinale, ha poi osservato Maroni, «mi piacerebbe Mario Draghi. Sarebbe un ottimo presidente de Ila Repubblica ». Ma, ha subito aggiunto il leader leghista, «Vedrei bene anche una donna, ho già indicato tempo fa Anna Finocchiaro perché è una persona equilibrata e di buonsenso, non è mossa da pregiudizi nei confronti del fronte opposto e penso che farebbe molto bene. Poi è una donna quindi ha una marcia in più». Riferendosi ancora alla chiamata alle urne, Maroni ha spiegato il motivo per il quale Umberto Bossi è stato individuato come capolista. «Non è un atto dovuto - ha detto ma è il riconoscimento alla sua storia e al fatto che in questi mesi, da quando sono segretario, ha svolto un ruolo importante per tenere unito il Movimento. Se oggi siamo qui e lottiamo per vincere e aprire una fase nuova è anche grazie a lui». La conquista del Pirellone per Maroni comporterà - a livello di segreteria federale - conseguenze già rese note in più occasioni. L'attuale segretario, infatti, ha ribadito che lascerà la guida della Lega quando vincerà le elezioni in Lombardia, e il nuovo segretario sarà scelto dal congresso. Con un'espressione efficace, Maroni ha detto: «Io seguo il principio "un culo una sedia"». Nei confronti del presidente uscente, Formigoni, il segretario del Carroccio ha usato parole amichevoli. «Come Governatore - ha affermato Maroni - ha lasciato un'eredità di eccellenza, per certi aspetti, in molti settori, che io ho intenzione di continuare». «Mi fa piacere che lui e il movimento di Cl abbiano deciso di sostenere lealmente la mia candidatura», ha aggiunto. E parlando di politica nazionale Maroni ha precisato: cdi candidato premier per scaramanzia non lo abbiamo indicato. La legge prescrive di indicare solo il capo della coalizione; quando vinceremo indicheremo insieme il capo del governo al presidente della Repubblica». In serata, a "Porta a Porta", affrontando il tema della fiscalità, il segretario federale ha spiegato a Vespa che «aumentare le tasse significa farsi del male». «Ci vuole invece uno shock fiscale per abbassarle - è stata la proposta forte di Maroni – in un primo tempo avremo meno introiti, ma con la ripresa economica aumenteranno». «Dobbiamo andare a Bruxelles e sbattere i pugni sul tavolo perché il nostro Paese ha diritto ad abbassare la pressione fiscale», ha aggiunto Maroni.

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