lunedì 28 gennaio 2013

«E ora di RIVOLTARE la LOMBARDIA per costruire la NUOVA EUROPA»


“Andrea Ballarin”
“La Padania 27-28.01.2013”


l "Maroni Point" aprono i battenti l’uno dopo l'altro in tutta la Lombardia con la garanzia di diventare dei punti di ascolto territoriali , nessuna chiusura di saracinesca è prevista, nemmeno nel caso di un' improbabile sconfitta. «Perché i sondaggi dicono che siamo avanti e che stiamo crescendo», rassicurava ieri a Varese il segretario federale della Lega Nord, Roberto Maroni, inaugurando quello di via Satto, proprio di fronte al Municipio. Da queste parti, tra le mura di casa, lui per tutti è il "Bobo", un amico, uno che parla la stessa lingua e ragiona con gli stessi valori della moltitudine di varesini venuti ad  assistere al taglio del nastro della sede della lista civica "Maroni Presidente" e alla presentazione dei sette candidati che lo sostengono nella corsa verso il Pirellone. Il "Bobo" per gli abitanti della Città Giardino sarà governatore, senza se e senza ma, perché il principio del "75%" da queste parti ha fatto breccia nei cuori e nelle menti sin dalla prima enunciazione. Quel principio definito dal Corrierone il "Sogno della Lega", un sogno che, monetizzato, va le 16 miliardi di euro. Maroni non perde occasione per ribadire che ai sogni bisogna crederci e che, credendoci fino in fondo, i sogni si realizzano. «Sedici miliardi di euro – spiega il leader leghista alla folla che lo ascolta – sono il valore aggiunto in più che rimarrebbe in Lombardia se potessimo trattenere  sul territorio il 75% delle tasse frutto del nostro lavoro». C'è uno squadrone intero con Maroni pronto a guerreggiare pur di affermarlo questo principio: Paolo Cherubino , luminare della medicina, docente universitario, volto noto, altamente qualificato e rispettato. E, poi, Luca Ferrazzi, ex assessore regionale all'Agricoltura; Antonio Rosati, presidente del Varese Calcio, l'imprenditrice nel settore aerospaziale Sabrina Merletti; Maria Vittoria Caprara, bancaria, Simone Canciani , studente, e Maria Sole De Medio, presidente della Comunità montana del Piambello.
«Svelo un retroscena - racconta Maroni presentando i candidati della Civica - ho accettato di candidarmi alla presidenza della Regione  Lombardia solo quando ho avuto la certezza che sarei stato affiancato da una lista civica composta di persone come quelle che ci sono qui oggi». «Persone – ha ripreso Maroni - che vengono di rettamente dalla società civile, presenti sul territorio, indipendenti dalla politica, che hanno accettato di mettere in gioco la loro vita, la loro professionalità per un grande sogno».  Queste persone - ha sottolineato il leader del Carroccio - hanno qualcosa in più rispetto ai candidati di altre false liste  civiche, sono espressione del Nord». Un Nord che, necessariamente, dovrà diventare nucleo centrale della nuova Europa che ha in testa il segretario leghista. «Per questo dico, rivoltiamo la Lombardia - è stato l'appello di Maroni ai presenti - e facciamola diventare la più grande d'Europa». «Il secondo pilastro del nostro progetto si basa sull'istituzione della  Marcoregione del Nord – ha puntualizzato poi Maroni - con Veneto, Piemonte, Friuli Venezia Giulia. Un'area così potente dalla quale qualsiasi governo dovrà passare a fare i conti». È sabato, sono le dieci e trenta del mattino. Di lì a pochi metri i Giardini Estensi iniziano a popolarsi di famiglie in passeggiata. C'è il sole ma l' obbligo di giubbotto e sciarpa è inderogabile considerata la temperatura piuttosto rigida. Ma qui la politica, quella per bene, si fa tra la gente, non nei palazzi. Per questo, infreddoliti tra la folla, si notano il sindaco della città, Attilio Fontana, il presidente della Provincia di Varese, Dario Galli, e uno storico amico di Roberto Maroni, l'attore Renato Pozzetto, instancabile supporter del "Bobo" . Letteralmente assediato dai giornalisti, il candidato alla presidenza della Regione è costretto più volte a spostare l'attenzione dai temi lombardi a quelli nazionali. D'altronde, di carne al fuoco ce n'è parecchia, partendo dallo scandalo Mps e passando fatalmente dagli intrecci innegabili con il Pd e il presidente del Consiglio Mario Monti con la vicenda medesima. «Noi abbiamo chiesto due cose - ha argomentato Maroni – che Monti, lui personalmente, venga alla Camera a riferire in Aula degli aiuti dati alla banca e che quest'ultima, se fosse accertato il pagamento di tangenti, venga commissariata. Inoltre che le forze politiche, cioè il Pd che l'ha sostenuta, e che ne è il padrone, ammetta le sue responsabilità». Strani personaggi Monti e Bersani, da settimane litigano di fronte a giornalisti e telecamere ma i punti che li accomunano sono sempre più evidenti. Per forza, sembra di re Maroni, perché «Monti attacca il Pd ma con il Pd ha già l'accordo in tasca». «Monti è stato al governo per 13 mesi con il Pd e adesso lo attacca ma è tutta una finta – chiosa Maroni - perché ha già fatto l 'accordo con il Pd e il Pd ha già fatto l'accordo con Monti che è un vero professore inciucio ». L'appuntamento varesino di Maroni si conclude con l'enunciazione di un principio che agli avversari sembra essere sconosciuto: «Io mi sono candidato solo in Lombardia e non ho un paracadute a Roma come tanti altri – ha fatto notare il leader del Carroccio -se vincerò farò il presidente della Regione Lombardia e se perderò farò il consigliere regionale nella mia regione. Questa è serietà e onestà ». Questi ultimi, a quanto pare, concetti estranei a Nichi Vendola, da un paio di giorni a Milano per una gitarella. L'esponente di Sel – cercando evidentemente una visibilità che altrimenti nessuno gli avrebbe concesso a fronte della sola illustrazione di un accessorio programma elettorale - ha attaccato frontalmente la Lega accusandola di legami con la malavita del Sud, zona dalla quale lo stesso Vendola dimentica spesso di provenire. «La 'ndrangheta è entrata in Lombardia anche grazie a una loffia confidenza che i vertici del  Carroccio hanno avuto con ambienti militanti nel partito della malavita», ha detto Vendola, sottolineando come «quando Formigoni mi diede del drogato perché denunciavo la 'ndrangheta al nord, Maroni tacque». Chissà perché, vien da pensare. Un' eleganza di comportamento, però, ieri, messa a dura prova: «Vendola mi sta anche simpatico - ha replicato a stretto giro di tweet Maroni - ma risponderà in tribunale delle cazzate che continua a sparare sulla Lega».  

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