“Filippo
Manwuller”
“La
Padania 15.01.2013”
Un
"ticket" per l'altalena e lo scivolo a l parco. In tempi di tasse diffuse,
strampalate, aggravate, accade che il Comune di Bologna lanci la proposta di un
tributo sull'utilizzo dei giochi pubblici da parte dei bimbi. L' iniziativa è
arrivata l'altro giorno dall'assessore Patrizia Gabellini (tecnico prestato
alla politica) e in questi giorni sta scatenando le ire di genitori e
consiglieri. «Tra un po' ci faranno pagare anche la Madonna di San Luca»,
qualcuno ha ironizzato, mentre ieri, dai banchi del consiglio, a palazzo d'Accursio,
il capogruppo leghista Manes Bernardini ha alzato le barricate («L' idea
di pagare per altalene e dondoli grida vendetta: così si scaricano sui bambini
le conseguenze degli atti vandalici») e ha rilanciato con una sua proposta: una
sorta di "taglia" sui vandali. «Siamo pronti · ha precisato
l'esponente leghista - a offrire una ricompensa a chi "pizzica" i
vandali che danneggiano le strutture pubbliche», aggiungendo poi in consiglio
che «Si potrebbe trattare di un bonus fiscale comunale (ad esempio 50 euro di sconto sulla
tassa rifiuti o sull'Imu)». «Tra l'amministrazione comunale e il governo fanno
a gara a chi la spara più grossa», ha rincarato la dose il deputato Fabio
Rainieri, segretario della Lega Emilia.
«È Chiaro che, si tratti del Pd o dell'agglomerato montiano, la sostanza non cambia: la politica è e rimarrà quella delle tasse "a valanga". «È drammatico e scandaloso che si possa anche solo pensare di penalizzare i bimbi, mentre si concedono fiumi di licenze al gioco d'azzardo, con tutte le funeste conseguenze del caso», dice ancora Rainieri. Esposta al "fuoco", l'assessore Gabellini è dovuta correre ai ripari : «Si tratta di una sola proposta che è stata avanzata da privati». Ma "nella città del comunismo" (come l'ha definita Bernardini) tanto è bastato a scatenare il putiferio. Il Corriere, ieri, alla notizia ha dedicato la prima pagina. Il giornalista di via Solferino, Francesco Alberti, ha dato voce a quanti hanno ricordato che Bologna è la città di Giuseppe Dozza, il sindaco comunista che "rimise in piedi " il comune, trasformando i cocci della seconda guerra mondiale in "case e welfare" . «Vi immaginate le urla se vedesse che vogliono far pagare i giochi ai bambini nei parchi pubblici?» qualcuno ha osservato tra portici e via li. Ed effettivamente viene da dire che, tra case del popolo e camere del lavoro, solo qualche decina di anni fa una simile proposta avrebbe acceso focolai di rivoluzione. Per il solo fatto di essere stata messa sul tavolo del dibattito politico. «Il nostro segretario federale Roberto Maroni l'aveva profetizzato, nell'agosto scorso, di fronte alla delirante proposta di un balzello sulle bibite gassate: "Tasseranno anche l'aria ", aveva detto. Ebbene, il Pd è riuscito a fare ancora peggio», osserva Rainieri. A Bologna rimangono in piedi altre ipotesi di percorso, che nelle polemiche di questi giorni sono passate sotto l'uscio. Una è cela strada della sussidiarietà»: «Affidare a gruppi di genitori la gestione dei giochi», l'altra quella degli sponsor: le aziende affittano spazi pubblici e ne garantiscono la manutenzione, in cambio di pubblicità. Ma non è certo che uno sponsor basterà a cancellare quello che tanti nostalgici hanno giudicato un affronto all'antica tradizione operaia. E tanti genitori come «un'offesa al buon senso».
«È Chiaro che, si tratti del Pd o dell'agglomerato montiano, la sostanza non cambia: la politica è e rimarrà quella delle tasse "a valanga". «È drammatico e scandaloso che si possa anche solo pensare di penalizzare i bimbi, mentre si concedono fiumi di licenze al gioco d'azzardo, con tutte le funeste conseguenze del caso», dice ancora Rainieri. Esposta al "fuoco", l'assessore Gabellini è dovuta correre ai ripari : «Si tratta di una sola proposta che è stata avanzata da privati». Ma "nella città del comunismo" (come l'ha definita Bernardini) tanto è bastato a scatenare il putiferio. Il Corriere, ieri, alla notizia ha dedicato la prima pagina. Il giornalista di via Solferino, Francesco Alberti, ha dato voce a quanti hanno ricordato che Bologna è la città di Giuseppe Dozza, il sindaco comunista che "rimise in piedi " il comune, trasformando i cocci della seconda guerra mondiale in "case e welfare" . «Vi immaginate le urla se vedesse che vogliono far pagare i giochi ai bambini nei parchi pubblici?» qualcuno ha osservato tra portici e via li. Ed effettivamente viene da dire che, tra case del popolo e camere del lavoro, solo qualche decina di anni fa una simile proposta avrebbe acceso focolai di rivoluzione. Per il solo fatto di essere stata messa sul tavolo del dibattito politico. «Il nostro segretario federale Roberto Maroni l'aveva profetizzato, nell'agosto scorso, di fronte alla delirante proposta di un balzello sulle bibite gassate: "Tasseranno anche l'aria ", aveva detto. Ebbene, il Pd è riuscito a fare ancora peggio», osserva Rainieri. A Bologna rimangono in piedi altre ipotesi di percorso, che nelle polemiche di questi giorni sono passate sotto l'uscio. Una è cela strada della sussidiarietà»: «Affidare a gruppi di genitori la gestione dei giochi», l'altra quella degli sponsor: le aziende affittano spazi pubblici e ne garantiscono la manutenzione, in cambio di pubblicità. Ma non è certo che uno sponsor basterà a cancellare quello che tanti nostalgici hanno giudicato un affronto all'antica tradizione operaia. E tanti genitori come «un'offesa al buon senso».

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