“Massimiliano Capitanio”
“La
Padania 19.12.2012”
Adesso gli
elettori lombardi di centrodestra e di centro non possono più sbagliare: se mai
l'universo di Roberto Formigoni dovesse
ostinarsi sulla candidatura di Gabriele Albertini, il programma
elettorale di quella compagine sarà dettato da Mario Monti. Quello
stesso Monti che sta tagliando 2500 posti letto negli ospedali della Lombardia,
che trova 4 miliardi di euro per il Monte dei Paschi di Siena ma nemmeno un
centesimo per i pensionati e gli esodati lombardi, che manda camionate di
miliardi di euro ai fondi salva-stati europei per poi costringere Comuni e Province
lombarde ad aumentare tasse e alzare l'Imu. L'ex Celeste lo ha ribadito ieri a
Milano a margine della firma di un accordo con la Coldiretti per l'Expo 2015. Dopo
aver riferito di essersi incontrato la sera prima ad Arcore con Berlusconi, ha
aggiunto: «La considerazione che abbiamo condiviso è che vista anche la stima che
Monti ha ricevuto dall'Europa ci auguriamo che non si sottragga e scelga di
spendersi nella battaglia... Svestire i panni del tecnico per il premier non sarebbe
una diminutio». Se il modello deve essere quindi quello di una Lombardia salvadanaio di Roma e Bruxelles, è
chiaro che la risposta del Carroccio non possa che essere ferma . Anche perché,
al momento, la riabilitazione politica del dimissionario Mario Monti porta una
sola firma, quella del Cavaliere di Villa San Martino.
«Ritengo improbabile che Berlusconi si ritiri - ha fatto notare il sindaco di Verona, Flavio Tosi, in una intervista a LA7 - Per come è fatto lui sarebbe un atto contro se stesso, però se si limitasse a fare il padre nobile del Pdl sarebbe un gesto apprezzato da tanti, sia dal centrodestra che dai cittadini in generale». Nel Veneto di Tosi e Zaia, come noto, l'asse Lega-Pdl in assetto iper-autonomista e anti-montiano funziona eccome. «Se avesse un ruolo esterno e non scendesse in campo in prima persona - ha proseguito Tosi – Berlusconi farebbe una cosa intelligente dal punto di vista politico, ma sappiamo bene quanto lui sia protagonista». Da qui un punto fermo. «La non candidatura di Berlusconi (è) un pre-requisito per una possibile alleanza con il Pdl – ha concluso il sindaco - Ieri il Consiglio federale ha dato mandato pieno al segretario Maroni per valutare le condizioni migliori per vincere in Lombardia». Stessa linea per il governatore Luca Zaia: «È stato dato mandato a Maroni di trattare le alleanze nazionali, punto. Io non perdo tempo a fare riunioni, perché i Veneti devono avere un Governatore che si occupi di loro ventiquattrore su ventiquattro. Qui stiamo governando benissimo col Pdl e risultati sono sotto gli occhi di tutti. E anche la compattezza della mia maggioranza direi che ha superato dei collaudi unici». Le prossime ore dovranno meglio delineare anche la carta di identità del fu Pdl, con un'anima ciellina schierata con Formigoni e l'ala destra di Ignazio La Russa che, l'altra sera a Porta a Porta, ha annunciato l'uscita dal Popolo della libertà per dare vita a "Centrodestra nazionale". Schieramento che dovrebbe comunque correre al fianco del Pdl di Angelino Alfano, portandosi dietro la corrente di Italia protagonista. Tante parole, tante correnti, pochi i fatti. Di Nord e questione settentrionale, manco a parlarne. Ci pensa Matteo Salvini, rispondendo ad una sparata centra - lista di Sandro Bondi, più noto per la rubrica su Vanity Fair che per il passato da ministro. «Se il Pdl pensa davvero che il progetto europeo di una Macroregione del Nord sia solo "fantasia" come sostiene Sandro Bondi, ogni discorso con la Lega è definitivamente chiuso - ha fatto sapere l'eurodeputato del Carroccio – Berlusconi sarebbe più forte senza allearsi a una Lega che riproduce fantasiose macroregioni del Nord? Cosa ne pensano Alfano e i coordinatori ed esponenti del Pdl di Lombardia, Piemonte e Veneto che da mesi parlano di Macroregione del Nord come unica risposta possibile per rilanciare lavoro, impresa ed economia? ». Intanto a sinistra Umberto Ambrosoli ha dovuto in extremis risolvere il suo imbarazzante conflitto di interessi, lasciando il Consiglio di amministrazione di Rcs. E a Radio24 chiede: «Se verrò eletto, non chiamatemi governatore». Come per Grillo e per Monti, anche per il monarchico di sinistra sono prioritarie le lezioni di lessico alla stampa. Quelli sono i problemi, il Nord può attendere.
«Ritengo improbabile che Berlusconi si ritiri - ha fatto notare il sindaco di Verona, Flavio Tosi, in una intervista a LA7 - Per come è fatto lui sarebbe un atto contro se stesso, però se si limitasse a fare il padre nobile del Pdl sarebbe un gesto apprezzato da tanti, sia dal centrodestra che dai cittadini in generale». Nel Veneto di Tosi e Zaia, come noto, l'asse Lega-Pdl in assetto iper-autonomista e anti-montiano funziona eccome. «Se avesse un ruolo esterno e non scendesse in campo in prima persona - ha proseguito Tosi – Berlusconi farebbe una cosa intelligente dal punto di vista politico, ma sappiamo bene quanto lui sia protagonista». Da qui un punto fermo. «La non candidatura di Berlusconi (è) un pre-requisito per una possibile alleanza con il Pdl – ha concluso il sindaco - Ieri il Consiglio federale ha dato mandato pieno al segretario Maroni per valutare le condizioni migliori per vincere in Lombardia». Stessa linea per il governatore Luca Zaia: «È stato dato mandato a Maroni di trattare le alleanze nazionali, punto. Io non perdo tempo a fare riunioni, perché i Veneti devono avere un Governatore che si occupi di loro ventiquattrore su ventiquattro. Qui stiamo governando benissimo col Pdl e risultati sono sotto gli occhi di tutti. E anche la compattezza della mia maggioranza direi che ha superato dei collaudi unici». Le prossime ore dovranno meglio delineare anche la carta di identità del fu Pdl, con un'anima ciellina schierata con Formigoni e l'ala destra di Ignazio La Russa che, l'altra sera a Porta a Porta, ha annunciato l'uscita dal Popolo della libertà per dare vita a "Centrodestra nazionale". Schieramento che dovrebbe comunque correre al fianco del Pdl di Angelino Alfano, portandosi dietro la corrente di Italia protagonista. Tante parole, tante correnti, pochi i fatti. Di Nord e questione settentrionale, manco a parlarne. Ci pensa Matteo Salvini, rispondendo ad una sparata centra - lista di Sandro Bondi, più noto per la rubrica su Vanity Fair che per il passato da ministro. «Se il Pdl pensa davvero che il progetto europeo di una Macroregione del Nord sia solo "fantasia" come sostiene Sandro Bondi, ogni discorso con la Lega è definitivamente chiuso - ha fatto sapere l'eurodeputato del Carroccio – Berlusconi sarebbe più forte senza allearsi a una Lega che riproduce fantasiose macroregioni del Nord? Cosa ne pensano Alfano e i coordinatori ed esponenti del Pdl di Lombardia, Piemonte e Veneto che da mesi parlano di Macroregione del Nord come unica risposta possibile per rilanciare lavoro, impresa ed economia? ». Intanto a sinistra Umberto Ambrosoli ha dovuto in extremis risolvere il suo imbarazzante conflitto di interessi, lasciando il Consiglio di amministrazione di Rcs. E a Radio24 chiede: «Se verrò eletto, non chiamatemi governatore». Come per Grillo e per Monti, anche per il monarchico di sinistra sono prioritarie le lezioni di lessico alla stampa. Quelli sono i problemi, il Nord può attendere.

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