“Stefano Bruno Galli”
“ilsussidiario.net 30.11.2012”
Al segretario federale del Carroccio Roma non
interessa più. È vero che ha più volte ribadito, in questi giorni, di non poter
essere alleato in Lombardia con un partito come il Pdl che in Parlamento è
schierato su posizioni radicalmente opposte rispetto alla Lega, perché sostiene
il governo Monti e il Carroccio no, è all’opposizione. Ma le ragioni più
profonde e più vere del disimpegno devono essere individuate nella volontà di
arroccarsi nel fortino elettorale e ripartire dal Nord – recuperando l’antica
fisionomia ideologica della Lega, che nacque proprio nel nome della Questione
settentrionale – più che nella logica delle alleanze nell’ambito del
centrodestra. Oltretutto, nella prospettiva – da più parti auspicata – di un
Monti bis, la ritirata della Lega da Roma avrebbe il significato di una forte
delegittimazione del già boccheggiante sistema politico italiano in quanto il
Carroccio è l’unico partito schierato sin dall’inizio all’opposizione del
governo dei professori. E un governo senza opposizione parlamentare
rappresenterebbe il dramma di una democrazia malata. La stessa merce di scambio
che gli viene proposta dall’ex premier Silvio Berlusconi – ti sosteniamo in
Lombardia ma tu e la Lega sosterrete il Pdl alle elezioni politiche – non fa
presa. Lo scambio di voti a Maroni – che comunque è disponibile e pronto alle
primarie di coalizione per le elezioni in Lombardia – importa solo fino a un
certo punto. Perché ha capito che questi balletti da prima Repubblica non
intercettano più gli orientamenti dell’elettorato. Anzi, sono molto dannosi.
Così come sarebbe stato dannoso, all’indomani della crisi politica in Regione Lombardia, far cadere – da parte del Pdl – Piemonte e Veneto come vendetta consumata ancora a caldo. L’elettorato non ne vuol più sapere di questi giochi e giochetti, tatticismi che hanno fatto il loro tempo e non rappresentano più una tecnica efficace e vincente nella gestione del potere. La gente è stufa di tutto ciò. Soprattutto di fronte a una grave crisi come quella che sta attraversando il Paese. Crisi che è economica, ma anche politica. Le recenti elezioni siciliane hanno dimostrato che il grillismo pesca voti nell’elettorato – deluso – dei partiti tradizionali più che nell’area del non-voto. Altrimenti le astensioni non sarebbero state così elevate. Ciò dimostra che c’è una larga fetta dell’elettorato che si richiama al legittimo diritto all’astensione per manifestare il proprio dissenso e la propria opposizione al sistema dei partiti, ma non si fida delle demagogiche ricette di un comico e dei suoi improvvisati seguaci. La politica è una cosa troppo seria per essere affidata a un comico. Questo elettorato chiede un progetto politico concreto, convincente e credibile. E Maroni cerca di offrirglielo, consapevole che proprio in quest’area c’è uno spazio politico di consenso assai più ampio rispetto ad altri ambiti in cui andare a intercettare i voti.
Così come sarebbe stato dannoso, all’indomani della crisi politica in Regione Lombardia, far cadere – da parte del Pdl – Piemonte e Veneto come vendetta consumata ancora a caldo. L’elettorato non ne vuol più sapere di questi giochi e giochetti, tatticismi che hanno fatto il loro tempo e non rappresentano più una tecnica efficace e vincente nella gestione del potere. La gente è stufa di tutto ciò. Soprattutto di fronte a una grave crisi come quella che sta attraversando il Paese. Crisi che è economica, ma anche politica. Le recenti elezioni siciliane hanno dimostrato che il grillismo pesca voti nell’elettorato – deluso – dei partiti tradizionali più che nell’area del non-voto. Altrimenti le astensioni non sarebbero state così elevate. Ciò dimostra che c’è una larga fetta dell’elettorato che si richiama al legittimo diritto all’astensione per manifestare il proprio dissenso e la propria opposizione al sistema dei partiti, ma non si fida delle demagogiche ricette di un comico e dei suoi improvvisati seguaci. La politica è una cosa troppo seria per essere affidata a un comico. Questo elettorato chiede un progetto politico concreto, convincente e credibile. E Maroni cerca di offrirglielo, consapevole che proprio in quest’area c’è uno spazio politico di consenso assai più ampio rispetto ad altri ambiti in cui andare a intercettare i voti.

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