“Paolo Brera”
“La Padania 20.12.2012”
Si candida, non si candida? Chi lo sa, e poi cambia davvero poco.
A con tare tan to, in termini di utili, sono invece le banche da sempre vicine al
cuore di Mario Monti. Banche che si descrivono «in ginocchio» nelle loro
trattative con i sindacati, che parlano di tagli are 20 - 30.000 dipendenti , che
lamentano alte sofferenze e margini risicati - ma poi, in un documento che
sarebbe dovuto rimanere riservato e invece è trapelato, dicono di attendersi
per il biennio in corso utili per 10,5 miliardi. Per i quali possono
ringraziare Monti e i suoi tecnici. Il documento è del mese scorso ed era
riserva to al Fondo monetario internazionale. Ma il segretario generale della
Fabi, Landa Maria Sileoni, ne ha avuto per le mani una copia e ha spietatamente citato i dati in essa contenuti
la settimana scorsa in una tavola rotonda a Roma . La faccenda è stata notata
dal collega Francesco De Dominicis di Libero e poi dal micidiale sito
Dagospia. E siccome i colleghi sanno ragionare, hanno subito capito che
i conti non tornavano. Già, perché le cifre sul settore bancario fornite in altri
documenti dell'Abi non vanno molto d'accordo
con i dati sugli utili. Secondo l'ultimo rapporto Abi, aggiornato con i dati di
novembre, il settore sente il peso della recessione, fa i conti con la cattiva
qualità del credito, opera con spread sui tassi ridotti ai minimi storici e
mostra prospettive di redditività sempre grame.
Sono dolori che secondo I'Abi impediscono non solo di accrescere l'occupazione, ma anche di mantenere gli attuali occupati. In un simile contesto, ha detto il chief economist Gianfranco Torriero, «per un recupero di redditività occorrerà aspettare il superamento della crisi, con la ripresa collocata tra fine 2013 e il 2014». Invece nel documento per il Fmi il settore del credito è in piena riscossa. Se nel 2011 ha avuto perdite per 23,1 miliardi, già quest'anno avrà 4 miliardi di utile e l'anno prossimo ne avrà per 6,5 miliardi. Già, perché quasi tutto migliorerà: dal mercato ·dei prestiti a famiglie e imprese (+0,5% quest'anno e +1,9% l'anno prossimo) al margine di interesse, che dopo un lieve calo dell'1,2%, salirà a +2,5% nel 2013. Le sofferenze cresceranno ancora, ma invece del 27,6% dello scorso anno saliranno del 18,4% nel 2012 e del 13,8% l'anno successivo. Andrà bene anche la raccolta: in diminuzione nel 2011 (-2,7%). salirà invece del 4,0 e 3,8% quest'anno e l'anno venturo. Gli impieghi restano d'altra parte in assestamento, con il totale dei prestiti ai residenti che si colloca a 1.928,8 miliardi, in discesa dell'1,7%. Gli impieghi verso famiglie e imprese sono calati dell'1,91% annuo in novembre, a 1.484,5 miliardi, dopo essere scesi in ottobre del 2,72%. Ma se non s i dà denaro alle famiglie e all'economia, come si arriva agli utili indicati nel rapporto trapelato? Non è poi così chiaro, però un'ipotesi si può fare: protagonista dei guadagni è il portafoglio titoli, che è arrivato secondo I'Abi a 861,9 miliardi di euro. Buona parte di questo portafoglio consiste di titoli del debito pubblico, essenzialmente italiani, spesso finanziati dalla Banca centrale con prestiti a bassissimo tasso d'interesse. Un giro di denaro assolutamente sicuro e abbastanza redditizio. E su tutti i possibili numeri , croce e delizia di qualsiasi giornalista economico, pesa la politica filobancaria del perituro governo Monti. Il Primo dei Non Eletti viene dal mondo delle banche e ha sempre un occhio di riguardo per le loro esigenze. Ha tassato le case, le pensioni e i consumi della gente, non le remunerazioni dei dirigenti della finanza né i profitti delle banche. Ha imposto ai pensionati a mille euro al mese di aprire un conto e ha messo un limite ridicolmente basso alle operazioni che possono essere regolate in con tanti. Piccole cifre, ma tolte a milioni di persone. Ecco, anche così i profitti finiscono per gonfiarsi. E le banche, commosse, ringraziano il loro agente a Palazzo Chigi.
Sono dolori che secondo I'Abi impediscono non solo di accrescere l'occupazione, ma anche di mantenere gli attuali occupati. In un simile contesto, ha detto il chief economist Gianfranco Torriero, «per un recupero di redditività occorrerà aspettare il superamento della crisi, con la ripresa collocata tra fine 2013 e il 2014». Invece nel documento per il Fmi il settore del credito è in piena riscossa. Se nel 2011 ha avuto perdite per 23,1 miliardi, già quest'anno avrà 4 miliardi di utile e l'anno prossimo ne avrà per 6,5 miliardi. Già, perché quasi tutto migliorerà: dal mercato ·dei prestiti a famiglie e imprese (+0,5% quest'anno e +1,9% l'anno prossimo) al margine di interesse, che dopo un lieve calo dell'1,2%, salirà a +2,5% nel 2013. Le sofferenze cresceranno ancora, ma invece del 27,6% dello scorso anno saliranno del 18,4% nel 2012 e del 13,8% l'anno successivo. Andrà bene anche la raccolta: in diminuzione nel 2011 (-2,7%). salirà invece del 4,0 e 3,8% quest'anno e l'anno venturo. Gli impieghi restano d'altra parte in assestamento, con il totale dei prestiti ai residenti che si colloca a 1.928,8 miliardi, in discesa dell'1,7%. Gli impieghi verso famiglie e imprese sono calati dell'1,91% annuo in novembre, a 1.484,5 miliardi, dopo essere scesi in ottobre del 2,72%. Ma se non s i dà denaro alle famiglie e all'economia, come si arriva agli utili indicati nel rapporto trapelato? Non è poi così chiaro, però un'ipotesi si può fare: protagonista dei guadagni è il portafoglio titoli, che è arrivato secondo I'Abi a 861,9 miliardi di euro. Buona parte di questo portafoglio consiste di titoli del debito pubblico, essenzialmente italiani, spesso finanziati dalla Banca centrale con prestiti a bassissimo tasso d'interesse. Un giro di denaro assolutamente sicuro e abbastanza redditizio. E su tutti i possibili numeri , croce e delizia di qualsiasi giornalista economico, pesa la politica filobancaria del perituro governo Monti. Il Primo dei Non Eletti viene dal mondo delle banche e ha sempre un occhio di riguardo per le loro esigenze. Ha tassato le case, le pensioni e i consumi della gente, non le remunerazioni dei dirigenti della finanza né i profitti delle banche. Ha imposto ai pensionati a mille euro al mese di aprire un conto e ha messo un limite ridicolmente basso alle operazioni che possono essere regolate in con tanti. Piccole cifre, ma tolte a milioni di persone. Ecco, anche così i profitti finiscono per gonfiarsi. E le banche, commosse, ringraziano il loro agente a Palazzo Chigi.

Nessun commento:
Posta un commento