“La
Padania 10.11.2012”
Dopo
il tovagliolo di Berlusconi, il tovagliolo del ministro. Simpatico siparietto
quello che ha visto protagonisti l'onorevole leghista Pierguido Vanalli e il titolare
del dicastero per i Rapporti con il Parlamento
Piero Giarda. Mentre in aula si discuteva animatamente a proposito di uno degli
argomenti "caldi" di questi giorni, l'accorpamento delle Province, il
ministro ha iniziato a spiegare
al deputato bergamasco del Carroccio l'esito di alcun i studi da lui condotti
sul problema dei costi degli enti locali e del loro rapporto con l'entità della
popolazione. E, sorpresa, Giarda avrebbe prodotto un modello matematico che dà
i seguenti risultati: nelle province del centro-nord, più aumenta la
popolazione più diminuiscono i costi delle province stesse; in quelle del sud,
invece, all'aumento della popolazione segue un aumento, di pari passo, delle
spese. La conseguenza? Accorpando le province del centro nord si abbatterebbero
i costi, mentre unendo quelle del sud non cambierebbe assolutamente nulla.
Anzi, di nuovo sarebbe confermata la vecchia regola che dalla Toscana in su
conosciamo fin troppo bene: si risparmia al nord per tenere a galla il sud
degli sprechi. «Complimenti al ministro - ridacchia Vanalli – per aver scoperto
l'acqua calda. O meglio, per aver dimostrato ancora una volta quello che la
Lega va dicendo da sempre, ossia che si continua
a mungere dalle nostre campagne e della nostre valli per mantenere il Mezzogiorno.
Quando gliel'ho fatto notare, il ministro ha risposto che ho fatto la solita osservazione
leghista. Ma, guarda caso, i suoi conti non fanno che arrivare alle stesse conclusioni
che noi abbiamo tratto da anni e che continuiamo a ribadire con forza: il nord
viene sistematicamente spremuto per mantenere il sud. Il suo schema disegnato sul
tovagliolo di carta altro non è che la dimostrazione grafica di questo
concetto». Il che non implica, secondo Vanalli , che una razionalizzazione delle
province non sia necessaria, anzi: «l costi in alcuni casi sono eccessivi e c'è
bisogno di chiedersi se, effettivamente, sia indispensabile l'esistenza di alcune
province che contano solo poche decine di migliaia di abitanti.
La razionalizzazione - sottolinea il deputato del Carroccio è un procedimento da adottare senz'altro, ma occorre prima studiare con calma e in modo approfondito dove e come i soldi sono spesi ma anche dove e come si può risparmiare. E in questi tagli coinvolgerei altri enti, come ad esempio le Questure. Una volta optato per l'accorpamento, però, bisogna scegliere con cura chi accorpare con cosa tenendo ben presente il quadro non solo socio-politico ed economico, ma anche culturale. Altrimenti si rischia di compiere errori marchiani». Nell'occhio del ciclone, inoltre, c'è anche la modifica del Dl che prevede, per i presidenti delle province superstiti, l'elezione non più diretta da parte dei cittadini ma "mediata" dai consigli comunali e dai sindaci dei singoli Comuni. In poche parole, mentre prima votando si sceglieva direttamente il presidente della propria provincia, ora saranno i sindaci dei Comuni competenti a farlo, «sottraendo – ribadisce Vanalli - questa carica dal controllo diretto degli elettori». Insomma, un altro pasticcio. Chi lo illustrerà graficamente stavolta?
La razionalizzazione - sottolinea il deputato del Carroccio è un procedimento da adottare senz'altro, ma occorre prima studiare con calma e in modo approfondito dove e come i soldi sono spesi ma anche dove e come si può risparmiare. E in questi tagli coinvolgerei altri enti, come ad esempio le Questure. Una volta optato per l'accorpamento, però, bisogna scegliere con cura chi accorpare con cosa tenendo ben presente il quadro non solo socio-politico ed economico, ma anche culturale. Altrimenti si rischia di compiere errori marchiani». Nell'occhio del ciclone, inoltre, c'è anche la modifica del Dl che prevede, per i presidenti delle province superstiti, l'elezione non più diretta da parte dei cittadini ma "mediata" dai consigli comunali e dai sindaci dei singoli Comuni. In poche parole, mentre prima votando si sceglieva direttamente il presidente della propria provincia, ora saranno i sindaci dei Comuni competenti a farlo, «sottraendo – ribadisce Vanalli - questa carica dal controllo diretto degli elettori». Insomma, un altro pasticcio. Chi lo illustrerà graficamente stavolta?

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