“Paolo Brera”
“La Padania
20.11.2012”
Fra il 2001e il
2012, per effetto delle varie manovre di finanza pubblica, il prelievo fiscale
netto è aumentato in Italia di 103 miliardi di euro, cioè di 9 miliardi
all'anno. La pressione fiscale, ossia il rapporto fra il prelievo e il prodotto
interno lordo, è aumentata di 3,4 punti {dal 41,3% del 2000 al 44,7%del 2012),
allargando il divario rispetto al resto d'Europa. Più di noi pagano soltanto i
danesi e gli svedesi. Questi sono i risultati eclatanti, presentati ieri, di
uno studio di Confesercenti, basato su cifre ufficiali, riguardo alle manovre
succedutesi nel nostro paese dalla fine del 2000. Il gettito complessivo, nello
stesso periodo, è aumentato di 204 miliardi {dai 495 del 2000 ai 699 attesi per
il 2012), anche per l'azione di fattori diversi dalle manovre, che spiegano
comunque più di metà della variazione. Il confronto internazionale ci colloca
al terzo posto dopo Danimarca e Svezia fra i ventisette paesi dell'Unione Europea, con un distacco alto e crescente (5
punti percentuali) rispetto alla pressione fiscale media dell'Ue. Se il nostro
livello di prelievo fosse invece uguale a quello medio europeo, ogni famiglia
italiana disporrebbe di un reddito aggiuntivo di 3.400 euro, come dire 7,30
euro al giorno. Secondo le stime ufficiali (Nota di aggiornamento al DEF), nel
2012 la pressione fiscale toccherà il 44, 7%, con un balzo di 2,2 punti
rispetto al 2011. Da un anno all'altro, insomma, gli italiani avranno pagato 35
miliardi in più, per effetto delle tre manovre del governo "tecnico"
che si sono succedute da metà 2011. In media 1.450 euro a carico del bilancio
di ciascuna famiglia.
Nell'arco dei primi dodici anni del millennio le entrate della Pubblica amministrazione sono cresciute in termini monetari di oltre 204 miliardi (+41%), guidate soprattutto dalla dinamica dei contributi sociali (+48%). L'aumento di gettito risulta significativo anche in termini reali {oltre il 10% nel complesso), nonostante che nello stesso arco temporale il Pil abbia subito una caduta di quasi tre punti. La denuncia della Confesercenti si aggiunge a quella pronunciata lo scorso 26 ottobre dal presidente dei Giovani di Confindustria, Jacopo Morelli, che ha parlato delle tasse come di •una vera confisca•, a quella del presidente della Cna Ivan Malavasi all'assemblea annuale della Confederazione lo scorso 15 del mese, e a quella, anch'essa di ieri, di Confedilizia nella pubblicazione Miti e realtà della tassazione degli immobili in Italia. Il confronto internazionale, di Francesco Forte, Domenico Guardabascio e Loana Jack. Nel 2009 la pressione fiscale sugli immobili, tra imposte dirette e indirette, era all'1,45% contro l'1,44% della media Ocse, l'1,32% della media Ue-Ocse e l'1,26% di quella Eurozona-Ocse. Secondo Confesercenti, •la pressione fiscale è insostenibile ed è diventata il maggior ostacolo alla ripresa della crescita economica. Distrugge imprese e posti di lavoro, senza peraltro essere in grado di fermare l'avanzata del mostro rappresentato dal debito pubblico•. Di qui la richiesta di sbarrare la strada a nuove tasse. Solo che il Primo dei Non Eletti, al secolo Mario Monti, ha già deciso che la pressione fiscale si alzerà ancora nel 2013, toccando il 45,3%, che rischia di essere il record europeo. Ma pagare le tasse è un dovere. O no? In effetti, sull'argomento esiste una notevole confusione. Pagare le tasse è un dovere se il governo è democratico, cioè se è eletto dal popolo, esprime il volere della maggioranza, e protegge le minoranze. A ciascuno decidere se questa è la situazione in atto. Perché se il governo non è democratico, non solo pagare le tasse non è un dovere, ma potrebbe essere addirittura un imperativo etico il non pagarle. Personaggi del calibro di Thoreau, Tolstoj e Gandhi si sono espressi in questo senso; Gandhi ha addirittura usato il non pagamento della tassa sul sale come una forma di lotta politica. Nel Lombardo-Veneto, l'elusione della tassa austriaca sul tabacco (il boicottaggio del fumo) da parte dei patrioti fu il primo passo verso l' insurrezione popolare del 1848.
Nell'arco dei primi dodici anni del millennio le entrate della Pubblica amministrazione sono cresciute in termini monetari di oltre 204 miliardi (+41%), guidate soprattutto dalla dinamica dei contributi sociali (+48%). L'aumento di gettito risulta significativo anche in termini reali {oltre il 10% nel complesso), nonostante che nello stesso arco temporale il Pil abbia subito una caduta di quasi tre punti. La denuncia della Confesercenti si aggiunge a quella pronunciata lo scorso 26 ottobre dal presidente dei Giovani di Confindustria, Jacopo Morelli, che ha parlato delle tasse come di •una vera confisca•, a quella del presidente della Cna Ivan Malavasi all'assemblea annuale della Confederazione lo scorso 15 del mese, e a quella, anch'essa di ieri, di Confedilizia nella pubblicazione Miti e realtà della tassazione degli immobili in Italia. Il confronto internazionale, di Francesco Forte, Domenico Guardabascio e Loana Jack. Nel 2009 la pressione fiscale sugli immobili, tra imposte dirette e indirette, era all'1,45% contro l'1,44% della media Ocse, l'1,32% della media Ue-Ocse e l'1,26% di quella Eurozona-Ocse. Secondo Confesercenti, •la pressione fiscale è insostenibile ed è diventata il maggior ostacolo alla ripresa della crescita economica. Distrugge imprese e posti di lavoro, senza peraltro essere in grado di fermare l'avanzata del mostro rappresentato dal debito pubblico•. Di qui la richiesta di sbarrare la strada a nuove tasse. Solo che il Primo dei Non Eletti, al secolo Mario Monti, ha già deciso che la pressione fiscale si alzerà ancora nel 2013, toccando il 45,3%, che rischia di essere il record europeo. Ma pagare le tasse è un dovere. O no? In effetti, sull'argomento esiste una notevole confusione. Pagare le tasse è un dovere se il governo è democratico, cioè se è eletto dal popolo, esprime il volere della maggioranza, e protegge le minoranze. A ciascuno decidere se questa è la situazione in atto. Perché se il governo non è democratico, non solo pagare le tasse non è un dovere, ma potrebbe essere addirittura un imperativo etico il non pagarle. Personaggi del calibro di Thoreau, Tolstoj e Gandhi si sono espressi in questo senso; Gandhi ha addirittura usato il non pagamento della tassa sul sale come una forma di lotta politica. Nel Lombardo-Veneto, l'elusione della tassa austriaca sul tabacco (il boicottaggio del fumo) da parte dei patrioti fu il primo passo verso l' insurrezione popolare del 1848.

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