“Paolo Parenti”
“La Padania 29.11.2012”
L'autodeterminazione è il passaggio fondamenta le per arrivare
alla richiesta della possibilità di avere un referendum. Una richiesta legittima,
che noi possiamo affrontare solo se rispettiamo le regole». Il Governatore del
Veneto Luca Zaia, intervenendo in Consiglio regionale allo storico
dibattito su un eventuale referendum per l'indipendenza, ha voluto come sempre
mantenere i piedi per terra. Non si tratta di un percorso rapido né semplice se
si intendono seguire i principi della democrazia. Il percorso da ieri è
comunque iniziato da Palazzo Ferro Fini di Venezia. La seduta straordinaria
convocata per dibattere i percorsi del Veneto verso l'autonomia e
l'indipendenza, tra federalismo e neocentralismo, si è concluso con il mandato
affidato ai presidenti di Giunta e Consiglio Zaia e Ruffato di «avviare
urgentemente con tutte le istituzioni dell'Unione europea e delle Nazioni Unite
relazioni istituzionali che garantiscano l'indizione di una consultazione
referendaria per accertare la volontà del popolo veneto in ordine alla propria autodeterminazione,
avvalendosi del parere consultivo di un'apposita commissione di giuristi senza
alcun onere a carico della Regione». Su 36 votanti hanno votato a favore -
chiamati per appello nominale - i 29 consiglieri di Pdl e Lega, compreso il
presidente Luca Zaia, 2 i contrari (Gustavo Franchetto e Antonino Pipitone) e
5 astenuti (i consiglieri Udc, Andrea Causin del gruppo misto e Moreno
Teso del Pdl), mentre i consiglieri del Pd non hanno partecipato al voto.
Il documento recepisce la proposta del presidente Zaia di costituire un tavolo
tecnico tra giuristi e costituzionalisti per studiare i percorsi possibili per
arrivare a indire una consultazione referendaria sull'autodeterminazione del
popolo veneto. Eliminata invece l'esplicitazione dell' obiettivo indipendentista
contenuto originariamente nel documento a firma Foggiato, Bond, consiglieri della
Lega e Pettenò.
«La soluzione - aveva affermato Zaia in mattinata - è una sola». Occorre anzitutto «primo: comunicare, in maniera chiara con i veneti e far capire quanti e come saranno i membri di questo Consiglio che si schiereranno a favore di un percorso referendario. Secondo: il percorso referendario dev'essere inquadrato giuridicamente. Oggi non è attuabile. Lo penso - dice Zaia - che la via sia quella dell'autodeterminazione, in quanto è sancita e normata per legge ed è bene che si dia il via ad un tavolo a costi zero a livello regionale nel quale autorevoli esperti della legge, quindi giuristi e costituzionalisti, in maniera molto serena e seria traccino la strada, diano il portolano a questo Consiglio regionale. Dopodiché ognuno deciderà di fronte alle proprie idee, di fronte alla propria coscienza, al proprio popolo, sapendo che i veneti comunque ci chiedono di potere esprimersi». Zaia ribadisce comunque, ancora una volta, che «Se il referendum sull'indipendenza del Veneto potesse essere legalmente effettuato, sicuramente voterei sì. Oggi però questa condizione non c'è. E non sarebbe giustificabile una spesa ingente, intorno ai 20 milioni di euro, per l'organizzazione della consultazione. Dobbiamo fare le cose per bene, a cominciare dalla costituzione di un tavolo di giuristi, a costo zero, che ci indichi il percorso più corretto, che immagino possa essere simile a quello della Catalogna». Vicino com'è, quotidianamente, alla sua gente, al Popolo Veneto, Zaia ne conosce i problemi e ne interpreta al meglio i sentimenti. A cominciare dal fatto che oggi il massimo fastidio, per le famiglie, i cittadini, il sistema produttivo del Veneto, nei confronti della stato centralista attuale deriva da come negli anni è stata “degradata” l'ispirazione sana della Costituzione fatta dai Padri della Costituente, che si erano dimostrati degli autentici federalisti. «Io ricordo spesso Luigi Einaudi - ha affermato Zaia – che nel presentare la Costituzione nel 1948, diceva: "Ad ognuno dovremo dotare l'autonomia che si spetta. Il risorgimento sarà finito quando ognuno avrà la sua autonomia"». Ebbene oggi, siamo arrivati a «Una visione e una gestione centralista, schifosamente centralista della Costituzione». A pensarla così, nel Veneto di oggi, non è qualche scalmanato. «I nostri amministratori sono imbarazzati davanti ad un vero e proprio movimento secessionista, che è rappresentato dagli imprenditori che chiudono e abbassano le saracinesche in Veneto e aprono in Carinzia – rimarca il Governatore - La secessione, alla quale noi stiamo assistendo, è una secessione della partita Iva, che se ne va, è la secessione che ci dà come risultati 162.000 disoccupati. È la situazione di un contesto sociale, economico e cultura le che oggi ci vede in grande difficoltà. È l'imbarazzo di tanti sindaci o dei presidenti di provincia o i Presidenti di Regione, che potrebbero avere gli strumenti per dare risposte ai cittadini e non ne dispongono perché manca l'autonomia, manca la possibilità di potere decidere». È questo il contesto nel quale, indica Zaia, «Un referendum fatto nella piena legalità sarebbe un grande segno di civiltà, che trova il suo fondamento giuridico nei trattati internazionali, a cominciare da quelli Onu». «Una consultazione – aggiunge presidente – sarebbe fondamenta le per capire cosa ne pensano i cittadini veneti dell'indipendenza. Dopodiché si valuterebbe il percorso più opportuno da seguire per essere concreti, avendo il sostegno giuridico di eminenti esperti in materia». La volontà di controllare da Roma i territori ha prodotto l'Italia delle due velocità, l'Italia che ha inventato il patto di stabilità, l'Italia dove ad alcuni si concede tutto e ad altri non si perdona nulla. Questo ha accresciuto le spinte centrifughe e in questo contesto – sottolinea Zaia - ai cittadini che ci chiedono e ci parlano di indipendenza dobbiamo dare una risposta. Cerchiamo di fare le cose per bene - conclude Zaia e di evitare che le risoluzioni restino e finiscano negli archivi ma che si concretizzino, diventino operatività».
«La soluzione - aveva affermato Zaia in mattinata - è una sola». Occorre anzitutto «primo: comunicare, in maniera chiara con i veneti e far capire quanti e come saranno i membri di questo Consiglio che si schiereranno a favore di un percorso referendario. Secondo: il percorso referendario dev'essere inquadrato giuridicamente. Oggi non è attuabile. Lo penso - dice Zaia - che la via sia quella dell'autodeterminazione, in quanto è sancita e normata per legge ed è bene che si dia il via ad un tavolo a costi zero a livello regionale nel quale autorevoli esperti della legge, quindi giuristi e costituzionalisti, in maniera molto serena e seria traccino la strada, diano il portolano a questo Consiglio regionale. Dopodiché ognuno deciderà di fronte alle proprie idee, di fronte alla propria coscienza, al proprio popolo, sapendo che i veneti comunque ci chiedono di potere esprimersi». Zaia ribadisce comunque, ancora una volta, che «Se il referendum sull'indipendenza del Veneto potesse essere legalmente effettuato, sicuramente voterei sì. Oggi però questa condizione non c'è. E non sarebbe giustificabile una spesa ingente, intorno ai 20 milioni di euro, per l'organizzazione della consultazione. Dobbiamo fare le cose per bene, a cominciare dalla costituzione di un tavolo di giuristi, a costo zero, che ci indichi il percorso più corretto, che immagino possa essere simile a quello della Catalogna». Vicino com'è, quotidianamente, alla sua gente, al Popolo Veneto, Zaia ne conosce i problemi e ne interpreta al meglio i sentimenti. A cominciare dal fatto che oggi il massimo fastidio, per le famiglie, i cittadini, il sistema produttivo del Veneto, nei confronti della stato centralista attuale deriva da come negli anni è stata “degradata” l'ispirazione sana della Costituzione fatta dai Padri della Costituente, che si erano dimostrati degli autentici federalisti. «Io ricordo spesso Luigi Einaudi - ha affermato Zaia – che nel presentare la Costituzione nel 1948, diceva: "Ad ognuno dovremo dotare l'autonomia che si spetta. Il risorgimento sarà finito quando ognuno avrà la sua autonomia"». Ebbene oggi, siamo arrivati a «Una visione e una gestione centralista, schifosamente centralista della Costituzione». A pensarla così, nel Veneto di oggi, non è qualche scalmanato. «I nostri amministratori sono imbarazzati davanti ad un vero e proprio movimento secessionista, che è rappresentato dagli imprenditori che chiudono e abbassano le saracinesche in Veneto e aprono in Carinzia – rimarca il Governatore - La secessione, alla quale noi stiamo assistendo, è una secessione della partita Iva, che se ne va, è la secessione che ci dà come risultati 162.000 disoccupati. È la situazione di un contesto sociale, economico e cultura le che oggi ci vede in grande difficoltà. È l'imbarazzo di tanti sindaci o dei presidenti di provincia o i Presidenti di Regione, che potrebbero avere gli strumenti per dare risposte ai cittadini e non ne dispongono perché manca l'autonomia, manca la possibilità di potere decidere». È questo il contesto nel quale, indica Zaia, «Un referendum fatto nella piena legalità sarebbe un grande segno di civiltà, che trova il suo fondamento giuridico nei trattati internazionali, a cominciare da quelli Onu». «Una consultazione – aggiunge presidente – sarebbe fondamenta le per capire cosa ne pensano i cittadini veneti dell'indipendenza. Dopodiché si valuterebbe il percorso più opportuno da seguire per essere concreti, avendo il sostegno giuridico di eminenti esperti in materia». La volontà di controllare da Roma i territori ha prodotto l'Italia delle due velocità, l'Italia che ha inventato il patto di stabilità, l'Italia dove ad alcuni si concede tutto e ad altri non si perdona nulla. Questo ha accresciuto le spinte centrifughe e in questo contesto – sottolinea Zaia - ai cittadini che ci chiedono e ci parlano di indipendenza dobbiamo dare una risposta. Cerchiamo di fare le cose per bene - conclude Zaia e di evitare che le risoluzioni restino e finiscano negli archivi ma che si concretizzino, diventino operatività».

vuoi vedere che zitto zitto Zaia fa il miracolo??? :))))) grandissimo!!!!!!!!!!!!!!
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