MONZA – La richiesta è chiara: rinviare a giudizio Filippo Penati, ex sindaco di Sesto San Giovanni (ex presidente della Provincia di Milano). L’hanno avanzata i pm di Monza Walter Mapelli e Franca Macchia, titolari del fascicolo per corruzione, concussione e finanziamento illecito ai partiti nell’indagine su un presunto giro di tangenti sulle aree ex Falck e Marelli, all’epoca in cui Penati era sindaco del Comune alle porte di Milano. La richiesta, oltre Penati, riguarda circa altre 20 persone, tra le quali il suo ex braccio destro Giordano Vimercati. La vicenda risale al 20 luglio del 2011. Quando, dalla Procura di Monza, considerata periferica rispetto a Milano, e da un solerte magistrato, Walter Mapelli, nasce quella che è ormai stata ribattezzata come la seconda Tangentopoli d’Italia. Un sistema di affari che dall’edilizia arriva alle finte consulenze, e che da Sesto San Giovanni, l’ex Stalingrado d’Italia, arriva a Roma, passando attraverso il Pd e Filippo Penati, uno degli esponenti allora di spicco del partito in Lombardia.
Penati viene raggiunto da un avviso di garanzia per corruzione, concussione e finanziamento illecito ai partiti in seno a diversi filoni di indagine: quello edilizio, quando era sindaco di Sesto San Giovanni (1994-2000), poi quello che riguarda la compravendita da Gavio delle azioni della Serravalle, come Presidente della Provincia di Milano e Capo della segreteria di Bersani (2005). Mapelli chiede a giugno 2011, ma si saprà solo più tardi, l’arresto per Penati e per il suo braccio destro Giordano Vimercati. Ma il Gip non glielo concede. Vengono invece arrestati pesci considerati più piccoli che, in realtà, avevano contribuito non poco a creare il cosiddetto Sistema Sesto: l’ex assessore Pasqualino Di Leva, l’architetto Marco Magni. Con loro indagati altri personaggi di spicco legati al Comune di Sesto, alla Provincia di Milano, a Gavio e Serravalle, a Fare Metropoli la fondazione per raccogliere soldi del Pd lombardo, alle Cooperative emiliane considerate dai magistrati “il braccio armato del partito di Roma” e persino a Banca Intesa, istituto di credito che entra in tutti gli affari edilizi sestesi e della Serravalle. Decine di indagati.
Penati viene raggiunto da un avviso di garanzia per corruzione, concussione e finanziamento illecito ai partiti in seno a diversi filoni di indagine: quello edilizio, quando era sindaco di Sesto San Giovanni (1994-2000), poi quello che riguarda la compravendita da Gavio delle azioni della Serravalle, come Presidente della Provincia di Milano e Capo della segreteria di Bersani (2005). Mapelli chiede a giugno 2011, ma si saprà solo più tardi, l’arresto per Penati e per il suo braccio destro Giordano Vimercati. Ma il Gip non glielo concede. Vengono invece arrestati pesci considerati più piccoli che, in realtà, avevano contribuito non poco a creare il cosiddetto Sistema Sesto: l’ex assessore Pasqualino Di Leva, l’architetto Marco Magni. Con loro indagati altri personaggi di spicco legati al Comune di Sesto, alla Provincia di Milano, a Gavio e Serravalle, a Fare Metropoli la fondazione per raccogliere soldi del Pd lombardo, alle Cooperative emiliane considerate dai magistrati “il braccio armato del partito di Roma” e persino a Banca Intesa, istituto di credito che entra in tutti gli affari edilizi sestesi e della Serravalle. Decine di indagati.

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