"La Padania 04.10.2012"
Ogni qualvolta ci ritroviamo ad assistere e a dover commentare drammatici attentati, orditi da fondamentalisti, in cui trovano la morte di volta in volta e indifferentemente soldati alleati, importanti funzionari di stati occidentali , sacerdoti, inermi fedeli che si accingono ad entrare in chiesa per partecipare ad una funzione religiosa, dopo lo sdegno e passata la sensazione di impotenza di fronte a tanta violenza, le principali domande che si generano automaticamente nella nostra mente sono: perché tanto od io e cosa facciamo adesso. Riguardo alla prima, purtroppo, c'è poco da fare: l'odio è radicato e risale nel tempo. Gli episodi del misero film blasfemo, delle vignette satiriche, delle magliette impertinenti hanno il demerito di rigenerare e rinvigorire quello che Samuel P. Huntington definisce lo "scontro tra civiltà". Agli occhi dei fondamentalisti islamici, la nostra società occidentale nasce e si perpetua con il peccato grave di dividere la politica dalla religione, la Chiesa dallo Stato: in pratica ci condannano per ciò che invece noi consideriamo un valore, quello della laicità. È evidente l'incompatibilità tra queste due visioni della società. Riguardo alla seconda domanda invece ci sarebbe molto da fare, in quanto la posta in gioco è altissima: la nostra libertà, la tutela dei nostri diritti da uno schema totalitario e fanatico che non accetta il confronto con altre culture.
Sabato prossimo a Piacenza, presso la Basilica Santa Maria di Campagna, ci sarà una celebrazione eucaristica in memoria di tutti i caduti per la fede: la data, 6 ottobre, è significativa in quanto cade il giorno prima dell 'anniversario della Battaglia di Lepanto. Come nel 1571 l'Europa era sotto la minaccia dell'Impero Ottomano, oggi il Vecchio Continente vive nell'atroce pericolo del terrorismo islamico che continua a mietere vittime, quotidianamente. Così come nella Battaglia di Lepanto, definita da Miguel Cervantes •il più grande evento che videro i secoli •, gli eserciti europei, riunitisi nella Lega Santa voluta da Pio V, non arretrarono militarmente, anche noi oggi non possiamo e non dobbiamo arretrare sul piano culturale. Rispetto all'epico scontro navale del XVI secolo che vide due flotte schierate in mare, oggi occorre però constatare la difficoltà nell'individuare le fazioni in campo: la nostra società infatti non è poi così coesa e convinta della necessità di difendere l' identità culturale che ci contraddistingue; al suo interno esistono delle sacche di resistenza le quali, in nome di un processo di integrazione esasperata, sembrano disposte a mettere da parte storia e valori di fondo. È su questo disagio interno che puntano i fondamentalisti. A chi a sinistra parla di società multietnica, considerandola una fase di transizione che porterebbe inevitabilmente al triste esito dell'omologazione, a chi afferma che bisogna cambiare i programmi scolastici per il fatto che ormai la scuola italiana è multi religiosa e multiculturale, a ch i considera superato il concetto di identità di popolo, occorre obiettare che difendere, tutelare, conservare il proprio patrimonio culturale, le comuni tradizioni, non può che essere un valore, una ricchezza. Del resto, il fatto che in Europa non siamo ancora arrivati a una vera e propria Costituzione la dice lunga su lla volontà di fondo delle nazioni di custodire gelosamente le rispettive identità. Lepanto non fu solo il teatro di una battaglia-simbolo ma rappresentò un crocevia fondamentale: se infatti le forze turco ottomane, che sembravano imbattibili, avessero prevalso, l'Europa avrebbe avuto tutta un'altra fisionomia e la nostra attuale società, forse, ne avrebbe pesantemente risentito. Se l'Occidente in generale e l'Italia in particolare, così invisi ai fondamentalisti, sono soggetti a fenomeni di immigrazione, regolare e clandestina, significa che sono riconosciuti, seppur con mille difetti, come autentici Stati di diritto, convinzione avvalorata dal fatto che i barconi carichi di poveri disperati viaggiano solo in un senso e non nell'altro. Per rendere omaggio a quei caduti, oltre a partecipare a una funzione religiosa, occorre riscoprire le identità culturali che legano i popoli dell 'Europa occidentale oggi e che hanno unito gli eserciti della Lega Santa ieri.
Sabato prossimo a Piacenza, presso la Basilica Santa Maria di Campagna, ci sarà una celebrazione eucaristica in memoria di tutti i caduti per la fede: la data, 6 ottobre, è significativa in quanto cade il giorno prima dell 'anniversario della Battaglia di Lepanto. Come nel 1571 l'Europa era sotto la minaccia dell'Impero Ottomano, oggi il Vecchio Continente vive nell'atroce pericolo del terrorismo islamico che continua a mietere vittime, quotidianamente. Così come nella Battaglia di Lepanto, definita da Miguel Cervantes •il più grande evento che videro i secoli •, gli eserciti europei, riunitisi nella Lega Santa voluta da Pio V, non arretrarono militarmente, anche noi oggi non possiamo e non dobbiamo arretrare sul piano culturale. Rispetto all'epico scontro navale del XVI secolo che vide due flotte schierate in mare, oggi occorre però constatare la difficoltà nell'individuare le fazioni in campo: la nostra società infatti non è poi così coesa e convinta della necessità di difendere l' identità culturale che ci contraddistingue; al suo interno esistono delle sacche di resistenza le quali, in nome di un processo di integrazione esasperata, sembrano disposte a mettere da parte storia e valori di fondo. È su questo disagio interno che puntano i fondamentalisti. A chi a sinistra parla di società multietnica, considerandola una fase di transizione che porterebbe inevitabilmente al triste esito dell'omologazione, a chi afferma che bisogna cambiare i programmi scolastici per il fatto che ormai la scuola italiana è multi religiosa e multiculturale, a ch i considera superato il concetto di identità di popolo, occorre obiettare che difendere, tutelare, conservare il proprio patrimonio culturale, le comuni tradizioni, non può che essere un valore, una ricchezza. Del resto, il fatto che in Europa non siamo ancora arrivati a una vera e propria Costituzione la dice lunga su lla volontà di fondo delle nazioni di custodire gelosamente le rispettive identità. Lepanto non fu solo il teatro di una battaglia-simbolo ma rappresentò un crocevia fondamentale: se infatti le forze turco ottomane, che sembravano imbattibili, avessero prevalso, l'Europa avrebbe avuto tutta un'altra fisionomia e la nostra attuale società, forse, ne avrebbe pesantemente risentito. Se l'Occidente in generale e l'Italia in particolare, così invisi ai fondamentalisti, sono soggetti a fenomeni di immigrazione, regolare e clandestina, significa che sono riconosciuti, seppur con mille difetti, come autentici Stati di diritto, convinzione avvalorata dal fatto che i barconi carichi di poveri disperati viaggiano solo in un senso e non nell'altro. Per rendere omaggio a quei caduti, oltre a partecipare a una funzione religiosa, occorre riscoprire le identità culturali che legano i popoli dell 'Europa occidentale oggi e che hanno unito gli eserciti della Lega Santa ieri.

Nessun commento:
Posta un commento