giovedì 4 ottobre 2012

La crisi affama i popoli ma arricchisce le banche, in quattro anni regalati 4.500 miliardi

"Paolo Brera"
"La Padania 04.10.2012"


Più che soffermarsi sulle proposte fatte nei giorni scorsi dalla Commissione Erkki Uikanen - una task force  formata dalla Commissione europea e guidata dal presidente della Banca centrale fin landese, appunto Liikanen - è forse bene riflettere su un dato da essa uscito e che è stato largamente snobbato dai commentatori. Il dato è questo: nei quattro anni dal 2008 al 2011, le banche europee hanno ricevuto fon di pubblici per 4.500 miliardi di euro, pari al 36,7% del Pii dei Paesi membri dell'Ue. Una cifra mostruosa. Gli stati sono intervenuti per sorreggere le banche perché queste erano troppo grandi per fallire, ossia il loro fallimento avrebbe travolto l' intera economia. Infatti ch i fallisce non paga interamente i suoi debiti, e chi  prima del falli mento ha molti crediti rischia di fallire a sua volta o di trovarsi in gravi difficoltà. Quando Lehman Brothers è stata lasciata andare a remengo, per poco non è crollato l'intero sistema finanziario mondiale. Fatta quest'esperienza, i governi si sono precipitati a soccorrere tutte le imprese finanziarie grosse e ciolla che avevano i conti pieni di vermi e stavano per mollare i pappafichi e finire sott'acqua. Ancora non  sapevamo esattamente quanto fosse costato, ai contribuenti, questo soccorso. Adesso, per merito del signor  Liikanen che ha spifferato tutto, lo sappiamo. E abbiamo un quadro un po' più completo di ciò che è il  dominio della finanza in Europa. L'aritmetica ci dice infatti che quel 36,7% del Pii che gli Stati hanno  graziosamente girato alle banche dev'essere andato in buona parte ad incrementare il debito pubblico dei  paesi europei. Questi infatti chiudevano i conti in deficit anche prima, perciò non potevano semplicemente prendere il denaro da qualche cassaforte e darlo ai banchieri. Così hanno aumentato le tasse (più  tecnicamente, il prelievo fiscale) e hanno aumentato il debito.
Per ritrovarsi nella situazione di oggi, con le famiglie dissanguate e il debito che costa sempre più caro e rende sempre più difficile per l'economia tornare  a crescere. Interessante è stato anche quello che è successo dopo, i sacrifici per riequilibrare la situazione, quelli di cui tanto si parla oggi, i banchieri non li hanno fatti per nulla. Le remunerazioni dei manager della  finanza sono rimaste altissime. Anche quelli che erano direttamente responsabili della crisi, nella peggiore  delle ipotesi si sono ritirati con liquidazioni principesche. La necessità di ricostituire il capitale delle banche ha  comportato il taglio dei finanziamenti all'economia: i produttori non han no potuto ricevere il denaro  necessario per tenere botta di fronte al tracollo della domanda o, nei casi più fortunati e rari, per accrescere la produzione e servire un mercato in espansione. E c'è di più. La Banca centrale europea ha messo a disposizione delle banche centinaia di miliardi di euro semigratuiti per sostenerne la liquidità. Queste hanno comprato titoli di stato dei paesi screditati, sui quali invece corrono interessi piuttosto alti. Un altro regalo alla  finanza. E un colpo ai contribuenti dei paesi "non virtuosi", i cui sacrifici servono praticamente solo per  pagare gli interessi. A che cosa servono queste banche? l loro effetti positivi sulla gente e sull'economia non  si riescono a distinguere. Se cadono, trascinano con loro l'economia, si dice. Può darsi, ma è una  motivazione per pagare solo negativa, analoga a quella per cui si paga il pizzo: se non scuci i soldi, ti bruciano  il negozio. Ma se paghi, non è cheti aiutano a pulirlo o ti trovano nuovi clienti. In Italia abbiamo un governo  che, per contiguità sociologica e modo di ragionare, è espressione della finanza mondiale. Da noi, certo, il  supporto diretto alle banche non è stato particolarmente alto, ma lo Stato paga interessi astronomici e per  controllare l'evasione ha costretto anche l'ultimo dei pensionati ad aprire un conto in banca. Anche questi  sono modi per sostenere la finanza, a spese del popolo. 

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