"La Padania 07.09.2012"
Dopo il fallimento dell'Europa monetaria e finanziaria è arrivato il momento per far nascere finalmente una nuova Europa, quella dei popoli e dei territori. Per la sua realizzazione la Lega Nord, coerentemente con il progetto politico che da anni sta portando avanti, ha presentato ieri mattina in Cassazione alcune proposte di legge di iniziativa popolare. Una delegazione di parlamentari guidata dal segretario Roberto Maroni e composta dal senatore Roberto Calderoli, dai capigruppo Gianpaolo Dozzo e Federico Bricolo ha poi illustrato, nel corso di una conferenza stampa a Montecitorio, il senso dell'iniziativa. Restituire la possibilità di decidere al popolo è la parola d'ordine che è alla base dei quesiti referendari sull'Europa e sull'Euro. I cittadini devono poter dire la loro su ogni trattato europeo che limiti la sovranità dei popoli. Ma la nostra Costituzione vieta i referendum sui trattati internazionali e per questo il Carroccio chiede anche una modifica della Carta. «Oggi sono state presentate in Cassazione - ha detto Maroni - alcune proposte di legge di iniziativa popolare affinché si possa fare un referendum consultivo sull'euro e sull'Europa abbinato alle prossime elezioni politiche. Abbiamo depositato in Cassazione il testo del quesito che fa parte di una proposta di legge costituzionale che depositeremo alla Camera e al Senato ma sulla quale dalla prossima settimana organizzeremo anche una raccolta di firme». Nel quesito, ha detto ancora Maroni «si chiede ai cittadini-elettori se intendono dare mandato al Parlamento europeo perché proceda alla trasformazione dell'Ue in un'effettiva unione dotata di un governo responsabile di fronte al Parlamento. Oggi l'Europa si è ridotta a un'unione monetaria dominata dalla logica degli Stati e dalla burocrazia. Un progetto che sta mostrando di essere fallimentare e che rende ancora più urgente la realizzazione dell'Europa delle Regioni».
Maroni fa riferimento anche al precedente referendum consultivo del 1989 approvato con procedura costituzionale straordinaria con il quale ha dato mandato al Parlamento europeo di “redigere un progetto di Costituzione Europea al fine di procedere alla trasformazione delle comunità europee in un'effettiva unione dotata di un governo responsabile di fronte al Parlamento“. Quel referendum, ricorda il segretario federale del Carroccio è stato approvato con l'80% dei consensi ma è rimasto lettera morta. E proprio da quel referendum che prende spunto il secondo quesito che «riteniamo di sottoporre al referendum consultivo e che riguarda l'euro. L'eurozona così com'è definita - prosegue Maroni - non funziona più. Si discute se si debba o meno rimanere nell'euro. La Lega non è contro l'euro, non vuole uscire dall'euro ma riteniamo che ci siano alcune aree che hanno i requisiti per rimanere nell'euro e altre che non ce l'hanno. Il Nord senz'altro questi requisiti strutturali, a partire dal pareggio di bilancio, li ha. Noi chiediamo ai cittadini se sono d'accordo con questo progetto che, se approvato, prevede anche una revisione della carta costituzionale». Già ora l'Europa si divide in due “euro zone”: rispettare questa naturale disposizione anche formalmente non discrimina nessuno ma, al contrario, permetterebbe anche a quelle zone come il Sud del Paese di essere competitive nell'Europa dei popoli. E' lo stesso discorso portato avanti dal Financial Times che, come sottolinea Maroni, «non è certo un foglio leghista». «Il Nord dell'Italia i requisiti per stare nell'area euro li ha e un'altra parte dell'Italia no. Per questo chiediamo ai cittadini italiani se sono d'accordo con il quesito che chiede che l'eurozona venga riorganizzata solo con quelle aree europee che hanno quei requisiti strutturali, a cominciare dal pareggio di bilancio». L'Europa, è il ragionamento di Maroni, deve cambiare se vuole sopravvivere: «Così com'è ha dimostrato di non sapere affrontare la crisi economica perché non è in grado di farlo, non ha gli strumenti. Si è affidata alla Bce, quindi a un organismo terzo perché le istituzioni, la politica non ci sono. Ora, di fronte alla crisi grave dell'Unione europea - prosegue Maroni - riteniamo che sia giunto il momento di chiedere ai popoli, a cominciare da quello italiano, se sono d'accordo a realizzare questa radicale trasformazione. L'Europa delle Regioni significa che non ci sono più gli Stati e che si va verso una nuova organizzazione ». Questo, insiste il segretario del Carroccio, «è anche l'unico modo per consentire una tenuta dei conti, altrimenti si va incontro al default. Questo referendum consultivo chiediamo che sia abbinato alle prossime elezioni politiche quando queste ci saranno». Maroni pensa anche alla prossima scadenza del Parlamento europeo: «Nel 2014 ci sarà il rinnovo dell'Europarlamento e pensiamo che la nostra iniziativa possa fare da apripista. In molti altri Paesi si sono fatti referendum sull'Europa e l'euro ma questa nostra iniziativa ha un significato più ampio. Non è un'iniziativa contro l'Europa, il contrario. La Lega è europeista ma siamo anche euro-critici, perché riteniamo che così non va. Siamo per l'Europa delle Regioni, che salvi l'euro e salvi l'Europa altrimenti si andrà incontro alla crisi sociale oltre che a quella economica». Come se ne esce? Con un'Europa democratica, federale e solidale che preveda anche una riorganizzazione dell'area euro. «Porterò questa iniziativa anche nell'area euro negli incontri che avrò la prossima settimana con alcuni leader politici - annuncia Maroni - per chiedere l'adesione in modo che questi referendum si tengano prima delle elezioni nel 2014».
Maroni fa riferimento anche al precedente referendum consultivo del 1989 approvato con procedura costituzionale straordinaria con il quale ha dato mandato al Parlamento europeo di “redigere un progetto di Costituzione Europea al fine di procedere alla trasformazione delle comunità europee in un'effettiva unione dotata di un governo responsabile di fronte al Parlamento“. Quel referendum, ricorda il segretario federale del Carroccio è stato approvato con l'80% dei consensi ma è rimasto lettera morta. E proprio da quel referendum che prende spunto il secondo quesito che «riteniamo di sottoporre al referendum consultivo e che riguarda l'euro. L'eurozona così com'è definita - prosegue Maroni - non funziona più. Si discute se si debba o meno rimanere nell'euro. La Lega non è contro l'euro, non vuole uscire dall'euro ma riteniamo che ci siano alcune aree che hanno i requisiti per rimanere nell'euro e altre che non ce l'hanno. Il Nord senz'altro questi requisiti strutturali, a partire dal pareggio di bilancio, li ha. Noi chiediamo ai cittadini se sono d'accordo con questo progetto che, se approvato, prevede anche una revisione della carta costituzionale». Già ora l'Europa si divide in due “euro zone”: rispettare questa naturale disposizione anche formalmente non discrimina nessuno ma, al contrario, permetterebbe anche a quelle zone come il Sud del Paese di essere competitive nell'Europa dei popoli. E' lo stesso discorso portato avanti dal Financial Times che, come sottolinea Maroni, «non è certo un foglio leghista». «Il Nord dell'Italia i requisiti per stare nell'area euro li ha e un'altra parte dell'Italia no. Per questo chiediamo ai cittadini italiani se sono d'accordo con il quesito che chiede che l'eurozona venga riorganizzata solo con quelle aree europee che hanno quei requisiti strutturali, a cominciare dal pareggio di bilancio». L'Europa, è il ragionamento di Maroni, deve cambiare se vuole sopravvivere: «Così com'è ha dimostrato di non sapere affrontare la crisi economica perché non è in grado di farlo, non ha gli strumenti. Si è affidata alla Bce, quindi a un organismo terzo perché le istituzioni, la politica non ci sono. Ora, di fronte alla crisi grave dell'Unione europea - prosegue Maroni - riteniamo che sia giunto il momento di chiedere ai popoli, a cominciare da quello italiano, se sono d'accordo a realizzare questa radicale trasformazione. L'Europa delle Regioni significa che non ci sono più gli Stati e che si va verso una nuova organizzazione ». Questo, insiste il segretario del Carroccio, «è anche l'unico modo per consentire una tenuta dei conti, altrimenti si va incontro al default. Questo referendum consultivo chiediamo che sia abbinato alle prossime elezioni politiche quando queste ci saranno». Maroni pensa anche alla prossima scadenza del Parlamento europeo: «Nel 2014 ci sarà il rinnovo dell'Europarlamento e pensiamo che la nostra iniziativa possa fare da apripista. In molti altri Paesi si sono fatti referendum sull'Europa e l'euro ma questa nostra iniziativa ha un significato più ampio. Non è un'iniziativa contro l'Europa, il contrario. La Lega è europeista ma siamo anche euro-critici, perché riteniamo che così non va. Siamo per l'Europa delle Regioni, che salvi l'euro e salvi l'Europa altrimenti si andrà incontro alla crisi sociale oltre che a quella economica». Come se ne esce? Con un'Europa democratica, federale e solidale che preveda anche una riorganizzazione dell'area euro. «Porterò questa iniziativa anche nell'area euro negli incontri che avrò la prossima settimana con alcuni leader politici - annuncia Maroni - per chiedere l'adesione in modo che questi referendum si tengano prima delle elezioni nel 2014».

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