15 settembre 1996 – 15 settembre 2012
INDIPENDENZA 2.0
Noi Giovani Padani – di Emilia, Friuli Venezia Giulia, Lombardia, Liguria, Marche, Piemonte, Romagna, Toscana, Trentino, Umbria e Veneto– in occasione della ricorrenza della Dichiarazione di Indipendenza della Padania del 1996
CONSTATATO
che oltre 150 anni di mal governo italiano hanno portato l’identità dei popoli padani e alpini sull’orlo della scomparsa;
che ciò è frutto della politica romana e centralista, perseguita scientemente e coerentemente fin dalla nascita dello Stato italiano;
che questa politica culturalmente razzista si è snodata attraverso un processo di marginalizzazione delle nostre identità e del nostro originale modo di vivere;
che tale politica ha avuto per le nostre popolazione anche altri dolorosi risultati come l’oppressione politica e giudiziaria – perpetuata tramite emissari del governo centrale -, il deperimento delle lingue e identità locali, l’impoverimento delle nostre comunità – attraverso la rapina fiscale -, il disagio sociale e l’insicurezza diffusa – con continue ondate migratorie – e infine la mancanza di prospettive per i giovani nel confronto – impari – con i loro coetanei europei;
che la libertà di lingua è un diritto umano fondamentale e che il mantenimento dell’identità nazionale è un diritto imprescrittibile;
che nei Paesi alpini e padani deve essere pienamente rispettata e garantita una particolare autonomia identitaria, culturale e linguistica consistente nel diritto di usare la propria lingua nazionale sullo stesso piano di quella italiana, in tutte le occasioni della vita sociale (toponomastica completamente bilingue, insegnamento nelle scuole, accesso ai mezzi di comunicazione sociale);
RICHIAMANDO
gli scritti e i discorsi del prof. Gianfranco Miglio, padre intellettuale delle moderne proposte di indipendenza e autonomia politica per i popoli della Padania;
i principi ispiratori della Lega Nord per l’Indipendenza della Padania, che, oggi più che mai, risultano attuali e di fondamentale importanza per assicurare ai nostri popoli la loro stessa sopravvivenza;
DICHIARIAMO CHE
i Giovani Padani opereranno instancabilmente per assicurare ai nostri popoli la rappresentanza politica che sola può garantirne la tutela delle proprie aspirazioni, del proprio futuro e dei propri interessi, lavorando per rivitalizzare i nostri Paesi sotto l’aspetto culturale, civile, politico ed economico.;
riconoscendo nella nostre lingue nazionali la principale espressione dell’identità dei nostri popoli, i Giovani Padani si adopereranno affinché queste si diffondano, siano valorizzate e vengano utilizzate nella scuola, nelle istituzioni, nei media e in tutti i contesti della vita sociale, con l’obiettivo di giungere il prima possibile a una loro completa ufficializzazione, sull’esempio di quanto è già avvenuto in Catalunya.
fermo restando l’obiettivo dell’indipendenza della Padania, nel quadro di un’autonomia dinamica i Giovani Padani sosterranno le iniziative volte ad acquisire il maggior numero di competenze da parte delle Regioni della Padania, conquistando di volta in volta sempre nuovi spazi di autonomia su materie fondamentali quali l’istruzione, la sanità, il lavoro, la previdenza, il sociale, la cultura, l’ambiente, l’agricoltura e l’ordine pubblico, sempre nel contesto di un’Europa dei Popoli e delle Regioni.
il modello di indipendenza cui i Giovani Padani aspirano è quello in cui le nostre Regioni padane e alpine acquisiscano:
* una propria autonoma magistratura, come avviene nei Länder tedeschi e nei Cantoni svizzeri, per ripristinare la certezza della pena e tempi europei per la celebrazione dei processi;
* la gestione dell’ordine pubblico;
* la gestione dei sistemi sanitari, sganciati dall’ormai fallito “sistema sanitario nazionale”;
* la politica del lavoro e previdenziale, superando la contrattazione nazionale e gli enti previdenziali italiani, il cui unico scopo di drenare risorse dalle comunità produttive;
* la gestione della scuola pubblica, compresi i programmi, personale e obiettivi didattici;
* la selezione del personale della Pubblica Amministrazione;
* la gestione dei beni culturali, nonché delle strutture e del personale delle varie soprintendenze;
* l’intera politica ambientale e del paesaggio, perseguendo politiche che favoriscano il mantenimento della popolazione in aree svantaggiate come quelle montane e rurali;
* l’intero demanio statale – così come già avvenuto in tutte le Regioni autonome – e il proprio gettito fiscale;
* la gestione dell’ordine pubblico;
* la gestione dei sistemi sanitari, sganciati dall’ormai fallito “sistema sanitario nazionale”;
* la politica del lavoro e previdenziale, superando la contrattazione nazionale e gli enti previdenziali italiani, il cui unico scopo di drenare risorse dalle comunità produttive;
* la gestione della scuola pubblica, compresi i programmi, personale e obiettivi didattici;
* la selezione del personale della Pubblica Amministrazione;
* la gestione dei beni culturali, nonché delle strutture e del personale delle varie soprintendenze;
* l’intera politica ambientale e del paesaggio, perseguendo politiche che favoriscano il mantenimento della popolazione in aree svantaggiate come quelle montane e rurali;
* l’intero demanio statale – così come già avvenuto in tutte le Regioni autonome – e il proprio gettito fiscale;
Domaso, 15 settembre 2012.

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