"La Padania 21.07.2012"
Maroni: sono stato profetico, mandiamo a casa il Governo-Dracula, diamo risposte ai problemi della nostra gente. Lavoriamo per l’Europa delle regioni, questa Ue non ha mezzi per superare la crisi
MILÀN - «Nella Lega non c’è nessuna prova di forza da fare. C’è stato un congresso che ha preso le sue decisioni e la questione è finita lì». Dagli studi di Raidue, dove è ospite della trasmissione di Gianluigi Paragone L’ultima parola, Roberto Maroni mette fine alle polemiche a distanza sulla leadership del Carroccio e preferisce mantenere lo sguardo sul percorso di rilancio del partito: «Come Segretario federale - spiega - sto cercando di attuare il programma presentato ai delegati. Tutto il resto sono cose che servono ai giornali. Io ho altre cose di cui occuparmi». L’elenco, l’ex ministro dell’Interno, l’aveva stilato poco prima di entrare negli studi televisivi e consegnato a facebook. «Primo: mandare a casa il governo Monti - Dracula. Secondo: dare risposte concrete ai problemi della nostra gente. Terzo: portare la nostra grande Lega ad essere il primo partito del Nord».
È chiaro, però, che buona parte del programma si regge sulla priorità numero uno: la cacciata di un Esecutivo di tecnici che avrebbero dovuto domare l’incendio dello spread e che invece, a nove mesi di distanza dalla sostituzione del Governo Berlusconi, sono in balia delle fiamme esattamente come i loro predecessori. Segno che neanche la cura “iper-rigorista” funziona. «Dopo che sono stati superati i 500 punti di spread - ragiona a mezzo stampa Roberto Calderoli - Berlusconi deve staccare la spina al governo Monti. Ormai non vi è un parametro economico che non sia peggiorato rispetto al luglio dello scorso anno. Quindi adesso Napolitano convochi Monti e gli chieda le dimissioni e intanto avvii una riflessione sulle circostanze che lo scorso autunno hanno portato alle dimissioni di Berlusconi e al successivo mandato a Monti…». Anche Maroni affronta l’argomento spread ricordando di essere stato «profetico» quando, all’indomani del celebratissimo eurovertice di fine giugno, aveva pronosticato una risalita del differenziale fino a quota 500. Ma non è tutto qui. Il segretario rivela anche un passaggio del recente colloquio con Berlusconi: «Visto che anche lui si lamentava del governo Monti, dicendo che fa cose che non condivide, gli ho detto: “se lo spread supera i 500 punti hai un buon argomento per dichiarare il fallimento di questo governo e togliergli il sostegno, così la parola torna al popolo sovrano o, in ogni caso, a un altro governo ». Da scartare, invece, per Maroni è l’ipotesi di un abbandono volontario della moneta unica, sostenuta in studio dal giornalista Paolo Barnard e nettamente contrasta, con scenari apocalittici, dall’altro ospite Oscar Giannino. «Noi - ricorda Maroni - siamo l’unico partito che ha detto di non entrare nell’euro, dovevamo stare fuori ma ci siamo entrati per motivi politici. Ora potrei dire “benissimo, usciamo dall’euro” e mi prenderei l’applauso di molti. Dopodiché le conseguenze sarebbero quelle indicate da Oscar Giannino...». La questione del giorno, comunque, resta la sostanziale inefficacia della “ricetta Monti” sui livelli dello spread, una cosa che, come sollecita la Lega, dovrebbe provocare qualche sussulto d’orgoglio nel Pdl. «L’andamento degli spread - dichiara infatti Fabrizio Cicchitto - mette in evidenza che la situazione non si è stabilizzata anche dopo il cambio del governo. A Berlusconi si imputò di non far nulla per la crescita. Ora però nessuno può dire che adesso sia stato fatto qualcosa di incisivo: il decreto sviluppo, francamente, costituisce uno spolverino assai leggero anche se qualcuno, in evidente stato di ebbrezza, parlò a suo tempo di 80 miliardi messi in moto». Certo, Cicchitto poi rende atto a Monti che «le ragioni di fondo della destabilizzazione sono tutte di origine internazionale », ma a dare il segno che il Prof, forse, non è più considerato intoccabile dal partito è la mossa di Renato Brunetta, il quale di fronte alle fragili contestazioni del premier sui livelli “berlusconiani ” del “suo” spread, parla di un atteggiamento «preoccupante» e chiede un «urgente chiarimento in Parlamento».

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