"La Padania 04.07.2012"
Riduzione della spesa, l’esecutivo salva chi spreca e saccheggia la sanità delle regioni del Nord. Il Governatore Zaia non ci sta e manda al diavolo il vertice con il premier. Cota: ingiustizia sulla pelle della nostra gente
Ho deciso di risparmiare il biglietto aereo e il pernottamento a Roma - visto che parliamo di spending review - per un incontro sulla revisione della spesa completamente inutile. È una presa in giro che il governo ci convochi per parlare di qualcosa su cui, a suo stesso dire, non ha nulla da contrattare. Ma sul tema dei tagli alla sanità, che per Roma dovrebbero essere nell’ordine dei due miliardi almeno, non abbiamo intenzione di cedere di un solo millimetro. Perché quello che hanno intenzione di dare è di fatto un colpo d’accetta, un taglio lineare che non tiene minimamente conto di chi, come il Veneto, la sua spending review l’ha già fatta, e non solo nella sanità. Siamo la regione più virtuosa d’Italia per quanto riguarda la spesa sanitaria, e a dirlo è lo stesso governo, ma si profilano riduzioni come se fossimo i più spreconi, con una previsione di meno 600 milioni in tre anni, ossia 200 milioni l’anno.
La verità è che questo governo ha come propria filosofia aziendale quella di non avere il coraggio di intervenire con decisione in quei territori in cui si annidano gli sprechi più grandi. Basti pensare che nel Veneto c’è una ospedalizzazione di sette giorni in media, mentre in alcune regioni un cittadino in ospedale ci rimane anche un mese. Né si capisce perché ci sono aree del Paese in cui una siringa costa sei volte in più. D’accordo che bisogna risparmiare, e noi ci siamo già mossi in questo senso, ma non si può tagliare in modo orizzontale, nella più trita tradizione centralista. Con i costi standard, che tra l’altro noi in Veneto abbiamo già calcolato, questa evidente ingiustizia sarebbe eliminata all’istante. Non è che ci voglia chissà quale sforzo titanico per applicare questo principio elementare: non ti do in base a quanto hai speso ma quel che ti do è uguale a tutti gli altri e te lo devi far bastare. Ci vuole volontà politica, questo sì, quella volontà di riforme sbandierata da tutti ma applicata da nessuno. Ma se si continuano a favorire le cicale, le formiche prima o poi si incazzano. I veneti sono angosciati per il futuro della loro sanità, e non sappiamo più dove tagliare, perché i nostri conti li abbiamo già fatti quadrare. Per questo faremo tutto quello che la legge e la Costituzione ci consentono per ribellarci. A dire il vero, non è che queste distorsioni siano nate con il ministro Balduzzi o con questo governo. Fanno parte della nostra storia, di un’Italia a due velocità: quanto più si scende da nord a sud, ad esempio, tanto più aumenta in modo esponenziale il numero di primari nominati per la stessa specialità. E intanto a pagare è sempre il solito Pantalone del nord. Tanto più assurdo se si pensa che in questo modo si puniscono proprio quei territori, come il Veneto, che producono ricchezza. Come a dire: togliere benzina a chi fa girare le merci. Il modo di procedere di questo governo di tecnici è poco rispettoso verso il Veneto, e noi non ci stiamo. Non a caso, rispetto al precedente esecutivo il numero di impugnazioni di leggi regionali è aumentato a dismisura: otto in due anni con il governo Berlusconi, sei in sette mesi con il governo Monti. Invece di riservare tanta attenzione al Veneto per bloccarne le iniziative, il governo Monti farebbe bene a seguirne l’esempio. In Regione, ad esempio, la Giunta ha appena approvato un documento che individua i criteri da seguire per il riordino degli enti strumentali. Un lavoro che finora non era mai stato fatto in modo così puntuale e che ci consente di sapere esattamente i costi e il personale impiegato e di stabilire i parametri per la riorganizzazione. Se anche Roma facesse un’operazione del genere sull’apparato statale, probabilmente i tagli sarebbero minori. Lo stesso dicasi per le cosiddette “missioni di pace”. Siamo in Afghanistan da oltre dieci anni. Abbiamo fatto la nostra parte, abbiamo contribuito al processo di democratizzazione, abbiamo dovuto - soprattutto - rispondere alle richieste americane, ma ora basta. Le missioni “di pace”, lì e altrove, costano miliardi di euro, senza contare che avvengono in zone di conflitto, quindi anche il prezzo in termini di vite umane è alto. Anche su questo, Barack Obama dice la sua, l’Italia tace. Ma soprattutto, ci vogliono riforme strutturali, e la madre di tutte le riforme è il federalismo, di cui i costi standard sono il pilastro centrale, perché introducono il principio della responsabilità nel governo dei territori. Tutto ciò che va in questa direzione, verso l’autonomia, è una strategia che merita di essere presa in considerazione. Non è un problema di posizione nordista, è un problema di equità. Monti aveva promesso rigore, equità e crescita. Finora si è visto solo il rigore. È evidente che il prossimo incontro programmatico della Lega, gli Stati generali del Nord, rappresentano una sfida epocale: sono l’appuntamento chiave per costruire, dal basso, un’alternativa logica, credibile e condivisa. E Dio sa - con il popolo del Nord - se ne abbiamo bisogno.

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