“Matteo Borghi”
“lintraprendente.it 15.01.2014”
Il debito pubblico lo sentiam nominare ogni giorno, accanto al Pil (che
va giù) e allo spread (che va su e giù): sappiamo che è alto ma, il più delle
volte, lo percepiamo come distante: esiste certo ma non è destinato a non avere
un influsso diretto sui nostri portafogli. Ma non è così: il debito costa caro
al contribuente. Quanto? Più di 1.600 euro all’anno. Ora, ieri ci hanno
informati che il debito italiano ha toccato un nuovo record: 2.104 miliardi,
pari ormai a quasi il 140% del Pil. I dati, messi a disposizione dalla Banca
d’Italia e riferiti allo scorso novembre, sono più che preoccupanti: ci stiamo
sempre di più avvicinando alla Grecia che guida la classifica con il 165%
circa. Rispetto a inizio anno, nonostante le tasse, il nostro debito è aumentato
di ben 114,6 miliardi che sono in parte andati (12,8 miliardi) alle misure di
sostegno finanziario dell’area euro richieste dalla Troika. Al che ti fai una
domanda: come mai quando c’è da imporre le loro decisioni gli eurocrati ci
considerano un Paese disastrato e incapace di badare a sé stesso, mentre quando
c’è da pagare siamo un Paese florido che può permettersi di sostenere i più
deboli? Misteri della fede europeista. Tornando al nostro debito, «abbastanza
grande da badare a sé stesso» come diceva Ronald Reagan, possiamo notare come
esso si sia sempre alzato negli ultimi trent’anni. Lo rivela un interessante
studio di scenarieconomici.it che dimostra come si passato dai 521 miliardi (in
euro del 2012) del 1980 ai 1.988 del 2012.
Nel complesso, per gli interessi, abbiamo pagato 3.100 miliardi di euro in 32 anni. Facendo un rapido calcolo si può vedere come ognuno dei 60 milioni di cittadini abbia sborsato 51.600 euro, ovvero 1.600 euro l’anno, anziani e bambini compresi. Il che vuol dire che una famiglia con un figlio ha sborsato una media annuale di 4.800 euro. A chi vanno questi soldi? Ai proprietari del debito pubblico, banche in primis. Come spiegava due sabati fa Nicola Porro sul Giornale, gli istituti di credito hanno aumentato gli investimenti in debito pubblico di ben 233 miliardi negli ultimi due anni. In cambio i governi (guarda caso Monti e le larghe intese) con l’aiuto della Bce hanno garantito loro prestiti agevolati, tassazione contenuta e stabilità. Proprio quella che ci sta uccidendo.
Nel complesso, per gli interessi, abbiamo pagato 3.100 miliardi di euro in 32 anni. Facendo un rapido calcolo si può vedere come ognuno dei 60 milioni di cittadini abbia sborsato 51.600 euro, ovvero 1.600 euro l’anno, anziani e bambini compresi. Il che vuol dire che una famiglia con un figlio ha sborsato una media annuale di 4.800 euro. A chi vanno questi soldi? Ai proprietari del debito pubblico, banche in primis. Come spiegava due sabati fa Nicola Porro sul Giornale, gli istituti di credito hanno aumentato gli investimenti in debito pubblico di ben 233 miliardi negli ultimi due anni. In cambio i governi (guarda caso Monti e le larghe intese) con l’aiuto della Bce hanno garantito loro prestiti agevolati, tassazione contenuta e stabilità. Proprio quella che ci sta uccidendo.

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