“Andrea Accorsi”
“La Padania 19.11.2013”
Promesse,
tante promesse. Ma ancora una volta, la montagna rischia di partorire un
topolino. Perché anche i tagli alle spese inutili (la famosa "spending review"
agitata come una carota dal premier Letta) saranno affrontati all'italiana. Ovvero
in tempi lunghi, con gli immancabili "gruppi di lavoro" e compensi
faraonici per chi li coordinerà: quel Carlo Cottarelli sconosciuto ai più che
Letta e il ministro dell'Economia Saccomanni hanno nominato commissario alla spending
review, raccogliendo in questo l'eredità
del governo Monti. E già questo ci fa mal sperare. Altro dettaglio non
secondario, lo "stipendio" del Cottarelli per portare a termine cotanto
compito: il commissario incasserà un assegno massimo di 150 mila euro per il
2013, altri 300 mila nel 2014, altrettanti nel 2015 e 200 mila nel 2016. In
tutto, quasi un milione di euro. Per fare cosa? Entro la fine di questo mese saranno
costituiti i gruppi di lavoro sulla spending review. Tra dicembre e febbraio, poi,
seguirà una prima "ricognizione tecnica per definire le misure legislative
e amministrative" da approvare già nel 2014 e "quantificazione dei
relativi risparmi di spesa" nel 2014 e negli anni successivi. La
"ricognizione" sarà utilizzata nell'ambito del Documento di economia e finanza (Dpef) che
fissa spese e obiettivi delle Amministrazioni pubbliche.
La tabella di marcia prosegue con l'"analisi dell' impatto macroeconomico e distributivo delle misure" in aprile e l'"implementazione delle misure a livello legislativo" tra maggio e luglio. Se vi è già venuto mal di testa, aspettate di scorrere la lista dei settori di spesa sui quali saranno impegnati i gruppi di lavoro. Saranno esclusi soltanto gli organi costituzionali o "a rilevanza costituzionale" (ma anche per loro il commissario darà indicazioni affinché possano procedere autonomamente ai tagli). Sotto la lente finiranno beni, servizi, immobili, costi della politica, perfino i dipendenti statali: una delle questioni da affrontare riguarda la loro mobilità sia tra amministrazioni che tra funzioni diverse, con "esplorazione di canali d'uscita e rivalutazione delle misure del turn-over". Per incentivare la razionalizzazione della spesa, saranno stilate classifiche che evidenzino i centri di spesa virtuosi e quelli meno efficienti. È previsto un sistema di incentivi per premiare gli Enti che tagliano. Ministero per ministero, sarà quindi esaminata nel dettaglio ogni voce di spesa: dalla dimensione delle scuole agli insegnanti di sostegno, dalle cure termali dei militari alle pensioni di reversibilità e quelle "d'oro", dalla riforma della Motorizzazione civile ai protocolli terapeutici, fino alle centrali di acquisto dei farmaci. " In sede politica - si legge nel dossier di Cottarelli – va valutata l'opportunità di individuare risparmi addizionali per il 2014". Il dossier fissa a 3,6 miliardi i risparmi nel 2015, a 8,3 quelli nel 2016 e a 11,3 miliardi i risparmi a decorrere dal 2017. In tutto, nel periodo 2014-16 il risparmio di spesa previsto è di circa due punti percentuali di Pii rispetto al 2013. Con Cottarelli, è sicuro Letta, •cambierà il verso degli interventi sulla spesa e si faranno tagli solo dove è necessario•. Ma per il capogruppo del Carroccio al Senato, Massimo Bitonci, è tutto fumo, o quasi. •Non serviva un'altra poltrona per combattere la sprecopoli romana – attacca Bitonci. Se davvero l'intenzione è quella di tagliare le spese improduttive, basta applicare i costi standard a tutta la pubblica amministrazione. Ogni volta - incalza il capogruppo - grandi annunci, grandi tecnici e poi non si può tagliare niente perché si vanno a toccare gli interessi delle caste. Da Monti a Letta, l'unica certezza è che il debito pubblico è aumentato. Con Letta è salito a settembre a 2.068 miliardi dai 2.060 di agosto. Se questo è l'inizio... •.
La tabella di marcia prosegue con l'"analisi dell' impatto macroeconomico e distributivo delle misure" in aprile e l'"implementazione delle misure a livello legislativo" tra maggio e luglio. Se vi è già venuto mal di testa, aspettate di scorrere la lista dei settori di spesa sui quali saranno impegnati i gruppi di lavoro. Saranno esclusi soltanto gli organi costituzionali o "a rilevanza costituzionale" (ma anche per loro il commissario darà indicazioni affinché possano procedere autonomamente ai tagli). Sotto la lente finiranno beni, servizi, immobili, costi della politica, perfino i dipendenti statali: una delle questioni da affrontare riguarda la loro mobilità sia tra amministrazioni che tra funzioni diverse, con "esplorazione di canali d'uscita e rivalutazione delle misure del turn-over". Per incentivare la razionalizzazione della spesa, saranno stilate classifiche che evidenzino i centri di spesa virtuosi e quelli meno efficienti. È previsto un sistema di incentivi per premiare gli Enti che tagliano. Ministero per ministero, sarà quindi esaminata nel dettaglio ogni voce di spesa: dalla dimensione delle scuole agli insegnanti di sostegno, dalle cure termali dei militari alle pensioni di reversibilità e quelle "d'oro", dalla riforma della Motorizzazione civile ai protocolli terapeutici, fino alle centrali di acquisto dei farmaci. " In sede politica - si legge nel dossier di Cottarelli – va valutata l'opportunità di individuare risparmi addizionali per il 2014". Il dossier fissa a 3,6 miliardi i risparmi nel 2015, a 8,3 quelli nel 2016 e a 11,3 miliardi i risparmi a decorrere dal 2017. In tutto, nel periodo 2014-16 il risparmio di spesa previsto è di circa due punti percentuali di Pii rispetto al 2013. Con Cottarelli, è sicuro Letta, •cambierà il verso degli interventi sulla spesa e si faranno tagli solo dove è necessario•. Ma per il capogruppo del Carroccio al Senato, Massimo Bitonci, è tutto fumo, o quasi. •Non serviva un'altra poltrona per combattere la sprecopoli romana – attacca Bitonci. Se davvero l'intenzione è quella di tagliare le spese improduttive, basta applicare i costi standard a tutta la pubblica amministrazione. Ogni volta - incalza il capogruppo - grandi annunci, grandi tecnici e poi non si può tagliare niente perché si vanno a toccare gli interessi delle caste. Da Monti a Letta, l'unica certezza è che il debito pubblico è aumentato. Con Letta è salito a settembre a 2.068 miliardi dai 2.060 di agosto. Se questo è l'inizio... •.

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