Giù al Sud, belle notizie per l’export lombardo: in un quadro in cui i rapporti commerciali italiani verso i paesi del Mediterraneo non vedono impennate e restano negativi sul piano dell’import (-6% in un anno), quelli della Lombardia crescono, e bene, nei primi sei mesi del 2013. Li trainano le buone performance di Milano, Brescia e Bergamo, sul piano dell’export, e di Milano, Pavia e Mantova sul piano dell’import. Secondo uno studio della Camera di Commercio di Milano, l’export lombardo verso i Paesi del Mediterraneo nella congiuntura semestrale vale 5,2 miliardi di euro, e l’import ha registrato quota 2,8 miliardi. Entrambi sono cresciuti, rispettivamente del 3,1% e del 2,9%. L’export lombardo vale un quarto di quello italiano, e resta forte nel manifatturiero, l’import – minerali e petrolio- vale quasi un decimo. In Lombardia gli investimenti diretti esteri in uscita nei Paesi mediterranei nel 2013 sono 321, e 36 in entrata. A Milano aprono i tre quarti delle imprese del Mediterraneo che si stabiliscono sul suolo lombardo; metà delle imprese lombarde che aprono all’estero sono milanesi.
I dati resterebbero tali, se non si cogliesse più complessivamente il discorso che sottendono. La Lombardia sarà anche quella Regione che, per vicinanza, immaginario, e talora propaganda, guarda al Nord Europa della grande produzione, ma i suoi rapporti col Mediterraneo testimoniano una grande vitalità che fa bene a tutto il tessuto locale. Si esporta, si importa, e si incrociano gli interessi all’insegna del meticciato economico: in Lombardia sono ormai 27 mila le imprese con un titolare che viene dai paesi che si affacciano sul bacino del Mare Nostrum. Marocchini, albanesi, egiziani: fanno impresa qui, meglio se nel settore delle costruzioni e del commercio, e con 46 milioni di euro di rimesse nel 2012 hanno sostenuto 30 mila persone nei paesi di partenza dei titolari. Le imprese con titolare straniero crescono quindi in Lombardia del 2,5% in un anno. Hanno proprietari giovani, poche le donne, che sono comunque 2 mila su 27 mila: dati che puntellano, fatti alla mano, ogni discorso seriamente possibilista sui temi dello dell’inclusione, dell’apertura. Dal Mediterraneo insomma arrivano anche imprenditori, imprenditrici e persone che guardano all’Italia del Nord come luogo ideale per fare business. Al rafforzamento di questo network, contribuirà, la fondazione ‘Centro Euro Mediterraneo per lo sviluppo delle micro, piccole e medie imprese’ (Emdc), una sinergia voluta da più attori, fra cui Camera di Commercio di Milano, il Ministero degli Affari Esteri e dello Sviluppo Economico. Lo scopo è quello di accrescere l’interscambio, ma anche di esportare modelli di impresa, piccola e media, che in Italia continuano a rappresentare un baluardo di senso e identità nel sistema economico nazionale. Una nuova fondazione con sede a Milano, legittimo avamposto, lo dicono i dati, di internazionalizzazione dei processi economici, anche e soprattutto verso Sud: l’impatto di una fondazione si vede sul lungo termine ma il binomio informazione-assistenza, per permettere alle aziende di conoscere e compenetrare i mercati, ha senso. Sostengono gli obiettivi del Centro 21 Agenzie pubbliche e private che operano a supporto delle micro, piccole e medie imprese complessivamente in dieci paesi dell’area, dall’Egitto al Libano, da Malta alla Tunisia. Ogni discorso assume più valore nella lunga vigilia dell’Expo che verrà e in cui Milano dovrà essere incubatore di molte sfide, all’insegna di uno sguardo su un mondo che si auspica più sano, più ricco, più connesso. Ritornando su un piano pratico, se la Lombardia è il volano possibile di questi processi, si spera, come auspicato dal Ministro Bonino alla presentazione della Fondazione, che la chiamata all’internazionalizzazione della classe imprenditoriale sia favorita dalla modernizzazione e razionalizzazione della rete diplomatica. Come ammesso dal ministro, la porta del Mediterraneo, come dimostra il caso del capoluogo lombardo, si sta spostando sempre più a Nord, perché il mondo muta e, fatti salvi i grandi miti culturali, è giusto ammetterlo. Si è sempre il Sud di qualcun altro, basta capire quale tipo di Sud. Nota a margine: la nascente fondazione è benedetta dalla Commissione Europea e dalla Lega Araba, ovvero ha ottenuto il riconoscimento ufficiale. Ma allora il Mediterraneo, per la Ue, è la terra dei Pigs che affossano il sistema, e il cimitero marino di tanti disperati, o è l’area a cui guardare con più intelligenza e lungimiranza per riconcepire l’economia, la produzione, lo sviluppo e i rapporti di forza, economica, con il resto del mondo?
I dati resterebbero tali, se non si cogliesse più complessivamente il discorso che sottendono. La Lombardia sarà anche quella Regione che, per vicinanza, immaginario, e talora propaganda, guarda al Nord Europa della grande produzione, ma i suoi rapporti col Mediterraneo testimoniano una grande vitalità che fa bene a tutto il tessuto locale. Si esporta, si importa, e si incrociano gli interessi all’insegna del meticciato economico: in Lombardia sono ormai 27 mila le imprese con un titolare che viene dai paesi che si affacciano sul bacino del Mare Nostrum. Marocchini, albanesi, egiziani: fanno impresa qui, meglio se nel settore delle costruzioni e del commercio, e con 46 milioni di euro di rimesse nel 2012 hanno sostenuto 30 mila persone nei paesi di partenza dei titolari. Le imprese con titolare straniero crescono quindi in Lombardia del 2,5% in un anno. Hanno proprietari giovani, poche le donne, che sono comunque 2 mila su 27 mila: dati che puntellano, fatti alla mano, ogni discorso seriamente possibilista sui temi dello dell’inclusione, dell’apertura. Dal Mediterraneo insomma arrivano anche imprenditori, imprenditrici e persone che guardano all’Italia del Nord come luogo ideale per fare business. Al rafforzamento di questo network, contribuirà, la fondazione ‘Centro Euro Mediterraneo per lo sviluppo delle micro, piccole e medie imprese’ (Emdc), una sinergia voluta da più attori, fra cui Camera di Commercio di Milano, il Ministero degli Affari Esteri e dello Sviluppo Economico. Lo scopo è quello di accrescere l’interscambio, ma anche di esportare modelli di impresa, piccola e media, che in Italia continuano a rappresentare un baluardo di senso e identità nel sistema economico nazionale. Una nuova fondazione con sede a Milano, legittimo avamposto, lo dicono i dati, di internazionalizzazione dei processi economici, anche e soprattutto verso Sud: l’impatto di una fondazione si vede sul lungo termine ma il binomio informazione-assistenza, per permettere alle aziende di conoscere e compenetrare i mercati, ha senso. Sostengono gli obiettivi del Centro 21 Agenzie pubbliche e private che operano a supporto delle micro, piccole e medie imprese complessivamente in dieci paesi dell’area, dall’Egitto al Libano, da Malta alla Tunisia. Ogni discorso assume più valore nella lunga vigilia dell’Expo che verrà e in cui Milano dovrà essere incubatore di molte sfide, all’insegna di uno sguardo su un mondo che si auspica più sano, più ricco, più connesso. Ritornando su un piano pratico, se la Lombardia è il volano possibile di questi processi, si spera, come auspicato dal Ministro Bonino alla presentazione della Fondazione, che la chiamata all’internazionalizzazione della classe imprenditoriale sia favorita dalla modernizzazione e razionalizzazione della rete diplomatica. Come ammesso dal ministro, la porta del Mediterraneo, come dimostra il caso del capoluogo lombardo, si sta spostando sempre più a Nord, perché il mondo muta e, fatti salvi i grandi miti culturali, è giusto ammetterlo. Si è sempre il Sud di qualcun altro, basta capire quale tipo di Sud. Nota a margine: la nascente fondazione è benedetta dalla Commissione Europea e dalla Lega Araba, ovvero ha ottenuto il riconoscimento ufficiale. Ma allora il Mediterraneo, per la Ue, è la terra dei Pigs che affossano il sistema, e il cimitero marino di tanti disperati, o è l’area a cui guardare con più intelligenza e lungimiranza per riconcepire l’economia, la produzione, lo sviluppo e i rapporti di forza, economica, con il resto del mondo?

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