“lintraprendente.it 28.11.2013”
In piazza San Babila, nel cuore di Milano, c’erano pochi di loro. Presi
a sberle dal gelo e inferociti. Erano alcuni tra i 5.600 imprenditori,
commercianti, partite Iva e artigiani che questa mattina hanno lasciato la
saracinesca abbassata. Niente mail, ordini, fax, vendite. Niente ricchezza né
posti di lavoro. Una montagna di minuti ammassati, gli stessi utili a mostrare
al Governo che senza queste categorie, senza chi solo compensa il denaro che
non c’è, assume, paga tasse da rapina fiscale, offre servizi (anche quelli che
lo Stato dovrebbe garantire ma per inettitudine nega), una montagna di minuti
in cui mostrare che l’Italia senza loro è niente. Perché questo Paese senza
loro è già fallito. L’hanno urlato, in faccia alla gente, che non ce la fanno
più, che a loro converrebbe chiudere e lo dicono che parte della forza per
lottare arriva da Imprese che resistono,
l’associazione che si batte con e per loro, che li ha portati lì, a raccontare uno stillicidio senza fine. Ed è così che deve essere, chi regge il peso di una nazione che potrebbe tutto ma è spesso troppo avvezza all’assistenzialismo vigliacco, alla piccineria, deve raccontare la mattanza in corso. Loro lo fanno, ti mettono in mano le storie di chi ha perso la casa e ha dormito in macchina, di chi quel settanta per cento di imposte inique non sa più dove pescarlo, ti cuciono addosso una verità: la delocalizzazione, per chi può, è un obbligo. Angelo Domenico, di cui qui trovate un’intervista video, è titolare di un’impresa artigiana. La crisi ha tagliato le gambe ai suoi clienti, perciò a lui. Le tasse però non diminuiscono, lo Stato non figlia incentivi, e lui punta la Moldavia e ti dice tante cose ma tu non riesci a scordare questa di frase: «Parliamo di un ex paese comunista». E si passa alla Svizzera, dove c’è la coda e qui e qui ne abbiamo tracciate altre di mappe per migrare. Domenico passa il confine perché vuole restare aperto, soprattutto qui. Allora va lì, sperando di compensare le perdite italiane. Si potrebbe chiamare commedia dell’assurdo non fosse una drammatica realtà. Li guardi quei volti, è gente nata per lavorare e lavorare e lavorare. Sono quelli che prima di lasciare a casa un dipendente sputano il sangue sui macchinari, lì dove hanno già gettato una vita, dove a volte hanno anche raccolto il sudore di genitori orgogliosi di essersi spezzati la schiena per garantire loro un futuro. E non glielo puoi dire che Enrico Letta sta facendo il massimo perché è una stronzata, perché continuano a rapinarli e quando mettono in fila la loro quotidianità ti viene da implorarli di non smettere, ché senza loro siamo niente. Poi te lo dici che non si meritano anche questo, che non puoi caricarli oltre, loro che già sollevano mezz’Italia. L’odore della burocrazia li avvolge. C’è la «semplificazione: l’anno scorso per pagare cinque dipendenti dovevo compilare cinque F24. Quest’anno il numero di dipendenti non è cambiato, gli F24 sono diventati 15», è schietta Antonella Lattuada. C’è chi il pomeriggio l’ha passato a scaricare sul computer il programma per il redditometro, ha con sé il figlio e ragazzi quanto tempo questo Stato ruba a quel figlio. Ci sono i cinesi che arrivano, l’accesso al credito negato, una valanga di tasse, le riforme mancate, le infrastrutture assenti, i tempi di risposta statali inammissibili, la Giustizia che non li garantisce, anzi offende la classe produttiva nostrana. Ci sono le persecuzioni a modi Equitalia e c’è il coraggio di quelli lì, che non sono evasori e sono il meglio di questo Paese e lo diciamo senza dubbio, titubanze. E almeno noi, per quanto vale, li difendiamo e lo diciamo che siamo orgogliosi dei nostri artigiani, dei piccoli imprenditori, dei commercianti e delle partite Iva. E lo sappiamo che oggi quelle quattro ore di serrata vi sono costate orgoglio ma è per riprendervi la dignità che lo avete fatto. E lo diciamo che molti di quelli che abbiamo visto oggi sono combattenti veri, che se messi in condizione si mangerebbero l’Europa e il mondo. Perché già lo fanno. E metterli in condizione non vuol dire favorirli, basterebbe eliminare gli ostacoli e la guerra violenta che gli viene mossa. Al resto, tranquilli, pensano loro.
l’associazione che si batte con e per loro, che li ha portati lì, a raccontare uno stillicidio senza fine. Ed è così che deve essere, chi regge il peso di una nazione che potrebbe tutto ma è spesso troppo avvezza all’assistenzialismo vigliacco, alla piccineria, deve raccontare la mattanza in corso. Loro lo fanno, ti mettono in mano le storie di chi ha perso la casa e ha dormito in macchina, di chi quel settanta per cento di imposte inique non sa più dove pescarlo, ti cuciono addosso una verità: la delocalizzazione, per chi può, è un obbligo. Angelo Domenico, di cui qui trovate un’intervista video, è titolare di un’impresa artigiana. La crisi ha tagliato le gambe ai suoi clienti, perciò a lui. Le tasse però non diminuiscono, lo Stato non figlia incentivi, e lui punta la Moldavia e ti dice tante cose ma tu non riesci a scordare questa di frase: «Parliamo di un ex paese comunista». E si passa alla Svizzera, dove c’è la coda e qui e qui ne abbiamo tracciate altre di mappe per migrare. Domenico passa il confine perché vuole restare aperto, soprattutto qui. Allora va lì, sperando di compensare le perdite italiane. Si potrebbe chiamare commedia dell’assurdo non fosse una drammatica realtà. Li guardi quei volti, è gente nata per lavorare e lavorare e lavorare. Sono quelli che prima di lasciare a casa un dipendente sputano il sangue sui macchinari, lì dove hanno già gettato una vita, dove a volte hanno anche raccolto il sudore di genitori orgogliosi di essersi spezzati la schiena per garantire loro un futuro. E non glielo puoi dire che Enrico Letta sta facendo il massimo perché è una stronzata, perché continuano a rapinarli e quando mettono in fila la loro quotidianità ti viene da implorarli di non smettere, ché senza loro siamo niente. Poi te lo dici che non si meritano anche questo, che non puoi caricarli oltre, loro che già sollevano mezz’Italia. L’odore della burocrazia li avvolge. C’è la «semplificazione: l’anno scorso per pagare cinque dipendenti dovevo compilare cinque F24. Quest’anno il numero di dipendenti non è cambiato, gli F24 sono diventati 15», è schietta Antonella Lattuada. C’è chi il pomeriggio l’ha passato a scaricare sul computer il programma per il redditometro, ha con sé il figlio e ragazzi quanto tempo questo Stato ruba a quel figlio. Ci sono i cinesi che arrivano, l’accesso al credito negato, una valanga di tasse, le riforme mancate, le infrastrutture assenti, i tempi di risposta statali inammissibili, la Giustizia che non li garantisce, anzi offende la classe produttiva nostrana. Ci sono le persecuzioni a modi Equitalia e c’è il coraggio di quelli lì, che non sono evasori e sono il meglio di questo Paese e lo diciamo senza dubbio, titubanze. E almeno noi, per quanto vale, li difendiamo e lo diciamo che siamo orgogliosi dei nostri artigiani, dei piccoli imprenditori, dei commercianti e delle partite Iva. E lo sappiamo che oggi quelle quattro ore di serrata vi sono costate orgoglio ma è per riprendervi la dignità che lo avete fatto. E lo diciamo che molti di quelli che abbiamo visto oggi sono combattenti veri, che se messi in condizione si mangerebbero l’Europa e il mondo. Perché già lo fanno. E metterli in condizione non vuol dire favorirli, basterebbe eliminare gli ostacoli e la guerra violenta che gli viene mossa. Al resto, tranquilli, pensano loro.

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