“Alessandro Montanari”
“La Padania 23-24.11.2013”
C 'è
un'altra grande battaglia di liberazione nel futuro della Lega Nord: la battaglia
per uscire dall'euro e riconquistare la sovranità economica e monetaria. Ne è
convinto Matteo Salvini, protagonista ed organizzatore del riuscitissimo
"No euro day" tenutosi ieri dentro e fuori l'Hotel dei Cavalieri di
Milano: per strada, con uno dei tipici gazebo del Carroccio, e dentro, nella sa
la convegni dell'albergo, con gli interventi dei tre economisti che per primi
hanno deciso di sfidare il pensiero unico "eurista": Claudio
Borghi Aquilini, Alberto Bagnai e Antonio Maria Rinaldi. Tre docenti
universitari lontanissimi per estrazione politica e geografica dalla storia della
Lega, ma attratti dalla curiosità e della disponibilità del giovane leader leghista,
nonché candidato alla segreteria federale, a condividere sul fronte politico la
loro battaglia. Il successo dell'iniziativa è subito restituito dalla sala: strapiena.
•E' strano ma anche molto bello – esordisce infatti Salvini – riempire una sala
di sabato pomeriggio per parlare di economia. Evidentemente l'euro - truffa sta
risvegliando tanta gente perché tutti
ormai hanno capito che le certezze e le verità che per anni ci sono state
vendute ci hanno portato a dati economici da tempo di guerra•. Segue una
precisazione, di ordine politico. •La Lega - dice il segretario della Lega Lombarda
- non è contro l'Europa ma è per un'Europa che ci tenga ai suoi cittadini, ai
suoi lavoratori e alle sue imprese, un'Europa delle sovranità•. Salvini a
questo punto ricorda le parole lungimiranti di Umberto Bossi e i
grossolani errori di valutazioni di altri. •Vi rileggo quel che disse Bossi al
congresso della Lega del 1998: "L'Europa monetaria ci costerà cara, questa
Europa non genererà né democrazia né
stabilità. Le leggi finanziarie degli stati si trasformeranno in fax mandati a
Bruxelles". Allora ci presero per scemi, gli scemi invece erano gli altri.
Oggi infatti ci troviamo con la necessità di salvare il lavoro al Nord e l'unico
modo che la Padania ha per farlo è riprendersi la propria sovranità. Siamo in
guerra, mettiamoci l'elmetto e prepariamoci a combattere perché siamo stati
vittime di un colpo di Stato: 5 milioni di poveri e 4 milioni di disoccupati
sono i numeri di un crimine, non di un
errore•. Però l'euro non ci era stato spiegato come una catastrofe, bensì come
una sorta di Bengodi. Da tutti. Salvini rilegge una dichiarazione storica di Romano
Prodi: •Oggi - disse l'allora premier - è nata la moneta unica europea. Oggi l'Italia è più
forte. Abbiamo preso questo impegno senza esitazione perché era la garanzia del
nostro futuro. E i risultati di questa nostra grande decisione si vedono già•.
Segue una performance di Silvio Berlusconi, in data 26 novembre 2001: •Con
l'euro ci sono le premesse di una nuova stabilità. L'euro è un'idea straordinaria•.
Inevitabile, poi, una citazione di Mario Monti, per la cronaca il più fischiato
di tutti: •Stiamo assistendo al più grande successo dell'euro e la
manifestazione più completa di questo successo qual è? La Grecia!•. Salvini se
la ride e ne butta lì una delle sue: •Chi sa, magari nel futuro servirà una
nuova Norimberga...•. Più che al futuro o al passato, però, occorre pensare al
presente. Perché uscire dall'euro si può e si deve. La parola passa quindi agli
economisti. •Denunciare i danni dell'euro – esordisce Borghi - non è un affare conveniente,
ma ci sono dei momenti nella vita di un uomo in cui non si può più stare zitti.
D'altra parte anche io all'inizio sono stato come addormentato da tutti i
luoghi comuni che ci avevano propinato. Però è proprio per questo che oggi è
così importante l'opera di informazione che Salvini ha deciso di fare insieme a
noi•. •La prima domanda che dovete porvi – prosegue il docente dell'Università Cattolica
- è questa: come siamo arrivati a questo punto? Non crediate che dipenda dalle
troppe auto blu che, purtroppo, vedete in circolazione. No, pensate alla
disoccupazione, qui al Nord, prima dell'adozione dell'euro. Ricordate? In giro non
c'era nessuno che non avesse un lavoro. Chi non l'aveva, in sostanza, era uno
che non aveva voglia di lavorare. Poi è arrivata la moneta unica ed è cambiato tutto.
E' vero, all' inizio la disoccupazione è addirittura diminuita, ma era un'illusione
perché intanto cominciava ad ampliarsi la forbice tra importazioni ed esportazioni
e questo avveniva perché la moneta era troppo forte per la nostra economia. Quindi
compravamo cose estere, perché convenivano, ma è proprio così che abbiamo
cominciato a distruggere le nostre aziende. Ed è stato così che ci siamo ritrovati
con una moneta forte ma anche con il portafoglio vuoto e senza più nessuno che ci
prestasse i soldi. E in tutta questa gigantesca fregatura per il nostro Paese, ovviamente,
il più fregato di tutti è certamente il Nord Italia•. •Ma, sappiatelo, - conclude
Borghi - di irreversibile in questa storia non c'è nulla. Basta volerlo fare•. •Matteo
Salvini – interviene Bagnai, autore di "Il tramonto dell'euro"- ci
chiede perché abbiamo cominciato questa battaglia. Molti problemi dell'euro
erano comprensibili fin dall'inizio, questo è vero, ma devo ammettere che è
stato quando abbiamo visto come veniva gestita la crisi della Grecia, nel 2010,
che abbiamo capito che ci dovevamo muovere perché quello che stava accadendo cominciava
ad assomigliare troppo ad un'aggressione. Però no, caro Matteo, non penso che
in futuro assisteremo ad una nuova Norimberga, piuttosto ad un nuovo 8
settembre, nel senso che il 9 settembre, quando non ci sarà più l'euro, in giro
non troverai più nessuno che in passato era stato eurista...•. La gente applaude,
ride - i tre economisti sono anche amanti della battuta ironica - poi si concentra
sulle diapositive di Bagnai. •Lo scopo di questa Europa - spiega il professore -
era esautorare la politica e la moneta unica è stato il suo strumento di conquista.
Ci hanno convinto che l'Italia andasse moralizzata perché aveva una classe
politica particolarmente corrotta e per questo ci hanno imposto i vincoli
esterni. Ma ora bisogna ammettere che questi vincoli esterni ci stanno distruggendo•
. Perché? Qual era il progetto, se c'era? •la grande finanza internazionale
voleva che le Pmi vedessero lo Stato
nazionale come un nemico per favorire la grande impresa e la penetrazione dei
capitali esteri •. La platea rimane come stordita. Affascinata, infastidita e
stordita. •Lo smantellamento dell'euro è possibile e secondo noi dovrà avvenire
con una uscita della Germania, ma – conclude Bagnai - avrà dei costi ed è per
questo che il processo dovrà essere gestito dalla politica con un forte senso
di unione e di solidarietà•. La centralità della politica è ribadita anche da
Rinaldi: •Io - premette l'economista romano, allievo di Paolo Savona - sono un
europeista convinto. Del resto, chi non vuole la pace e la concordia in Europa?
Ma allora mi chiedo: perché uno come me proprio non riesce a riconoscersi in
questa Europa? Perché è un'Europa fatta su misura della Germania. L'Italia si è
prostrata è ha firmato cambiali in bianco, i trattati, i cosiddetti "
piloti automatici", che hanno completamente escluso la politica da tutti i
processi decisionali. Il guaio però è che il fiscal compact è illegittimo, l'ha
dimostrato il professar Guarino, e che il trattato di Maastricht cela un vero e
proprio golpe perché nel processo
decisionale europeo non è più ammessa la democrazia•. •Ma noi oggi - riattacca
Rinaldi - dobbiamo riprenderei le chiavi di casa. La nostra casa brucia e
l'unico modo che abbiamo per salvarla è riappropriarci della possibilità di
fare una politica economica. State tranquilli: se torniamo alla lira il cartone
del latte continueremo a pagarlo l'equivalente di quello che lo paghiamo oggi.
Con una differenza sostanziale però: che compreremo quello italiano perché sarà
più conveniente di quello straniero. Che costerà di più e continuerà ad essere
meno buono del nostro•. Il pomeriggio finisce con un colpo di teatro di Rinaldi
che si alza e cava dalla tasca una vecchia moneta da una lira, che consegna a
Salvini come fosse una medaglia. •Mi raccomando Matteo -gli
dice - dovete farla tornare nelle nostre tasche•.

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