“Luca
Tavecchio”
“La Padania
22.10.2013”
«Siamo
stufi di essere trattati come una colonia mentre da Roma si sprecano soldi con
contratti milionari tipo quello di Fazio o le ospitate di Maradona. Da oggi
inizia la guerra contro questa Rai». Davanti alla sede Rai di Milano Matteo Salvini
annuncia battaglia sulla tv pubblica. Insieme a lui i consiglieri e gli
assessori regionali della Lombardia, «perché questa non è solo una battaglia
della Lega Nord, ma di tutta la Lombardia e di tutte le regioni umiliate da
Roma». La goccia che ha fatto traboccare il vaso è stata la decisione di viale
Mazzini di tenere a Roma la sede di RaiExpo, la struttura della tv pubblica
dedicata appunto all'esposizione universale di Milano del 2015, e di lasciare a
Milano una «sede distaccata». «Ci siamo stancati
delle sedi distaccate. L'expo è un evento milanese, la Rai di Milano ha personale
e competenze per coprirlo, è assurdo e scandaloso che la testa di questa struttura
sia a Roma».
Minaccia una "ritorsione economica" invece il governatore lombardo Roberto Maroni: «Siamo disponibili a sostenere gli investimenti Rai in Lombardia, purché non sia un'azienda che sposta tutto a Roma. Se c'è la valorizzazione di Milano e di Expo siamo disponibili. Se, invece, la produzione dei servizi su Expo sarà tutta a Roma, come sembra, la Regione Lombardia si disimpegna». Secondo la Lega la trovata sull'Expo è solo l'ultimo capitolo di una storia che va avanti da anni e che prevede il sistematico impoverimento delle sedi regionali. «I casi di Rai 5 e Raisport 2- continua Salvini - ne sono una testimonianza, canali realizzati qui, nel capoluogo lombardo, e sui quali l'azienda non ha mai investito, preferendo le produzioni romane. I milanesi e i lombardi di questa Rai romanocentrica non ne possono più, per cui, o cambia o smonteremo questo palazzo pezzo per pezzo». Le scelte di viale Mazzini - sottolinea ancora Salvini - non sono infatti mai nel nome di un risparmio economico ma rispondono sempre a logiche di potere e spartizione. Il caso della recente nomina del nuovo direttore del centro di produzione milanese ne è un esempio. «Il direttore è di Roma, sta a Milano in albergo e quando ha finito torna nella sua città. Non mi sembra un gran modo per risparmiare questo...». Anche perché, volendo, di persone adatte in corso Sempione se ne sarebbero trovate di certo. La struttura milanese infatti può contare su quasi mille dipendenti e una storia che non teme confronti, essendo la sede da cui venne trasmesso il primo tg. L'umiliazione della sede milanese ha come vittime non solo i dipendenti Rai, ma anche tutto l'indotto che la tv pubblica genera sul territorio. «Stiamo parlando di circa 3.000 lavoratori – dice il consigliere regionale Massimiliano Romeo – che operano nel doppiaggio e nella post produzione messi nell'impossibilità di lavorare. Stiamo parlando di un pezzo importante dell’imprenditoria di questa città messo in difficoltà per logiche che non sono affatto imprenditoriali». La battaglia contro la logica accentratrice della Rai arriverà anche nel Consiglio regionale lombardo, dove la Lega e il gruppo della Lista Maroni pronti hanno già pronta una mozione a difesa del lavoro e delle professionalità della sede milanese. Spiega l'assessore regionale alla Cultura Cristina Cappellini: «Stiamo facendo nostre le proteste che da mesi ci arrivano dai lavoratori e dai sindacati della sede milanese e come Regione Lombardia faremo sentire la nostra voce nell'incontro che venerdì il direttore generale avrà con le rappresentanze di corse Sempione». A proposito della "calata" a Milano di Luigi Gubitosi, venerdì, Salvini anticipa: «Riceverà l'accoglienza che si merita, quella cioè riservata ai colonizzatori».
Minaccia una "ritorsione economica" invece il governatore lombardo Roberto Maroni: «Siamo disponibili a sostenere gli investimenti Rai in Lombardia, purché non sia un'azienda che sposta tutto a Roma. Se c'è la valorizzazione di Milano e di Expo siamo disponibili. Se, invece, la produzione dei servizi su Expo sarà tutta a Roma, come sembra, la Regione Lombardia si disimpegna». Secondo la Lega la trovata sull'Expo è solo l'ultimo capitolo di una storia che va avanti da anni e che prevede il sistematico impoverimento delle sedi regionali. «I casi di Rai 5 e Raisport 2- continua Salvini - ne sono una testimonianza, canali realizzati qui, nel capoluogo lombardo, e sui quali l'azienda non ha mai investito, preferendo le produzioni romane. I milanesi e i lombardi di questa Rai romanocentrica non ne possono più, per cui, o cambia o smonteremo questo palazzo pezzo per pezzo». Le scelte di viale Mazzini - sottolinea ancora Salvini - non sono infatti mai nel nome di un risparmio economico ma rispondono sempre a logiche di potere e spartizione. Il caso della recente nomina del nuovo direttore del centro di produzione milanese ne è un esempio. «Il direttore è di Roma, sta a Milano in albergo e quando ha finito torna nella sua città. Non mi sembra un gran modo per risparmiare questo...». Anche perché, volendo, di persone adatte in corso Sempione se ne sarebbero trovate di certo. La struttura milanese infatti può contare su quasi mille dipendenti e una storia che non teme confronti, essendo la sede da cui venne trasmesso il primo tg. L'umiliazione della sede milanese ha come vittime non solo i dipendenti Rai, ma anche tutto l'indotto che la tv pubblica genera sul territorio. «Stiamo parlando di circa 3.000 lavoratori – dice il consigliere regionale Massimiliano Romeo – che operano nel doppiaggio e nella post produzione messi nell'impossibilità di lavorare. Stiamo parlando di un pezzo importante dell’imprenditoria di questa città messo in difficoltà per logiche che non sono affatto imprenditoriali». La battaglia contro la logica accentratrice della Rai arriverà anche nel Consiglio regionale lombardo, dove la Lega e il gruppo della Lista Maroni pronti hanno già pronta una mozione a difesa del lavoro e delle professionalità della sede milanese. Spiega l'assessore regionale alla Cultura Cristina Cappellini: «Stiamo facendo nostre le proteste che da mesi ci arrivano dai lavoratori e dai sindacati della sede milanese e come Regione Lombardia faremo sentire la nostra voce nell'incontro che venerdì il direttore generale avrà con le rappresentanze di corse Sempione». A proposito della "calata" a Milano di Luigi Gubitosi, venerdì, Salvini anticipa: «Riceverà l'accoglienza che si merita, quella cioè riservata ai colonizzatori».

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