venerdì 11 ottobre 2013

Il Soviet di Pisapia/2 - È casa tua, ma decido io se puoi venderla

“Marianna Baroli”
“lintraprendente.it 10.10.2013”

Non ci si smentisce proprio mai sotto la Madonnina. Nel piccolo mondo antico creato dal sindaco di Milano Giuliano Pisapia la sorpresa di stampo sovietico è sempre dietro l’angolo. La fregatura, questa volta, è individuabile nella bozza del regolamento edilizio e si chiama articolo 11, comma 7 ed è l’ennesimo tentativo di Giuliano e dei suoi di mangiarsi Milano un po’ alla volta. Così recita il testo: «L’amministrazione nel corso dell’istruttoria di nuovi interventi inerenti aree libere dovrà accertare se il richiedente è titolare di beni immobili in disuso e/o abbandonati. In caso affermativo l’avvio degli interventi sull’area libera, sarà condizionato alla presentazione di una proposta di intervento dell’immobile in disuso e/o abbandonato e all’avvio dei lavori sullo stesso». In poche parole per Giuliano vige davvero la regola «quel che tuo è anche un po’ mio, anzi parecchio». Non lo chiameremmo nemmeno «diritto di precedenza», del tipo quando sei in giro con le amiche e vedi un tipo carino e urli “mio” per garantirti l’esclusiva. No. Questa volta è anche peggio. Quello che infatti significa l’articolo 11 comma 7 è che se ritenete di porre liberamente in vendita una vostra proprietà – diritto, tra l’altro, sacrosanto – e con il ricavato costruire ex novo, voi non potete farlo. E non perché la legge non lo consente.
No di certo, vendere e comprare un’altra casa è cosa fatta e rifatta. Semplicemente voi non potete perché grazie alle lunghe mani arancioni, quello che un tempo era vostro e vi è costato magari anche il sudore della fronte per ottenerlo, beh, non lo è più. L’amministrazione infatti interviene mutilando il pieno titolo dei diritti che discendono dal possesso del vostro bene. E così, senza perdersi in quisquilie e pinzillacchere, Giuliano accumula un gruzzoletto mica male. Un tesoretto di immobili ritenuti fatiscenti da ristrutturare con chissà quali fondi e da donare agli amici in segno di gratitudine coprendo la loro missione come «portatrice di cultura» in città. C’è da perderci la testa in questa Milano arancione: non bastavano le tasse, i divieti per gelati e salamelle e le follie dei partiti ormai alla deriva. Ora arriva anche l’espropriazione della proprietà privata e Giuliano, da portatore sano di vento nuovo, si trasforma in quel gran cattivo di Gargamella, così ossessionato dai suoi puffi meneghini e dal loro villaggio da volerlo a tutti i costi, fino a rasentare la follia.


Nessun commento:

Posta un commento