“Marianna Baroli”
“lintraprendente.it 10.10.2013”
Non ci si smentisce proprio mai sotto la Madonnina.
Nel piccolo mondo antico creato dal sindaco di Milano Giuliano Pisapia la
sorpresa di stampo sovietico è sempre dietro l’angolo. La fregatura, questa
volta, è individuabile nella bozza del regolamento edilizio e si chiama articolo
11, comma 7 ed è l’ennesimo tentativo di Giuliano e dei suoi di mangiarsi
Milano un po’ alla volta. Così recita il testo: «L’amministrazione nel corso
dell’istruttoria di nuovi interventi inerenti aree libere dovrà accertare se il
richiedente è titolare di beni immobili in disuso e/o abbandonati. In caso
affermativo l’avvio degli interventi sull’area libera, sarà condizionato alla
presentazione di una proposta di intervento dell’immobile in disuso e/o
abbandonato e all’avvio dei lavori sullo stesso». In poche parole per Giuliano
vige davvero la regola «quel che tuo è anche un po’ mio, anzi parecchio». Non
lo chiameremmo nemmeno «diritto di precedenza», del tipo quando sei in giro con
le amiche e vedi un tipo carino e urli “mio” per garantirti l’esclusiva. No.
Questa volta è anche peggio. Quello che infatti significa l’articolo 11 comma 7
è che se ritenete di porre liberamente in vendita una vostra proprietà –
diritto, tra l’altro, sacrosanto – e con il ricavato costruire ex novo, voi non
potete farlo. E non perché la legge non lo consente.
No di certo, vendere e comprare un’altra casa è cosa fatta e rifatta. Semplicemente voi non potete perché grazie alle lunghe mani arancioni, quello che un tempo era vostro e vi è costato magari anche il sudore della fronte per ottenerlo, beh, non lo è più. L’amministrazione infatti interviene mutilando il pieno titolo dei diritti che discendono dal possesso del vostro bene. E così, senza perdersi in quisquilie e pinzillacchere, Giuliano accumula un gruzzoletto mica male. Un tesoretto di immobili ritenuti fatiscenti da ristrutturare con chissà quali fondi e da donare agli amici in segno di gratitudine coprendo la loro missione come «portatrice di cultura» in città. C’è da perderci la testa in questa Milano arancione: non bastavano le tasse, i divieti per gelati e salamelle e le follie dei partiti ormai alla deriva. Ora arriva anche l’espropriazione della proprietà privata e Giuliano, da portatore sano di vento nuovo, si trasforma in quel gran cattivo di Gargamella, così ossessionato dai suoi puffi meneghini e dal loro villaggio da volerlo a tutti i costi, fino a rasentare la follia.
No di certo, vendere e comprare un’altra casa è cosa fatta e rifatta. Semplicemente voi non potete perché grazie alle lunghe mani arancioni, quello che un tempo era vostro e vi è costato magari anche il sudore della fronte per ottenerlo, beh, non lo è più. L’amministrazione infatti interviene mutilando il pieno titolo dei diritti che discendono dal possesso del vostro bene. E così, senza perdersi in quisquilie e pinzillacchere, Giuliano accumula un gruzzoletto mica male. Un tesoretto di immobili ritenuti fatiscenti da ristrutturare con chissà quali fondi e da donare agli amici in segno di gratitudine coprendo la loro missione come «portatrice di cultura» in città. C’è da perderci la testa in questa Milano arancione: non bastavano le tasse, i divieti per gelati e salamelle e le follie dei partiti ormai alla deriva. Ora arriva anche l’espropriazione della proprietà privata e Giuliano, da portatore sano di vento nuovo, si trasforma in quel gran cattivo di Gargamella, così ossessionato dai suoi puffi meneghini e dal loro villaggio da volerlo a tutti i costi, fino a rasentare la follia.

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