“lospiffero.it 07.10.2013”
Mentre Enrico Letta dagli schermi di SkyTg24 si
mostra tronfio e parla di una pagina nuova della politica italiana, Roberto
Cota da Caltignaga, in provincia di Novara, dove ha presenziato
all’inaugurazione di un centro ippico sferra calci al governo: «Lo spettacolo
della politica romana è desolante. A Roma e dintorni, cioè sui mezzi di
informazione che costruiscono il mondo virtuale, festeggiano la permanenza in
vita del governo Letta. Viva la stabilità, è la parola d’ordine». Ma per il
governatore del Piemonte non c’è nulla da festeggiare: «Questo governo non ha
fatto mezza riforma, non ha aggredito, per esempio, il nodo della spesa
pubblica statale. In compenso, per finanziare la propria spesa pubblica, ha
aumentato le tasse per cittadini ed imprese ed ha tagliato pesantemente i
trasferimenti a Regioni ed enti locali».
Non solo, l’esecutivo guidato dai gemelli diversi di stampo democristiano sta mostrando il solito volto centralista: «C’è poco da festeggiare – continua il presidente della Regione - perché all’orizzonte non si vede nulla di buono, anzi. Nei giorni scorsi in sede di conferenza dei presidenti delle Regioni abbiamo discusso di fondi strutturali. Le uniche risorse che sono rimaste alle Regioni, infatti, arrivano da lì. Ebbene, lo Stato centrale vorrebbe portarci via anche queste». A questo la strada è obbligata: «O il Nord conquista la sua autonomia o non avremo un futuro». Infine, una stoccata al conformismo buonista che domina la scena di fronte al dramma di Lampedusa: «Le tesi della sinistra salottiera radical chic sono fuori dal mondo. Questi salottini sono lontani anni luce dai problemi concreti che l’integrazione comporta. Indipendentemente da coma la si guardi, se noi viviamo in una casa dove c’è solo una stanza libera non possiamo pensare di far entrare tutti perché altrimenti non si fa né l’integrazione né la solidarietà, anzi si creano le condizioni per far esplodere una bomba sociale». Per questa ragione, sostiene Cota, va difesa la preservata la legge Bossi-Fini, che semmai deve essere applicata. «Oggi si persevera con l’assurda richiesta di abolire il baluardo rappresentato delle legge Bossi-Fini. Perché non si è lavorato per organizzare il pattugliamento congiunto delle coste nei paesi di provenienza? La soluzione non è certo dire “venite tutti qui”, ma non far partire i barconi della morte. Sarebbe il caso di guardare, tutti insieme, in faccia alla realtà».
Non solo, l’esecutivo guidato dai gemelli diversi di stampo democristiano sta mostrando il solito volto centralista: «C’è poco da festeggiare – continua il presidente della Regione - perché all’orizzonte non si vede nulla di buono, anzi. Nei giorni scorsi in sede di conferenza dei presidenti delle Regioni abbiamo discusso di fondi strutturali. Le uniche risorse che sono rimaste alle Regioni, infatti, arrivano da lì. Ebbene, lo Stato centrale vorrebbe portarci via anche queste». A questo la strada è obbligata: «O il Nord conquista la sua autonomia o non avremo un futuro». Infine, una stoccata al conformismo buonista che domina la scena di fronte al dramma di Lampedusa: «Le tesi della sinistra salottiera radical chic sono fuori dal mondo. Questi salottini sono lontani anni luce dai problemi concreti che l’integrazione comporta. Indipendentemente da coma la si guardi, se noi viviamo in una casa dove c’è solo una stanza libera non possiamo pensare di far entrare tutti perché altrimenti non si fa né l’integrazione né la solidarietà, anzi si creano le condizioni per far esplodere una bomba sociale». Per questa ragione, sostiene Cota, va difesa la preservata la legge Bossi-Fini, che semmai deve essere applicata. «Oggi si persevera con l’assurda richiesta di abolire il baluardo rappresentato delle legge Bossi-Fini. Perché non si è lavorato per organizzare il pattugliamento congiunto delle coste nei paesi di provenienza? La soluzione non è certo dire “venite tutti qui”, ma non far partire i barconi della morte. Sarebbe il caso di guardare, tutti insieme, in faccia alla realtà».

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